I TORDELLI DELLA MI NONNA

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i miei nonni si alzavano alle prime luci dell’alba il sabato per fare il pane con le patate nel forno a legna (la lavorazione era iniziata la sera prima), dopo il pane mettevano gli arrosti, toglievano gli arrosti, ne tagliavano tre belle fette, due dall’arrosto di manzo e una dall’arrosto di maiale.
Pulivano le fette di arrosto da eventuali pellicine, dal grasso e le tritavano a volte con la mezzaluna, a volte col tritacarne, poi ammollavano una fetta di pane fatto in casa nel brodo di carne, la strizzavano e la mettevano con la carne macinata, una piccola pallina di bietola lessata e tritata finemente, noce moscata, sale e pepe, uovo quanto basta, cacio stagionato, molto stagionato perché il parmigiano difficilmente lo avevano, un ciuffo di prezzemolo anche questo tritato fine e l’immancabile peporino, preparavano la pasta con farina stacciata a mano, presa al molino a pietra, la spengevano con l’acqua, la impastavano, la stendevano col mattarello poi facevano i tordelli, tagliando la pasta col bicchiere e sigillandoli con i rebbi della forchetta.
Alla domenica in casa c’erano sempre tutti i figli, anche quelli sposati con i nipoti, si mettevano al mattino gli arrosti alla bocca del forno ancora caldo ad intiepidire, a mezzogiorno il paiolo al fuoco nel caminetto e quando l’acqua stava per bollire calavano i tordelli di ezio lucchesi

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