IL CENTRODESTRA PER IL SI, UNA CONFERMA PER DIRE NO

Se non bastasse il merito della riforma costituzionale a convincerci a votare No, se la personalizzazione che ne ha fatto Renzi non ci invogliasse a consigliare amici e conoscenti a votare No, è la presa di posizione a favore del Si di vari esponenti lucchesi del centrodestra, da questo ampiamente beneficiati ai tempi d’oro, ad indurci a scendere in campo trasfomandoci in apostoli e crociati del No.

Diciamolo subito e chiaramente, l’obiettivo di costoro non è quello – anche per loro troppo ambizioso – di orientare al Si l’elettorato di centrodestra, di cui non sono più e forse mai sono stati un riferimento, bensì ipotecarsi un ruolo nel regno di Renzi che, si immagina, verrà dopo il 4 dicembre dove, ci si illude, sarà possibile ritrovare una verginità politica.

Tutto è ridotto, amareggia ammetterlo, ad una questione di “strapuntini”, anche quando si tratta di cose serissime come questa riforma in cui si intende, chiaramente, deformare la nostra vita democratica consegnandola, grazie al disposto combinato della legge elettorale nota come Italicum, al governo di pochi.

Gli estimatori della riforma di area centrodestra, meglio dire di “un centrodestra” da sempre frangia marginalissima e superata dal proprio fallimento, lo sanno perfettamente ma ne accettano il disegno in quanto sono intesi a farne parte. Dovremmo chiedere loro ciò che non hanno, ovvero il coraggio della coerenza ammettendo che il loro è un diretto e consapevole appoggio al governo Renzi. Non lo faranno e coerenti al proprio stile di gregari ossequiosi del potente di turno, resteranno ancora con il piede in due staffe fino a spoglio ultimato.

Uno sforzo il loro, che ha del drammatico, compiuto non senza imbarazzo tra uscite pubbliche divise tra il tentativo di giustificare il propio assenso citando l’ancora peggiore e bocciata riforma berlusconiana del 2006 come prova di coerenza propria e di incoerenza altrui e l’appello agli oppositori ad attenersi al merito, che per loro non è mai nei contenuti ma diluito in vanghi balbettii di efficienza e semplificazione, nel tratteggiare circostanze di crisi che l’avrebbero resa necessaria, nell’urgenza di farla per risolvere ogni problema di ordine economico e sociale e nelle conseguenze nefaste, solo in caso di bocciatura della stessa, per il nostro paese.
Le stesse note suonate dalle alte burocrazie di Bruxeless e dalla finanza interessata.

Chiunque limitandosi ad entrare nel merito concreto della riforma sorvolasse per un attimo sulla pessima forma con la quale si intende riscrivere una Costituzione, sulle modalità di approvazione a colpi di maggioranza, sul fatto che il Parlamento che l’ha votata sia illegittimo, sul modo truffaldino in cui è posto il quesito, sull’ingerenza di un governo che dispone di ogni mezzo falsando una libera competizione, sul combinato disposto con una legge elettorale che premia con la consegna del governo del paese  una minoranza, capirebbe comunque che votare No è la scelta giusta.

Una riforma che non abolisce il Senato e non supera affatto il bicameralismo ma lo rende più confuso creando conflitti di competenza tra le camere e tra Stato e regioni, non riduce i costi della politica che per cifre risibili pari ad 1/5 dell’attuale Senato, non produce semplificazione ma aumenta fino a 10 tipologie le procedure legislative creando il caos, non amplia ma riduce gli spazi di rappresentanza e la partecipazione diretta, già compromessa, degli italiani alla vita politica.

Il centrodestra che verrà, proprio perché compreso e liberato dai propri atavici mali interni, non può che ripartire da un No convinto a questa riforma, che è nel merito dei contenuti e nelle modalità che l’hanno prodotta.

Questo centrodestra considera sacre le regole, quelle della propria condotta privata e politica prima ancora di quelle su cui si regge la Repubblica Italiana, consapevole più che mai che i mali di casa nostra sono figli delle incapacità di questa classe politica e non certo delle garanzie offerte dalla nostra Costituzione, la cui necessaria riforma deve essere la più condivisa da un Parlamento eletto allo scopo, in modo legittimo e capace di rappresentare questa Italia del 2016

Vittorio Fantozzi
Sindaco di Montecarlo

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