Diciamoci la verità! Dietro il successo che ha ottenuto un dolce così semplice, troppo semplice, ci deve essere per forza, un segreto!logotaddeucci

Non è vero, Signor Taddeucci?

“Certo! Farina di estratto d’unghia d’elefante! Diceva mio nonno Giulio a chi lo interrogava sui nostri segreti!”

Già, il nonno Giulio, che era figlio del fondatore della stirpe dei “Taddeucci, quelli del Buccellato”: un nome noto in tutto il mondo e non è un’esagerazione! Un cognome che è sinonimo stesso del dolce lucchese per eccellenza!

IMG_1667Chi era il fondatore? Jacopo Taddeucci da Matraia, scomparso nel 1919 all’età non certo avanzata di 59 anni. Ma giovanissimo, nel 1891, aveva aperto il negozio che ancor oggi sopravvive nello stesso punto di Piazza San Michele. Un’istituzione longeva come il comune, dove però l’amministrazione cambia ogni poco! Loro, i Taddeucci, mantengono lo stesso splendido negozio, in Liberty primissimi ‘900, al numero 34 di Piazza San Michele, il laboratorio e la produzione del buccellato e la passano di padre in figlio, nella stessa ditta che come dice una loro intestazione: non ha succursali! Così siamo giunti, con Marino e i suoi giovani cugini, alla sesta generazione. Di questa famiglia che, come i Guinigi, veniva dalle Pizzorne: i signori di Lucca da quelle montagne portarono i lecci che misero sopra le loro torri, come un boschetto! E i Taddeucci? Forse qualcosa lega Matraia al buccellato?

“Forse, – mi dice ancora Giulio Taddeucci, già nella Famiglia ricorrono sempre gli stessi nomi – lassù era il dolce che si faceva per San Lazzaro e si vendeva ed il ricavato veniva distribuito ai poveri”.

Ogni dì, un po’ per lavoro, un po’ per passione, scrivo la storia e la vita del santo del giorno e… credo di non sbagliarmi: oggi è il 29 di luglio, San Lazzaro! e non può essere una coincidenza che i Taddeucci mi abbiano ricevuto proprio in questa data per ricostruire la storia della loro famiglia e del buccellato!

Allora, signor Taddeucci, il suo bisnonno Jacopo conosceva questo dolce e venne in città…

“Si, e qui si verificò una cosa assai strana! Non si sa come e dove, ma il mio bisnonno acquistò, non si sa bene neppure da chi, una ricetta segreta per fare il buccellato! Sono passate due guerre, c’è stato un incendio del magazzino e purtroppo tantissimi ricordi sono andati persi…con un gran dolore da parte mia…”.

Ma non la ricetta segreta!

“Guardi, forse non c’è nessun segreto: si tratta di acqua, fior di farina, zibibbo (l’uva passa che oggi quasi non si trova più!) anice, e zucchero…”IMG_1641

Forse, ma ai quattro elementi che già citava Anassimene e poi tanti filosofi presocratici, credo che Jacopo Taddeucci abbia saputo aggiungere qualcosa. Forse traendo dalla ricetta acquistata dal personaggio sconosciuto o forse prendendo da un antico modo di confezionare i dolci delle Pizzorne…

Perché il buccellato è antichissimo e pieno di leggende. Ad iniziare dal nome!

C’è chi crede, ingenuamente, che il nome venga dal fatto che l’impasto contenga “bucce” dell’uva…

“Guardi, – mi dice ancora gentilmente il signor Giulio,- che l’ingenuità non ha limiti! Pensi che all’epoca del mio bisnonno c’era, qui in centro, un fornaio che di cognome faceva Buccellati, e la gente credeva che il buccellato avesse preso origine dalla sua famiglia e non viceversa!”.

E’ vero: su questo dolce circolare, come le Mura di Lucca, sono state dette le cose più singolari! Perché è così diffuso, così lucchese e i nostri concittadini così diffusi nel mondo, che non meriterebbe neppure annoverare ancora la storiella di Colombo… che quando scende sulla spiaggia delle Americhe, trova un venditore di statuine ed uno con i buccellati infilati nel braccio! Così diffusa, anche questa storia, come i nostri migranti sparsi per tutto il mondo, che una volta era anche raffigurata nella stazione di Lucca e fa buona mostra di sé nel negozio Taddeucci.

IMG_1636E il nome? Dopo tanti detti, credo che abbia un’origine romana: naturalmente tutto deriva da “buccella” “boccone”. Un nome che fa pensare ad una famiglia e ai palazzi lucchesi…ma anche nel verbo assai in uso da noi: “sbocconcellare”: mangiare a piccoli bocconi o assaggiare cibo diverso qua e là. Tutto viene dai Latini! Come il biscotto, cioè cotto due volte ed il “buccellatum” altro non erano che porzioni militari, da poter essere trasportate nello zaino di militi e centurioni e da poter essere mangiato in un…boccone! Tanto che a volte certi soldati di confine venivano definiti “buccellari”.

Una specie di galletta moderna. Che poi, evolvendosi, qualcuno abbia copiato la forma della “buccina” la tromba ricurva a forma di “G” non chiuso però, è tutto da vedere. Anche la buccina, però essendo uno strumento a fiato, prende il nome dalla bocca.

