I nuovi mostri: anziano segregato in casa e picchiato a morte da una banda di minorenni

 

 

Si parla di violenze perpetrate a danno di un soggetto con disagio psichico, in un paese della provincia di Taranto, e ciò accade dal lontano 2012. Gli abusi sono tragicamente sfociati nella morte dell´anziana vittima.

 

Una banda di ragazzini, quasi tutti minorenni, da anni molestava un anziano, inerme. In diversi, in paese, li avevano pregati di smetterla, ma non si sono fermati. A qualche giorno dalla tragedia, avvenuta dopo il ricovero in ospedale della vittima e ben due interventi per suturare una emorragia intestinale e una perforazione gastrica, si legge che gli indagati sono almeno 14 e non si possono certo definire sbandati o emarginati, perché sono per lo più liceali, figli di impiegati e commercianti, a cui piaceva filmarsi durante gli atti di violenza commessi. Si attendono i risultati dell´esame autoptico e si dovrà stabilire il nesso di causalità tra la morte e gli abusi subiti dall´anziano ma ciò che adesso dovremmo chiederci, tutti, è che razza di “mostri”, invisibili ad occhio nudo, stiamo crescendo.

 

 

Come è possibile che una banda di minorenni, da diverso tempo, si divertisse vedendo una persona soffrire, soffrire fin quasi alla morte. Credo che si possa urlare a gran voce che come genitori abbiamo fallito, forse li abbiamo protetti troppo, troppo anche dalla morte, tanto da non fargliene avere alcuna consapevolezza, rendendoli immuni al dolore dell´altro, completamente anestetizzati all´empatia. Mai un bambino ad un funerale, e il commento è sempre il solito: “non mi va che veda da vicino tanta sofferenza, non è preparato, è ancora piccolo”. Ma ecco il risultato. I nostri figli non hanno alcuna consapevolezza che la morte termina la vita. Corrono a 200 km sull´autostrada, fanno gare in moto nelle vie trafficate, buttano sassi dal cavalcavia, mettono sempre a repentaglio la loro vita e quella degli altri, e non sono affatto consapevoli che una persona qualsiasi, anche loro stessi, può andare incontro alla morte e che la morte è il termine ultimo della vita, senza appello, non si torna indietro, non ci saranno papà e mamma a salvarci o ad assumersi le colpe. In quel preciso istante, i nostri figli realizzeranno di essere da soli, soli con la propria coscienza.

 

 

Mi chiedo cosa si possa fare per prepararli meglio ad affrontare le difficoltà della vita e, da madre, inizierei con il renderli maggiormente consapevoli dell´immenso valore che ha la vita. Facciamo salutare i nonni, un parente stretto, il cagnolino o il coniglietto quando ci lasciano per sempre, rendiamoli partecipi del distacco e del dolore che si prova con esso, portiamoli a trovare l´amico in ospedale che sta affrontando una malattia.

 

 

 

Questi sono solo alcuni esempi che aiutano a far maturare la consapevolezza dell´immenso valore che ha la vita, ma ne potremmo elencare altri mille. Non ha alcun senso nascondere o mascherare la sofferenza ad un bambino, si otterrà soltanto un adulto inconsapevole che per divertirsi proverà a fare qualcosa di eclatante, talmente eclatante che potrebbe avere conseguenze catastrofiche, non solo per lui, ma per tutta la famiglia. Si abbia più cura del dolore dei nostri figli, facciamo in modo che possano sperimentare e avere consapevolezza di questa particolare e complicata emozione, come di una qualsiasi altra. Allontanarli, ripararli, proteggerli sempre, oltre l´impossibile, non può che nuocere ai figli, molto più della sofferenza che, fieri del nostro ruolo protettivo, gli abbiamo risparmiato.

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