Il “lavarone”: sono fiumi in piena di questi giorni che hanno potato ingenti quantità di materiale sulle spiagge. Il consorzio impedisce che migliaia di quintali di rifiuti finiscano in mare.

“Capiamo perfettamente le difficoltà che i balneari, come tutte gli esercenti economici, stanno vivendo in questa fase di crisi dovuta al Covid. Anche per questo, il Consorzio ribadisce, come ha sempre fatto, la sua piena disponibilità a collaborare, in tutti i modi e le forme possibili. La sinergia, però, deve essere nella verità e nella correttezza. Sul tema del lavarone, è impensabile imputare all’Ente consortile responsabilità, che in realtà non ha. Non solo tali affermazioni sono ingiuste: non capire la reale portata del problema, rischia soprattutto di rinviare ulteriormente la capacità di trovare finalmente soluzioni ancora più efficaci”.

E’ chiara e precisa la risposta del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord all’amministrazione comunale di Pietrasanta e all’associazione dei balneari.

E’ storicamente assodato che la formazione di tale materiale sulle spiagge è da sempre avvenuta, ben prima della nascita dei consorzi di bonifica, in quanto fatto naturale, ed a conferma di ciò, anche quest’anno come tutti gli anni, ben prima dell’inizio delle attività di manutenzione del consorzio, erano già presenti sul litorale quantità enormi di “lavarone” che non potevano essere certo attribuite all’attività del consorzio considerato che lo stesso non svolgeva alcuna attività manutentiva.

La conferma inequivocabile che è un fatto naturale si ha proprio dall’evento alluvionale che si è abbattuto in questi giorni nel nostro comprensorio: basta guardare le immagini dei fiumi in piena nell’Alta Versilia,  dei ponti occlusi da centinaia di tronchi nel bacino del Serchio, per vedere con quale enorme forza la corrente strappa tronchi, alberi, erba dalle sponde e le trascina al mare. Altro che i trattori del consorzio di bonifica!

Così come appare altresì, seppur ovvio, evidenziare che nel comprensorio consortile sono svolte una serie di attività (sfalci di erba nei giardini, potature ecc..) da vari soggetti pubblici e privati che producono materiale organico che finisce nei corsi d’acqua. Attività che a differenza di quella consortile non ha alcun monitoraggio né controllo sulle modalità e tempi di esecuzione.

Al contrario il consorzio, attraverso l’iniziativa “salviamo le tartarughe marine”, assieme alle associazioni di volontariato, raccoglie ogni anno decine di quintali di rifiuti urbani dalla sponde che finirebbero in mare. Inoltre, con suoi impianti sgrigliatori alle idrovore, solo in Versilia, il Consorzio ogni anno riesce a trattenere (evitando quindi che finiscano in mare e in spiaggia) qualcosa come 13mila quintali di rifiuti, accollandosi a pieno l’onere economico dello smaltimento.

Ciò significa che, insieme, non possiamo fare ancora di più e di meglio? Affatto. Dobbiamo però renderci conto che evitare le strumentali polemiche, rappresenta il primo passo per strutturare soluzioni condivise. Il Consorzio, ad esempio, ha già fornito la sua piena disponibilità a lavorare alle ipotesi di costruzione di impianti per produrre compost dal lavarone.

“Quindi la nostra proposta è: evitiamo per favore i facili scaricabarili; avviamo invece una collaborazione seria ed oggettiva, per il bene esclusivo del nostro territorio e di tutti i cittadini”.

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