il Mar Tirreno gravemente inquinato dalle microplastiche

di Claudio Vastano

 

Brutte notizie dal fronte dell’inquinamento ittico dei nostri mari. Uno studio condotto da Greenpeace, in collaborazione con l’università politecnica delle Marche e con l’Istituto su impatti antropici e sostenibilità in mare (IAS) del Cnr di Genova, ha esaminato in laboratorio oltre 300 organismi fra molluschi marini e pesci. In un’alta percentuale degli stessi (35%) sono state rintracciate tracce di fibre tessili e microplastiche. La zona in cui si è registrato il tasso di avvelenamento più alto è situata nell’arcipelago toscano, per la precisione nell’area del santuario dei cetacei. Le specie campionate al largo della Sardegna e del porto di Olbia, al contrario, mostrano uno stato di salute migliore.

Nel 2017, la percentuale di specie che denotavano ingestione da microplastiche era del 30%, mentre a distanza di soli tre anni è passata al 35%. Per gli organismi del mare Adriatico la stima si attesta attorno al 27%.

In linea di massima, le specie che vivono presso i fondali (come lo scorfano, la razza e il pagello fragolino) presentano frequenze d’ingestione di microplastiche maggiori (fino al 75-100%) di quelle che vivono in mare aperto.

 

Share