IL CAPOGRUPPO DI STAZZEMA BENE COMUNE AMERIGO GUIDI INTERVIENE SUL SILENZIO A STAZZEMA

Questa intervista c’ è stata chiesta domenica mattina dal capogruppo di Stazzema Bene Comune, gruppo di opposizione del Consiglio comunale di Stazzema. Libera Cronaca l’ha immediatamente accolta.

<< Confesso di aver letto attentamente e più volte quanto è stato scritto su Libera Cronaca n. 2967 di sabato 23 novembre in merito al silenzio che impera a Stazzema sull’agire amministrativo e sui preoccupanti segnali di impoverimento economico, politico e sociale che stanno contrassegnando il nostro comune. Per questo- ha dichiarato Amerigo Guidi – ho condiviso l’allarme che traspare dall’articolo. Il silenzio non giova a nessuno, soprattutto in una fase di difficoltà come quelle che incontra la nostra comunità».

Abbiamo chiesto al capogruppo di Stazzema Bene Comune di rispondere sul preoccupante calo demografico e residenziale che dopo i piccoli segnali di un incremento abitativo rilevati nel 2007 è ritornato ad essere un fattore di regressione a Stazzema.

« Durante la mia esperienza amministrativa mi sono sempre avvalso ogni tre o quattro mesi di di un report inerente alla popolazione residente a Stazzema che puntualmente l’Ufficio Anagrafe mi preparava. Il dato aggiornato dell’andamento demografico dei residenti è un segnale che consente di intuire verso quale direzione stanno andando i nostri paesi e il tessuto economico e sociale del territorio. C’è stato un momento in cui il più lieve aumento degli abitanti e la conseguente crescita del numero degli studenti frequentanti la scuola di Stazzema ha dato un segnale che la tendenza allo spopolamento aveva invertito la rotta e che le politiche intraprese atte a creare le condizioni per ritornare ad abitare a Stazzema almeno non erano di ostacolo all’incremento demografico, come pare esserlo oggi senza una difesa forte dei servizi, soprattutto quello sanitario. Specificatamente per la scuola di montagna stazzemese l’amministrazione comunale volle abbinare, in concerto con la dirigenza scolastica e il gruppo insegnante, attività collaterali volte alla conoscenza della storia del territorio e finalizzate ad aumentare la qualità dell’offerta didattica. Insomma capimmo, nonostante fossimo di fronte al pur piccolo segnale positivo di crescita, che c’era bisogno di dare stimoli ulteriori. Considero fatto estremamente allarmante la recente chiusura della bottega di alimentari e del Consorzio agrario di Terrinca. Una cessazione di attività avvenuta nella frazione più popolosa del Comune di Stazzema. Pare davvero incredibile che anche la frazione di Terrinca sia entrata nel novero delle diverse frazioni stazzemesi senza più il servizio della bottega e che poco prima stesso fatto sia avvenuto a Pomezzana, altra frazione importante dello Stazzemese, senza dimenticare la frazione Capoluogo priva anch’essa di un bar-negozio ».

Ti chiediamo se per caso è una nostra visione distorta della realtà stazzemese quella che ci fa costatare che ci sono questioni e questioni e conseguenti interessi e interessi. Notiamo un marcato squilibrio delle attenzioni amministrative, quasi che l’amministrare a Stazzema sia nelle mani di una fredda matematica che conteggia e mira solo a mantenere il consenso bulgaro e non alla crescita omogenea delle frazioni. Con l’amministrazione guidata dal sindaco Verona questa logica pare essersi rafforzata di molto. Essa incentiva la divisione e non l’unione della comunità Anche in passato, magari in maniera più sfumata, i paesi con maggior numero di abitanti godevano di migliore attenzione.

« Oggi, sistemate le cose che interessano, si vedono purtroppo troppe posizioni prese solo di facciata e non si riscontra un disegno organico tutto stazzemese, e con ciò intendo dire coinvolgendo le frazioni e incentivando la partecipazione per individuare gli indirizzi e decidere le scelte nella massima condivisione possibile. Era un obbiettivo del gruppo Stazzema bene Comune, di cui sono stato candidato sindaco, nel caso in cui fossimo stati chiamati ad amministrare Stazzema. Resta comunque una linea di comportamento e di proposta che dai banchi dell’opposizione proviamo sempre a far passare. Anche questa intervista che ho richiesto al giornale che non c’è di domenica mattina dimostra che come gruppo consiliare poniamo attenzione alle voci che si levano dal territorio e per quanto ci è possibile non le facciamo cadere nel vuoto. Da parte mia e del gruppo le problematiche sollevate da Libera Cronaca saranno nel corso del consiglio comunale di martedì pomeriggio o nel prossimo a venire oggetto di interrogazione, così come la situazione venutasi a creare presso la chiesa di S. Rocco di Mulina, che ha la necessità urgente e non più derogabile di un intervento di manutenzione straordinaria della copertura. Un’ opera per la quale l’Amministrazione comunale di Stazzema non può far mancare il doveroso apporto anche per la testimonianza storica che la chiesa e la canonica di Mulina rappresentano: luogo della strage nazifascista del 12 agosto 1944 » .

