No scorte di lievito e farina, il miglior aiuto che possiamo dare adesso è ordinare d’asporto nei locali che amiamo

Il momento è difficile per tutti e i sacrifici da fare sono tanti. Non ci sono solo i disagi fisici e mentali. La pandemia sta mettendo in ginocchio l’economia italiana e intere categorie di lavoratori, non riescono più ad arrivare a fine mese. Non è una guerra a chi sta peggio, ma un riboccarci le maniche e fare ognuno la propria parte, perché anche pochi euro, possono fare la differenza.

C’è chi è in cassa integrazione, chi ha dovuto abbassare per sempre le saracinesche, chi nonostante tutto, anche se con l’acqua alla gola, continua a resistere. Tra le tante categorie colpite dalla pandemia di coronavirus ci sono i gestori e proprietari di bar, ristoranti e pub. Il nuovo decreto del premier Conte parla chiaro: queste attività devono chiudere alle 18 così da evitare movida e assembramenti. Le misure valgono fino al 24 novembre. In questo lasso di tempo, tanti ristoratori stanno lanciando un grido di aiuto: pur potendo restare aperti a pranzo, vedranno il loro fatturato diminuire drasticamente a causa della chiusura anticipata, dal momento che i maggiori guadagni arrivano proprio in orario serale.

La solidarietà corre sui social, perché se è vero che siamo tutti tenuti a rispettare le regole e tutelare la nostra salute e quella degli altri, è anche vero che un piccolo gesto può cambiare la giornata a chi è in difficoltà. Ad esempio, a Ciampino, alle porte di Roma, generosità e umanità sono diventate le parole d’ordine di un bar che offre un piatto di pasta gratis a chi non ce la fa.

 

Cosa si può fare nel proprio piccolo e in base alle proprie disponibilità? “Supporta i ristoranti, i bar, i pub e le enoteche della tua zona” e ancora “Vai a pranzo, compra da asporto, scegli la consegna a casa”, si legge negli slogan che corrono sul web. Invece di fiondarsi nei supermercati per fare incetta di lievito e farina e iniziare la panificazione a casa, il miglior supporto che possiamo dare è quello di ordinare da asporto o farci consegnare il nostro cibo preferito a casa.

Già nei mesi scorsi, avevamo assistito a scene che neanche fosse in atto una carestia. Carelli pieni, scorte senza senso e conseguente spreco alimentare. Molto del cibo acquistato era finito poi nella spazzatura. Ad esempio, alimenti freschi comprati in eccesso, che raggiungono la data di scadenza prima che sia possibile consumarli. Senza contare che accalcarsi nei supermercati, in questo momento, rappresenta anche un serio rischio per la propria salute.

 

 

E’ un momento difficile per tutti, ma ci sono sicuramente categorie più colpite. Nella pagina Facebook di Reporter-Montesacro viene lanciato un appello:

“Chiunque è proprietario di una qualsiasi attività ( negozi, ristoranti, pub ecc.) può commentare qui sotto allegando il link della propria pagina fb, i suoi contatti e il luogo con una descrizione della propria attività. Cercherò il più possibile di far girare il post, anche grazie alle condivisioni e i mi piace che ci saranno ( spero numerosi) al fine coinvolgere tutta la comunità di quartiere. Cerchiamo di aiutarci a vicenda in questo periodo difficile e soprattutto di aiutare le piccole imprese/attività del nostro quadrante”.

Senza legarci più a frasi fatte e scritte dai balconi che fino a qualche tempo fa forse potevano strapparci un sorriso, adesso è tempo di concretezza: chi può, aiuti e chi non può, non abbia vergogna a chiedere una mano. Solo con una ritrovata generosità, si può superare questo momento di sconforto. Dal governo, nel frattempo, si aspettano gli indennizzi per tutti coloro che verranno penalizzati da queste nuove misure.

“Non mi piace fare promesse, prendo un impegno a nome del governo. Mi rendo conto delle difficoltà e dei sacrifici che chiediamo in particolare a determinate categorie come ristoratori, gestori di palestre e commercianti. Sono già pronti indennizzi. I ristori arriveranno sul conto corrente degli interessati attraverso un bonifico dell’agenzia delle entrate”, aveva detto il premier Conte.

 

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