I rischi di un mare sempre più “plastificato”

 

 

di Claudio Vastano

 

E’ stato recentemente pubblicato dall’Ispra uno studio sulle conseguenze dello sversamento di plastica nell’ambiente marino. Il dossier, divenuto un capitolo del libro “Plastics in the Aquatic Environment – Current Status and Challenges” fa il punto su una situazione che nel corso degli anni è andata facendosi via via più drammatica

La produzione di plastica a livello mondiale è balzata dai 15 milioni di tonnellate/anno nel 1965 agli oltre 310 milioni di tonnellate/anno del periodo attuale. Di essi ben otto milioni di tonnellate finiscono nel mare sotto le forme più disparate…dalle reti da pesca alle bottigliette dell’acqua.

Tracce di plastica sono state rinvenute in ben 50.000 esemplari appartenenti a 116 specie diverse; fra esse il 59% è rappresentato da pesci ossei, come sgombri, tonni e sardine. Seguono poi gli uccelli, i mammiferi marini, i crostacei, i molluschi ecc…

Quarantaquattro specie fra quelle esaminate sono inoltre soggette a intrappolamento.

“Stiamo facendo il punto sulla preparazione di un Patto europeo sulla plastica che vorremmo chiudere entro febbraio e far firmare al Consiglio Ambiente di marzo. Siamo fortemente convinti che una problematica tanto complessa come quella dell’inquinamento legato alla plastica necessiti di strumenti quanto più condivisi tra diversi Paesi e tra i molteplici attori coinvolti: governi, enti locali, industria, distribuzione, consumatori, scienziati e innovatori” ha dichiarato il ministro dell’ambiente Sergio Costa.

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