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eneralmente gli impianti di stoccaggio-trattamento di rifiuti di qualsiasi tipo (liquidi, fangosi, solidi, pericolosi e non pericolosi) producono maleodoranze di natura molteplice, a seconda della natura dei rifiuti stessi. Le emissioni di odori sono di norma connesse alla presenza di sostanze organiche nei rifiuti trattati, quali ad es. composti solforosi, amminici, ecc. Tali impianti possono essere soggetti o meno, agli adempimenti dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. La vicinanza di tali impianti a zone abitate con destinazioni residenziale o commerciale, può determinare l’instaurarsi di disturbi e/o insofferenze di vario tipo nella popolazione. Tali fenomeni possono avvertirsi per periodi più o meno prolungati e si amplificano nella stagione estiva, con l’innalzamento delle temperature.

L’approccio di ARPAT in sede istruttoria

In sede di autorizzazione all’esercizio di impianti di trattamento rifiuti, ARPAT generalmente richiede all’Autorità Competente (AC) un progetto di adeguamento delle emissioni diffuse e non, che tenga conto anche del contesto in cui si inserisce l’impianto (grado di urbanizzazione, eventuali elementi sensibili presenti, degli esposti), ecc. In particolare si richiedono:

  • la chiusura delle zone di stoccaggio (capannoni, vasche, ecc.) dei rifiuti maleodoranti, il mantenimento in depressione di tali locali ed invio dell’emissione ad idoneo impianto di abbattimento, al fine di prevenire sempre l’instaurarsi di maleodoranze

chiusura capannone stoccaggio rifiuti chiusura capannone stoccaggio rifiutichiusura capannone stoccaggio rifiuticapannone stoccaggio

Chiusura capannoni stoccaggio rifiuti presso Waste Recycling (Castelfranco di Sotto) e Ecofor Service (Pontedera)

chiusura capannone stoccaggio rifiuti

Capannone stoccaggio rifiuti presso Consorzio SGS (Santa Croce S/A)
  • caratteristiche di massima flessibilità e garanzia di efficienza degli impianti di abbattimento delleemissioni, per tenere conto delle fluttuazioni del processo legate alla variabilità delle tipologie di rifiuti stoccati/trattati in termini quantitativi e qualitativi.

Per il trattamento delle emissioni odorigene si ricorre a soluzioni impiantistiche che prevedono l’assorbimento liquido-gassoso, l’adsorbimento su carbone attivo o altri materiali ad elevata capacità di trattenimento, la biofiltrazione1, l’ossidazione termica o catalitica, ecc.

applicabilità tecniche abbattimento emissioni

Applicabilità tecniche abbattimento emissioni in funzione dell’attività

Ad esempio nel caso in cui la natura dei composti odorigeni da trattare risulti “diluita”, viene presa in considerazione l’utilizzazione dei biofiltri, che richiedono il rispetto di determinate condizioni operative2.

biofiltribiofiltri

Biofiltri presso Teseco (Pisa) e Geofor (Pontedera)
  • di prescrivere alle aziende la creazione di un’apposita procedura, affinchè le fasi di ingresso/uscita dei camion trasportanti rifiuti dai capannoni maleodoranti, siano effettuate nel minor tempo possibile, magari usando solo un’apertura alla volta, al fine di evitare che il vento possa determinare l’instaurarsi di correnti
  • la messa a regime di un gruppo di continuità3 al fine di di assicurare il funzionamento degli impianti di aspirazione ed abbattimento in tutte le condizioni, ad es. anche in caso di assenza di energia elettrica

gruppo di continuità

Gruppo di continuità presso Ecofor Service (Pontedera)
  • vari accorgimenti per ridurre le emissioni pulverulente sia di carattere gestionale (procedure del Sistema di Gestione Ambientale (SGA), sia tecniche4

L’attività di ARPAT in fase di controllo

Una volta rilasciato il provvedimento autorizzativo finale da parte dell’Autorità Competente, l’attività di controllo di ARPAT prevede la verifica del rispetto delle prescrizioni ivi riportate, come quelle gestionali e, nel caso delle emissioni convogliate, anche la verifica del rispetto dei valori limite previsti per le specie inquinanti riportate nell’Atto.