“Sì, è la forma che dà la caratteristica. Pensi che a Viareggio così ci chiamano la tavola del water!” – scherza sorridendo il grande commerciante Taddeucci, perché ha il gusto di appartenere ad una Famiglia che ha dato tanto alla vita! – “Ma il nome si è trasmesso, per contiguità, anche a dolci, sempre rotondi, ma che non hanno nulla a che vedere con il nostro lucchese. Così esiste un buccellato di Sarzana, uno in Garfagnana o anche uno in Sicilia!”.

E voi il vostro lo esportate anche!

“Si, a volte ce lo richiedono, ma è già tanto il lavoro pesante che facciamo per accontentare la nostra clientela. Fare il buccellato è un procedimento lungo, noioso e complicato. Noi ci siamo alzati, da cinque generazioni! alle due o alle tre di notte, prima dei fornai! E IMG_1634bisogna dosare bene la lievitazione che risente del tempo e delle stagioni e regolare in base ad essa la cottura: quando il buccellato è più “strinto” è più saporito! Anche qui ci sono non segreti, ma decenni di esperienza… Io oggi, per fortuna, sono in pensione e do solo una mano alla vendita, della quale si occupa il mio figlio Marino, mia moglie Manuela e la mia sorella Magalì”.

Un nome particolare!

“Sì, il nome viene dal Brasile dove abbiamo tantissimi parenti. Mio padre Marino vedendo le distruzioni della guerra si scoraggiò e assieme ai fratelli andarono in Sud America. Loro rimasero, ma per mio padre il richiamo del suo dolce e di Lucca, fu troppo forte: aveva visto e sentito raccontare che davanti alla nostra bottega, la piazza era stata rifatta completamente tre volte! La sentiva come sua e così tornò!”:

Tra l’altro per fare anche il “pane che voleva la Famiglia Puccini”

“Già! Giacomo è nato proprio davanti ai Taddeucci, al di là della Piazza e una volta, verso la fine del’800 la Famiglia Puccini, anche loro sopravvissuti, come noi, nella loro arte per sei generazioni! Chiesero al nostro pasticcere, se era possibile fare un dolce con dei fichi di una pianta che avevano in campagna, perché erano particolarmente buoni. Così nacque il “Pan Puccini”: non potevamo chiamarlo in altro modo!”.

Quanta umanità è passata dai Taddeucci?

“Tutta!!! Dai tipi più strani, quello che acquistò il buccellato dal mio bisnonno perché sua moglie andava pazza per il nostro gusto e ci mise dentro il veleno tentando di avvelenarla! Ai personaggi famosi: tutti quelli che hanno visitato Lucca, non hanno mai mancato di assaggiare o comprare il buccellato del Taddeucci!”

IMG_1662“Vuole dei nomi? Ho solo l’imbarazzo della scelta. Da una Principessa thailandese con i suoi strani vestiti e tutto il suo seguito a Carlo d’Inghilterra che ha una passione particolare ed è venuto più volte…ma poi tutti gli attori come De Sica…tutti i politici, da Berlusconi a De Benedetti…”

Non assieme!

“No, certo, e poi Rutelli che ha molto apprezzato, fino ai più noti volti della Prima Repubblica, Fanfani primo fra tutti, ma poi anche tutti i notabili democristiani e d’opposizione, perché il palco dei comizi veniva sempre posto da questa parte della piazza e noi fornivamo il cavo elettrico per la luce!”.

Persino Giovanni Paolo II, lo vedo nel quadro, nella sua visita a Lucca, nel lontano 1989, assaggiò il dolce rotondo!

Al Papa, in quell’occasione, avendo scritto un volume di benvenuto nella città delle rotonde Mura, posi una domanda sulla sua voglia, così troppo impellente! di globalizzazione, che accelerava la caduta dell’Impero sovietico, alla quale quasi non mi rispose, volgendo gli occhi in alto, come fosse un segreto del cielo, un po’ come il signor Taddeucci, che sembra volgere lo sguardo verso i monti di Matraia, quando inutilmente gli chiedo i segreti del rotondo buccellato!

IMG_1651IMG_1668IMG_1657IMG_1640

 

Lo dice anche Renzi: basta con le lamentazioni!

Da così……… IMG_1643     a così……                    IMG_1642

P.S. Da Psicologo, devo esprimere un desiderio che mi veniva, tanti anni fa!, passando, da studente, proprio davanti alla vetrina del Taddeucci! Vedendo la disposizione dei buccellati: uno dritto, poi uno rotondo, ancora uno dritto…Mi divertivo a “leggerli”…e mi auguravo, che il nostro Paese, l’Italia, passasse dalle lamentazioni bizantine: “Oioi! Oioi!”. Cioè un buccellato rotondo, seguito da uno dritto e poi uno rotondo…Ad una maturità moderna, con un’individualità forte ed un senso del Sé, del rispetto della dignità personale, come è di solito per certi popoli del Nord: Cioè: ad un buccellato dritto, uno rotondo, poi uno dritto ed ancora uno rotondo!

Cioè, un Io sano e maturo, senza lamentazioni! Io, Io, Io…Senza l’individualismo sfrenato di oggigiorno però!

Proprio come ci invita a fare quel Presidente del Consiglio così poco ottimista che si chiama Matteo Renzi!

Signor Taddeucci a venire: i buccellati, nel futuro, li disponga sempre così!!!

Share