Il Teleriscaldamento di Pruno e Volegno è sulla strada di diventare un fallimento epocale, un progetto per il quale sono state dilapidate ingentissime risorse pubbliche nel caso in cui l’Amministrazione di Stazzema non riuscisse a rimettere in funzione l’impianto e rinunciasse a raggiungere quegli obbiettivi tanto enfatizzati con la filiera Bosco- Legno- Energia, ossia creare le condizioni virtuose per mettere in sicurezza i versanti alleggerendoli dall’abnorme carico arboreo causato dall’abbandono del bosco e nello stesso tempo produrre energia eco rinnovabile.

«Vorrei proprio soffermarmi sulla questione dell’impianto di teleriscaldamento di Pruno-Volegno, una situazione che mi tocca da vicino come ex amministratore e come utente del servizio. Voglio rispondere alle osservazioni sollevate e pubblicate su Libera Cronaca. Prima di tutto vorrei ricordare che questo innovativo progetto faceva parte di un disegno più ampio, ovvero, la consapevolezza di vivere in un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico. La prova di questa fragilità il nostro Comune la visse il 19 giugno 1996 con l’alluvione che oltre a distruggere gran parte del territorio comunale, sapientemente ripristinato, causò lutti e dolore mai più rimarginati. Nessuno di noi si è dimenticato di quelle enormi quantità di tronchi che avevano demolito prima le case di Cardoso, i ponti sul fiume e la ferrovia Roma-Genova. La responsabilità di quella Amministrazione, di cui facevo parte, era quella di intraprendere un percorso che andasse a completare a monte, sui versanti, quell’opera di ricostruzione che fortunatamente grazie a persone come il Sottosegretario Barberi, e non solo lui, hanno fortemente voluto. Per questo fu costituito un Consorzio Forestale con l’intento di affrontare il problema relativo alla eccessiva parcellizzazione della proprietà fondiaria privata e successivamente poter cominciare una attività di lavoro nei boschi e nelle selve completamente abbandonati dagli anni 60/70 dello scorso secolo. Il presidente lo volle fare il sig. Maurizio Verona, nonostante ricoprisse già la carica di Presidente dell’ex Comunità Montana, di Vicesindaco e assessore con deleghe fra le più significative. La storia dell’impianto è nota, il nostro Comune vinse, grazie alla avvenuta costituzione del suddetto Consorzio, insieme a quello di Pomino, un bando che prevedeva un contributo a totale carico della regione e successivamente la contrazione di un mutuo perchè nel frattempo si decise come amministrazione di estendere il progetto anche all’abitato di Volegno e alle case sparse sempre di Pruno e Volegno. La scelta del progettista, il più esperto a detta delle autorità regionali dell’epoca, così come della ditta esecutrice fu fatta in maniera assolutamente trasparente e legale mediante la pubblicità di idonei bandi pubblici. E’ inoltre significativo rammentare che queste stesse figure progettarono e realizzarono anche l’impianto di Pomino, tutt’ora efficiente, funzionante e preso a modello a livello nazionale e forse anche per questo oggetto di una trasmissione televisiva della Rai andata in onda lo scorso 1 aprile 2019. Nessuno nega che non ci fossero problematiche iniziali, peraltro in larga misura accertate da un competente idraulico della nostra zona e con mille difficoltà, almeno per le più evidenti, fatte correggere. Non dimentichiamoci inoltre che si trattava di un impianto di cui nessuno di noi amministratori né dei tecnici comunali aveva la minima conoscenza, per fare un esempio non si trattava di cambiare di destinazione di una selva in area estrattiva o di un campo in area edificabile, dove è sicuramente più facile, ma di avviare un percorso che come è successo anche nella nostra regione ha veramente cambiato, in meglio, la vita delle persone. E’ riduttivo parlare solo dei difetti iniziali, ma il vero problema, purtroppo mai corretto, o non voluto correggere, è stata la gestione, una pessima e cattiva gestione che nonostante gli incontri con i loro tecnici e i rappresentanti della comunità non è stata nemmeno in grado di sapere quanti fossero con esattezza gli utenti. Non mi voglio dilungare oltremodo, ma credo che il problema bosco, frane, acqua ecc. sia estremamente attuale, visto quello che proprio in questi giorni sta succedendo nella nostra Italia e la situazione dal punto di vista idrogeologico del nostro Comune è peggio ancora di quella che era alla vigilia del giugno 1996. Proprio per questi motivi che riguardano tutte le persone e soprattutto la loro incolumità, questo annoso problema deve coinvolgere tutti a partire dal Sindaco Verona che non può e non deve assolutamente allontanarlo dalla sua diretta responsabilità, deve essere lui l’attore in prima fila capace di recuperare un rapporto serio e costruttivo anche con i vecchi amministratori al fine di prendere in seria considerazione lo stato in cui versa il Comune e verificare se ci possano essere ancora, e mi auguro proprio di si, le motivazioni per riprendere in considerazione la rimessa in funzione dell’impianto e soprattutto della filiera, bosco-legno-energia-sicurezza, coinvolgendo, come si addice a un vero e capace leader tutte quelle persone oltre agli amministratori, vecchi e nuovi, che hanno a cuore non le poltrone o la propaganda, ma i problemi veri di una Comunità come quella Stazzemese ».

Amerigo Guidi, capogruppo di Stazzema Bene Comune

Giuseppe Vezzoni

blogger di Libera Cronaca addì 24.11.2019.

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