Oltre a tali prescrizioni specifiche, vanno citati:

  • l’art. 674 del Codice Penale (Getto pericoloso di cose);
  • la recente sentenza della Corte di Cassazione (sent. Cass. pen sez 3. num 12019 del 10 febbraio 2015 (vedi La Corte di Cassazione conferma la rilevanza penale delle emissioni in atmosfera di cattivi odori) ove si afferma che un reato è configurabile anche in presenza di “molestie olfattive” provenienti da impianto, munito di autorizzazione per le emissioniin atmosfera e rispettoso dei relativi limiti, non riferiti però agli odori (quindi sanziona le molestie olfattive a prescindere dalla sussistenza dell’inquinamento atmosferico), e
  • le nuove disposizioni contenute nella legge 68, in vigore dal 29 maggio 2015.

In caso in cui emergano criticità non risolvibili con quanto già previsto dall’Atto, alla luce di quanto evidenziato da ARPAT, si concordano con l’AC (vedi il caso de L’attività di controllo di ARPAT presso il biofiltro della Ditta Teseco) ulteriori misure di carattere gestionale e/o impiantistico, sino alla richiesta di aggiornare il quadro emissivo autorizzato per la Ditta, rivedendo i valori limite di emissione (VLE) e valutando l’installazione di uno SME per il monitoraggio in continuo delle emissioni(ad es. per il parametro COT5 al camino.

(Testo a cura di Andrea Villani e Giorgio Bambini)

1 La biofiltrazione è una tecnologia, mediante la quale le emissioni gassose da trattare vengono fatte passare uniformemente attraverso un mezzo poroso biologicamente attivo, ovvero in un apposito letto riempito con materiali quali cortecce, legno triturato, compost maturo, torba, ecc., mantenuti a condizioni di temperatura e umidità costanti e che vengono colonizzati da microrganismi aerobi, in grado di degradare i composti da trattare presenti nelle emissioni. Prima dell’uscita dal letto filtrante, la corrente emissiva si arricchisce di CO2, degli altri composti volatili prodotti e del calore generato dalle reazioni biochimiche. Con la biofiltrazione si rimuovono i composti organici volatili e i composti ridotti dello zolfo (es. solfuri organici) e dell’azoto (es. ammine organiche), che presentano spesso un’elevata odorosità. Questi vengono degradati sia come substrati primari che come metaboliti. Al fine di ottenere una buona efficienza del biofiltro, le sostanze da rimuovere devono avere due caratteristiche fondamentali:

  • Elevata biodegradabilità
  • Non tossicità per i microrganismi

2 Alcuni sistemi di pretrattamento si rivelano importanti per il corretto funzionamento di un biofiltro, tra cui la:

  • Rimozione del particolato e/o eventuali aerosol grassi;
  • Regolazione della temperatura:  necessaria per raggiungere il range ottimale dell’attività batterica. Come in tutti i sistemi biologici non occorre un controllo preciso della temperatura, in quanto il sistema, nel suo complesso, è versatile; il range ottimale di temperatura si ha comunque tra i 15 e i 40°C;

Umidificazione: l’umidità è il parametro che in genere condiziona maggiormente l’efficienza di un biofiltro, in quanto i microrganismi richiedono adeguate condizioni di umidità per il loro metabolismo. Condizioni di scarsa umidità possono portare alla cessazione dell’attività biologica nonché al formarsi di zone secche e fessurate in cui l’aria scorre, in vie preferenziali, senza essere trattata. E’ buona norma, pertanto, installare in modo omogeneo sulla superficie del biofiltro degli irrigatori ad essa asserviti. Il contenuto di umidità ottimale del mezzo filtrante è nell’ordine del 40-60%.

  • Distribuzione del flusso gassoso: è importante assicurare, per uniformare l’alimentazione del carico inquinante al biofiltro, un’omogenea distribuzione del flusso attraverso:
    • la predisposizione di un sistema di distribuzione efficace al di sotto del letto di biofiltrazione;
    • la prevenzione del compattamento della biomassa filtrante per evitare bypass delle arie. Ad esempio indagini anemometriche periodiche sulla superficie del biofiltro sono importanti, al fine di controllare l’uniforme distribuzione dell’alimentazione del flusso

3 Per le installazioni soggette ad AIA, l’art. 29-sexies, comma 7, del D. Lgs. 152/06 come mod. dal D. Lgs. 46/2014 prevede esplicitamente che siano previste “misure relative alle condizioni diverse dal normale esercizio, in particolare per le fasi di avvio e arresto dell’impianto, per le emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti e per l’arresto definitivo dell’impianto” ovvero in tutte le condizioni dell’impianto

4 spazzapiazzali, lavaruote mezzi, proboscidi retrattili per il caricamento, livellostati serbatoi stoccaggio solidi pulverulenti, misuratori pressione differenziale (monte/valle filtri a manica (soffiaggio), carbone attivo (sostituzione), ecc), ecc.

5 Carbonio organico Totale

 

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