Il business del benessere a tavola ha sempre nuove eccellenze da posizionare sullo scaffale del supermercato, ma tra le mode che vanno e vengono, il fascino del cibo integrale resiste.

Sarà anche perché, a differenza di altri prodotti miracolosi solo sulla carta, l’integrale è davvero un ottimo aiuto per la salute, essendo ricco di fibre e poco processato. Purtroppo, però, in Italia le aziende hanno gioco sin troppo facile a scrivere la “parola magica” sulla confezione: non esiste infatti una percentuale minima di materia prima integrale obbligatoria, per definire tale un prodotto.

Nell’inchiesta che vi anticipiamo (nel numero in edicola del Salvagenteabbiamo confrontato 13 confezioni di frollini e 10 di fette biscottate sotto la lente d’ingrandimento, alla ricerca del falso integrale. Il risultato complessivo lascia molto a desiderare per gli amanti dell’integrale: solo 7 prodotti su 23 possiedono tra gli ingredienti farine di tipo esclusivamente integrale, mentre gli altri usano un mix che include anche farine raffinate, che dal punto di vista quantitativo e qualitativo hanno un contenuto inferiore di fibra.

Integrale? Solo questione di marketing

In altre parole, l’integrale in molti casi è solo una questione di marketing, come testimonia un altro dettaglio da non lasciarsi sfuggire: in molte confezioni, solamente gli ingredienti integrali vengono indicati con la percentuale sul peso totale come prevede la normativa, mentre alcuni scelgono di non specificare la quantità di farina raffinata. I consumatori più attenti sanno che gli ingredienti vengono indicati in ordine, da quello più presente a quello meno presente, ma chi non ha chiaro il meccanismo, rimarrà col dubbio: omettendo un dato, si mette in risalto solo quello positivo agli occhi di chi compra.

Come ti modifico la percezione

La nostra comparazione ci ha permesso di individuare anche un altro trucco molto diffuso dalle aziende per presentare i loro prodotti come più integrali di quanto siano veramente. Si tratta dell’utilizzo di aggiunte come la crusca, la cruschella, la fibra alimentare. Sono degli ingredienti, spesso aggiunti dall’azienda tra le sostanze integrali, che in molti casi costituiscono scarti della raffinazione della farina. Perché vengono impiegati in fase di lavorazione? Perché alzano la quantità della fibra nella tabella nutrizionale e danno al prodotto quel tipico colore marrone scuro che il consumatore associa ai prodotti integrali. Ci sono poi altri ingredienti aggiunti che possono lasciar pensare a un aumento della qualità del prodotto, ma che hanno più che altro funzioni tecniche: il glutine di grano e l’estratto di malto, per esempio.

Ricostituzione ad hoc

Tra i prodotti comparati dal Salvagente, ci sono i “biscotti della Salute” integrale con 4 cereali della “Monviso”, che chiamata in causa ammette candidamente: Insieme alla farina di grano tenero tipo 0, in ricetta è presente la crusca di grano tenero, ottenendo una cosiddetta ‘farina integrale ricostituita’: l’aggiunta di un opportuno quantitativo di crusca permette di ottenere i risultati organolettici desiderati e assicurare un significativo apporto di fibre nel prodotto finito”.

Nel 2017, “Barilla” ha dovuto adeguare la confezione dei suoi biscotti Buongrano, che riportavano informazioni simili, per evitare la multa dell’Antitrust. La dicitura “Integrale 100%”, infatti, era stata considerata “scorretta” e “fuorviante” perché “in assenza di indicazioni che ne precisassero la portata, poteva essere atecnicamente interpretata dal consumatore medio come derivante dalla macinazione diretta del grano senza separazione delle tre diverse frazioni del cereale (endosperma, crusca e germe), che nel processo industriale vengono separate e poi ricombinate o ricostituite”. L’azienda dovette accettare di riformulare la ricetta dei biscotti, in etichetta usando solo “farina integrale di frumento 68,8%”.

In attesa di una legge

In attesa di leggi più chiare, il confronto del Salvagente può essere molto utile per orientarsi. A dire il vero, un disegno di legge per contrastare il “falso” integrale esiste ed è depositato alla Camera, a firma M5s. Se il testo venisse approvato, verrebbe finalmente data una definizione chiara di prodotto integrale, stabilendo le caratteristiche compositive necessarie perché una farina possa essere definita “integrale”, con l’ulteriore specificazione della assenza di germe di grano, o della crusca aggiunti ex post.

Articolo di Lorenzo Misuraca

Fonte: https://ilsalvagente.it/2019/10/04/il-grande-bluff-dei-prodotti-da-colazione-integrali/

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