Il Bue da lavoro.33870885_10155651205236814_4792875956907802624_n

“l’agil opra de l’uom grave secondi”, recita Carducci: il bue ha rappresentato nel nostro passato agricolo quello che ora rappresenta il trattore, prima dell’arrivo dei primi “Landini” era la forza motrice che permetteva il traino dei carri, l’aratura dei campi, la trebbiatura del grano, ecc..
Le testimonianze dell’uso del bue nei lavori agricoli sono antichissime vi sono documenti e ritrovamenti che testimoniano il suo utilizzo già attorno ai 4.000 anni a.c.
Per utilizzarlo al lavoro vi era un preciso addestramento, veniva a poco a poco abituato a sopportare il peso del giogo sul collo, al quale venivano attaccati dei pesi attraverso funi di canapa o cinghie, che divenivano di volta in volta più pesanti per abituare l’animale alla fatica del duro lavoro nei campi. Poi gli si insegnava a tirare l’aratro e vi era quello che doveva stare a destra e quello di sinistra. Il bue era pronto ai lavori pesanti di aratura, erpicatura e traino dei robusti carri di legno attorno ai 3-4 anni di età. Ai buoi pur non venendo ingrassati, spettava una razione generosa di foraggio, dovevano infatti essere in buona salute per sopportare le faticose ore di lavoro.
Foto di P. Farolfi.

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