Il Natale dei contadini di appena ieri.

 


Natale è una festività che in campagna, anche una volta, si cercava di rispettare con tutti i doveri cattolici e tradizionali.
Fino agli anni a cavallo della Seconda Guerra mondiale, Natale era per i più un Natale senza albero, senza presepe , senza addobbi e senza regali, ma anche le famiglie più povere cercavano, per quanto possibile, di rimediare un buon pranzo, un ceppo per il camino ,“e’ zòc d’ Nadèl”, e qualche dolce per i più piccoli.


I giorni precedenti il Natale nelle famiglie contadine si faceva un po’ di ordine in casa, si cambiavano le lenzuola, a uomini e bambini si tagliavano i capelli (lavoro che di solito faceva una donna di casa , mia nonna per esempio era molto brava, a noi nipoti ha tagliato i capelli finchè non siamo andati a scuola), e si facevano le pulizie personali.
Le donne scaldavano l’acqua nel paiolo sul fuoco del camino e la trasportavano nella mastella del bucato nella stalla: ci si lavava lì, perchè era il posto più caldo della casa: spesso più di uno nella stessa acqua, non si guardava tanto per il sottile, allora., e ci sarebbe voluta troppa legna per scaldare l’acqua pulita per tutti.


In molte famiglie contadine il mattino della vigilia facevano il pane e la tradizionale ciambella e poi preparavano baccalà o cefali o “buratelli” per la sera ,o qualche piatto

di magro come cardi in umido, perché nessuno, anche chi non era particolarmente rispettoso della religione , si sarebbe sognato di non onorare la vigilia.


Il pranzo di Natale, nella campagna di una volta, era per i più abbastanza modesto: consisteva principalmente di gallina in brodo e tagliolini e solo per chi poteva permetterselo cappone, pasta ripiena o pasta al forno, ma c’era anche chi doveva accontentarsi di molto meno…soprattutto i ”casanti ”e ibraccianti che d’inverno andavano avanti di polenta e fagioli perché lavoravano poco e soldi in casa non ce n’erano.


Il pomeriggio e la sera lo passavano in compagnia di amici e parenti a giocare a carte o a mangiare brustolini, ed era festa grande se c’erano lupini e castagne arrosto con un bicchiere di vino o meglio vin brulè che scaldava e faceva allegria.


Già la cena della sera di Natale rientrava nella normalità di tutti i giorni , le donne non lasciavano per molto la rocca e filavano anche quel giorno fino a tardi , perché come dice un proverbio: “ Chi di Nadel non fila, di Carnavèl suspira” , cioè chi ha tempo, non aspetti tempo.

 

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