La crisi del turismo ha determinato il crollo dell’industria alberghiera, un settore che traina molte altre filiere strategiche del Paese. Uno studio fotografa la situazione.

Crisi del turismo: il crollo dell'industria alberghiera trascina a fondo le altre filiere

La crisi del turismo ha determinato il crollo dell’industria alberghiera, che ha già registrato perdite per 7 miliardi di euro. Il settore, inoltre, traina molte altre filiere strategiche del Paese, che rischiano di colare a picco insieme a quest’ultimo.

Sono le evidenze emerse da una ricerca realizzata da CDP Think Tank, EY Hospitality e CDP Investimenti Sgr e presentata da Confindustria alberghi a MEF, MISE, MIBACT e al ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Lo studio evidenzia come l’industria turistico alberghiera, ormai completamente ferma da oltre due mesi, sia un settore di cruciale importanza anche in qualità di traino per quelli collaterali, dall’alimentare fino ai servizi.

Il costo della pandemia è già troppo alto e il comparto, che vale oltre 20 miliardi di euro, si appresta ad affrontare una delle sfide più complesse della sua storia.

Crollo dell’industria alberghiera trascina a fondo le altre filiere

La batosta sul giro d’affari dell’industria alberghiera causata dalla crisi del turismo, porta con sé ricadute negative anche sui bilanci delle filiere connesse e interdipendenti.

Da una parte, i consumi turistici generano un fatturato B2C importante (ristorazione, agenzie viaggi, trasporti, cultura e tempo libero) dall’altro esistono intense connessioni tra le imprese B2B, che hanno un peso importante sui fatturati di filiere molto strategiche per il Paese. Oltre il 50% dei flussi in uscita delle aziende alberghiere alimenta il business di altri settori.

In primis, di quello alimentare, che include il canale Ho.re.ca e tutto un universo di aziende di fornitura specializzata. Nondimeno, il freno del comparto turistico alberghiero affanna quello dell’edilizia, dell’impiantistica, dei servizi, della moda, degli eventi, dell’arredamento e della manifattura.

Gli investimenti legati al comparto alberghiero hanno quasi toccato i 5 miliardi di euro nel biennio 2018-2019 e per ogni 10 milioni di capitale messo in circolo ne sono stati spesi almeno due e mezzo in migliorie e innovazioni. In Italia le strutture alberghiere e gli hotel sono 33 mila, per un totale di oltre un milione di camere.

Cosa aspettarsi dal futuro

Con la crisi del turismo che per il momento non vede una data di fine, nel 2020 si stima che il settore alberghiero registrerà una perdita sul fatturato tra il 38% e il 73% rispetto al 2019.

Una possibile regressione della pandemia e un auspicabile allentamento delle misure restrittive sui viaggi in tempo per la bella stagione (che pesa per oltre i due terzi sull’industria del turismo in Italia) lasciano ancora aperto uno spiraglio di speranza.

“Lo studio fotografa il peso del turismo con un’ottica diversa, evidenziando le interconnessioni dell’industria alberghiera con alcune delle più importanti filiere del made in Italy. È chiaro che non c’è più tempo, sono necessarie misure immediate per garantire la sopravvivenza delle attività”

aggiunge Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Confindustria Alberghi.

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