IL PD SI DISGREGA ANCORA SOTTO L’URTO DI RENZI

Il Pd era un partito che si è definito sempre all’esterno forza aggregante e inclusiva, ma poi, nei fatti, questa voce o vocazione univoca di partito si è rivelata disgregante al suo interno. A questo punto il neonato governo giallorosso è aggrappato a una ragnatela, tanto che viene da domandarci che assicurazioni il Pd ha dato al Presidente della Repubblica per la nascita di questo esecutivo. Appare chiaro che l’interesse generale del Paese Italia è subordinato a interessi e appetiti personali e di parte, a strategie di gruppi di potere che hanno la forza di condizionare l’agire del governo attraverso quei troppi rappresentanti dei cittadini che, dopo essere stati eletti con il voto sovrano, rispondono solo ai loro interessi e agli interessi di chi dietro le quinte li ha sostenuti, e a volte anche cooptati con lusinghe concrete. Adesso occorreattendere che tipo di agire potrà produrre il secondo governo Conte di fronte a una situazione di scissione del Partito Democratico. Una situazione che produrrà presumibilmente ulteriori compromessi o limature dei molti che già si sono dovuti mettere nel preventivo per tenere insieme forze come il M5S e il Partito Democratico, che ormai sembra una casa senza la porta, visto e considerato che si entra e si esce senza particolari formalità. Le rassicurazioni di Matteo Renzi al presidente del consiglio Giuseppe Conte lasciano il tempo che trovano, la realtà invece è quella che il Governo dovrà adeguarsi e confrontarsi con l’ennesima frantumazione della consistenza maggioritaria presente nel Parlamento. Ciò è foriero di situazioni che, se tutto va bene, rallenteranno l’iter parlamentare dei provvedimenti governativi, ma in certi casi potrebbero dare lo scacco matto ai medesimi.

Giuseppe Vezzoni, addì 17.9.2019.

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