Il Consorzio incarica esperti per definire la composizione e l’origine del “lavarone” e delle alghe dei rii:

l’obiettivo è avviare “un’operazione verità” sulle cause della produzione di alghe e sulla provenienza del materiale che finisce sulle spiagge

Uno studio tecnico, per stabilire la verità, con studi scientifici, sulle reali cause della produzione del “lavarone”. E chiarire una volte per tutte che gli sfalci, effettuati dal Consorzio sui corsi d’acqua e indispensabili per accrescere la sicurezza idraulica, non c’entrano nulla col materiale organico che finisce sulle spiagge della Versilia e della Costa Apuana.

E’ quanto ha attivato il Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord: che ha deciso di affidare ad un esperto biologo il compito di svolgere, a riguardo, un attento ed approfondito studio di analisi.

“Il Consorzio contribuisce in modo importante a far sì che materiale vari non finiscano sulle spiagge – ricorda il presidente dell’Ente, Ismaele Ridolfi – Ricordiamo ancora una volta che gli sgrigliatori degli impianti idrovori da noi gestiti raccolgono, ogni anno, ben 13mila quintali di rifiuti e residui di ogni tipo: tutto materiale che, in questo modo, evitiamo che finisca in mare. Lo studio che stiamo commissionando servirà anche per acquisire tutti i dati necessari per comprendere quanto, la presenza di nutrienti, fosfati e nitrati nei corsi d’acqua incida (e sospettiamo lo faccia in modo più che significativo) sulle ormai frequentissime fioriture algali: che in particolare nelle ultime estati si stanno ripetendo in maniera massiccia sui rii del territorio, e di cui la Fossa dell’Abate e la Fossa Farabola sono esempi eclatanti. Sarà utile inoltre per capire anche quante di queste alghe finiscono davvero in mare, e contribuiscono a formare il “lavarone”.

“Sulle emergenze legate al fenomeno del lavarone, così come delle fioriture algale, da tempo si sente tutto e il contrario di tutto – prosegue Ridolfi – Per questo, l’Ente consortile crede sia arrivato il momento di fare chiarezza, avviando una “operazione verità”: che basandosi su dati oggetti e riscontrabili, possa davvero aprire un varco di luce sulle cause di questi fenomeni, contribuendo in maniera importante ad individuare le possibili soluzioni”.

Il biologo, nelle intenzioni del Consorzio, raccoglierà i dati a riguardo, attraverso prelievi, campionamenti e quant’altro; ma metterà anche in rete gli elementi e gli studi già realizzati, nel tempo, dall’Ente consortile, come da tutti gli altri soggetti competenti. Alla fine, gli uffici consortili contano di poter disporre di un quantitativo di informazioni importante, quanto compiuto: che sarà messo a disposizione della collettività, sia dei cittadini che dei soggetti istituzionali”.

“Una conoscenza oggettiva – commenta Ridolfi – che porrà finalmente fine a supposizioni e voci infondate e potrà costituire un supporto scientifico indispensabile per gli Enti, le associazioni e i cittadini, al fine di rimuovere le cause della fioritura delle alghe e della formazione del “lavarone”.

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