Editoriale del Direttore

 

Pochissimi giorni fa, sono usciti i risultati dell’andamento dell’industria manifatturiera lucchese per il secondo trimestre del 2015. Tutto sembra indicare una decisa risalita, trainata ancora una volta, – e qui c’è la prima spia che la crisi, quella strutturale non è affatto passata perché i consumi interni non ripartono, segno che il reddito non cresce, anzi! – dalle vendite sui mercati esteri. E siamo in un contesto economico globale estremamente positivo, con Euro basso e costo del petrolio pressochè nullo.

Dall’indagine condotta dalla Camera di Commercio e dall’Associazione degli Industriali di Lucca si vede comunque una ripresa della produzione dell’industria manifatturiera provinciale (+5,7%) e del fatturato (+6,0%) rispetto allo stesso periodo del 2014.

In termini dimensionali, le imprese di medie dimensioni (50-249 addetti) registrano l’aumento di produzione più elevato (+7,0%), ma con una crescita del fatturato di minore entità (+5,6%). Quelle più grandi (250 e oltre), più presenti sui mercati esteri, mostrano un buon andamento della produzione (+6,4%) ed il migliore risultato in termini di fatturato (+7,9%). Le aziende più piccole (10-49 addetti), maggiormente legate al mercato nazionale, riportano andamenti più contenuti sia per la produzione (+3,5%) che per il fatturato (+5,3%).

Ancora: esaminando i consuntivi per l’anno 2014, in provincia, si registra una lieve ripresa dei livelli produttivi (+1,1%) e un lieve incremento dei fatturati aziendali (+0,9%) principalmente dovuti al mercato estero (+3,5%), con un andamento migliore rispetto ai corrispondenti valori medi regionali (-0,7% la produzione, -0,4% il fatturato totale e +1,3% per quello relativo ai mercati esteri).

Controvento-20.2.13-001Naturalmente ci rallegriamo di tutto questo, ma ci chiediamo: sono dati “veri”? Cioè consistenti, nel senso che ci tranquillizzano sul nostro futuro e soprattutto che ci dicono che i nostri figli e i nostri nipoti troveranno lavoro a Lucca?

Non credo molto nell’industria manufatturiera e non sono tra coloro che la esaltano come un vanto italiano. Senza industria pesante (cosa di cui l’Italia è oggi totalmente priva o quasi), senza ricerca (l’Italia vi dedica qualcosa come un punto percentuale di misero PIL, mentre gli altri stati europei sono attorno al 3%) e senza un collegamento con l’università, dove si fa innovazione (e da noi il ’68 ha distrutto quasi irreversibilmente questa fondamentale istituzione non solo per la cultura, ma soprattutto per l’economia) il manufatturiero ha vita effimera. E tremo nel vedere le aziende che producono macchine per il cartario, che da noi la fa da padrone, come la Fosber passare in mani cinesi! Per ora, per fortuna! portare carta igienica dalla Cina ancora non è conveniente, ma tra poco?

E loro mandano 350.000 studenti fuori all’estero e molti già da anni vengono anche a Lucca ad imparare a fare carta, loro che l’hanno inventata! E riportano in patria 350.000 studenti formati che hanno appreso il know-how in tutto il mondo.

Quando la sera siete al ristorante, con la vostra compagna e il solito cingalese viene a chiedervi di comprare una rosa, pensate che questi fiori sono atterrati dalla Cina stamattina a Pisa e non vengono certo da Pescia o dalle serre della Versilia! Non pretendo che il mangiare vi vada di traverso! Ma dato che siete assieme ad una donna che domani vi darà un figlio, cominciate adesso a pensare se questo un giorno potrà lavorare non troppo distante dalle Mura!

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