i Ronzii d’estate

di Claudio Vastano

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Un ronzio persistente, una puntura appena percettibile e, dopo qualche minuto, un gonfiore sulla pelle che inizia a prudere intensamente. Puntuali come ogni estate, le zanzare sono tornate a guastare i sonni di milioni d’italiani. Molte di essa hanno svernato in nicchie temperate non lontane dai nostri giacigli. Ad esse si sono aggiunte le nuove nate, quelle che si sono sviluppate (e che continueranno a svilupparsi finché il clima lo permetterà) dalle larve deposte in scoli d’acqua, stagni, tombini, paludi e persino sottovasi da terrazzo.

Le zanzare sono insetti appartenenti all’Ordine dei Ditteri, lo stesso di mosche e tafani. Come altri Ditteri entomofagi, il loro apparato boccale presenta una parte a stiletto atta a trafiggere l’epidermide delle vittime e un’altra predisposta a suggerne il sangue. Individuano i loro bersagli grazie alla temperatura corporea, un po’ come piccoli missili a ricerca di calore, oppure percependo le emissioni di anidride carbonica e acido lattico rilasciate dalla pelle.

La zanzara si posa sulla sfortunata preda da salassare e, mediante gli stiletti, ne incide la pelle. Attraverso l’ipofaringe, una parte dell’apparato boccale dalla forma di cannuccia, inocula la propria saliva nel corpo dell’animale, uomo compreso. La saliva della zanzara contiene sostanze anticoagulanti che preservano il sangue allo stato liquido e consentono all’insetto di aspirarlo in tutta tranquillità. Solamente le zanzare femmine posseggono un apparato pungente e succhiatore capace di perforare l’epidermide degli animali. I maschi sono muniti di stiletti molto più corti, e sono quindi incapaci di pungere.  La loro dieta è costituita da nettare e da altri liquidi zuccherini che traggono dalle piante.

Le larve sono acquatiche e vivono sospese appena al di sotto del pelo dell’acqua. Filtrano il liquido che le circonda, raccogliendo le particelle alimentari disciolte in esso. La loro velocità di sviluppo dipende dalla temperatura dell’acqua; più intenso è il calore e più breve sarà il periodo intercorrente fra la schiusa delle uova e il raggiungimento della forma adulta. Per questo motivo, il numero delle zanzare aumenta con il procedere della stagione estiva. L’ultima generazione nata nel corso dell’anno provvederà invece a cercare un rifugio in cui trascorrere i mesi invernali.

Nel nostro paese esistono circa sessanta specie di zanzare, da quelle innocue alle più pestifere. Le più importanti, in quanto a numero e danni arrecati all’uomo, sono la zanzara comune (Culex pipiens), che è la più diffusa, l’Ochlerotatus caspius, poco più grande della precedente e frequente in risaie e acquitrini, e infine la tristemente nota zanzara tigre, (Aedes albopictus), di origine asiatica, che si è adattata ai climi delle nostre latitudini ed è attiva sia di giorno che di notte.

La lotta alle zanzare che ogni anno impegna le amministrazioni di città e comuni è già al lavoro per debellare la diffusione di quest’orda di piccoli ma agguerritissimi succiasangue alati. Un piano di disinfestazione prevede un censimento iniziale delle specie presenti in un determinato territorio e un campionamento con cui stimare la densità delle larve nelle raccolte d’acqua. E’ quindi essenziale disporre un quadro con i siti di ristagno dell’acqua e dei possibili focolai di sviluppo.

A seconda dei risultati degli esami preliminari, verrà deciso in che modo effettuare l’operazione di disinfestazione vera e propria: dove e quando iniziare i trattamenti, la frequenza con cui ripeterli e quali sostanze impiegare. La bonifica viene eseguita con insetticidi specifici per gli adulti e larvicidi da immettere in tombini e canali d’acqua. I larvicidi possiedono persistenza e tossicità variabile a seconda del principio attivo e dei coformulati che lo rendono efficace. Le sostanze a bassa persistenza d’azione (circa 36 ore) si basano sull’impiego di Bacillus thuringensis, un batterio letale per le larve. Ad esso si associano talvolta sostanze di sintesi come il themephos, un estere fosforico con una persistenza di alcuni giorni e un basso impatto ecologico sull’ambiente.

Purtroppo, le operazioni di disinfestazione sono spesso condotte con metodi obsoleti, e possono contare su finanziamenti a dir poco esigui. Non ultimo vi è il problema della scarsa tempestività nell’esecuzione delle operazioni, vuoi per le difficoltà insite nel reperimento dei fondi necessari, vuoi per la lentezza delle procedure amministrative, spesso intasate di burocrazia; il risultato è che, spesso, le disinfestazioni iniziano quando le zanzare svernanti e le prime generazioni di larve sono già libere di fare danni. A peggiorare la situazione vi è da dire che noi stessi abbiamo fornito alle zanzare un buon numero di habitat in cui svernare o deporre le uova, come soffitte, canali, raccolte d’acqua stagnanti, risaie, grondaie e reti fognarie. Anche i metodi irrigui di alcune coltivazioni possono causare un aumento delle zone di riproduzione delle zanzare. I campi allagati delle risaie, ad esempio, offrono ospitalità a una moltitudine di larve, che al compimento del loro sviluppo, si spingono verso i centri abitati e infestano le periferie cittadine.

Che i frutti delle operazioni di disinfestazione non siano sempre quelli sperati non è però solamente responsabilità delle amministrazioni pubbliche. E’ stato stimato, infatti, che il raggio d’azione degli interventi di controllo sulla diffusione delle zanzare si estende solamente a un quinto del territorio di pertinenza delle suddette autorità. Ciò che rimane (aree verdi private e condominiali, fattorie ed altro…) spesso non viene sottoposto ad alcun controllo.

A ogni modo, vi sono alcune semplici regole che ciascuno di noi può mettere in pratica per prevenire il dilagare delle zanzare. Innanzitutto occorre ridurre i focolai nei quali si sviluppano le larve. A questo scopo è consigliabile non lasciare contenitori pieni d’acqua e privi di coperchio all’aperto, e svuotare almeno ogni quattro o cinque giorni quelli che non si possono chiudere, come gli abbeveratoi degli animali e i sottovasi. Se nel proprio giardino è presente una fontana o un laghetto artificiale si possono introdurre pesci che si nutrono delle larve di zanzare (come la gambusia). Durante l’epoca della deposizione delle uova è possibile eseguire in proprio alcuni trattamenti larvicidi nei pozzetti dell’acqua piovana o negli scoli all’aperto; a questo scopo esistono in commercio molti prodotti specifici con attività larvicida.

 

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