Compromessi i raccolti di mais, girasole e sorgo, male anche uva e olive: i danni causati dalla siccità all’agricoltura lucchese sono ingenti. Il grido di allarme arriva soprattutto dagli agricoltori Cia della Piana di Lucca: «I danni maggiori – spiega il presidente della Cia Toscana Nord, Piero Tartagni – sono alle colture dei seminativi e, cioè, il mais, il girasole e il sorgo: in alcune zone abbiamo perso quasi il 70 per cento della produzione e, facendo una media con le zone dove è andata meglio, si può considerare che il 50 per cento della produzione lucchese è stato ‘bruciato’ da questa prolungata siccità».

Piero Tartagni

Piero Tartagni

Un po’ meglio è andato per le piante da orto: «Generalmente le coltivazioni orticole vengono realizzate nei pressi di canali irrigui o corsi d’acqua: questo ha consentito agli agricoltori di ‘salvare’ le coltivazioni», spiega Tartagni. Un ‘salvataggio’ che comunque non è stato facile e che ha visto gli agricoltori obbligati a far fronte alla mancanza di acqua piovana con un incremento dell’irrigazione e il conseguente consumo straordinario di carburante agricolo.

«Anche nell’ambito orticolo – prosegue Tartagni – comunque vi sono dei problemi: l’ondata di caldo nel mese di luglio ha creato problemi alle coltivazioni di patate da mensa, pregiudicando la sanità del tubero: secondo nostre stime, quest’anno a Lucca avremo un 50-60 per cento di patate in meno».

E non va molto meglio nemmeno per l’uva e le olive: «Anche quest’anno la produzione dell’olio sarà nettamente inferiore a quella che ci si aspetterebbe nella nostra zona: abbiamo calcolato che, a causa del caldo che ha colpito la lucchesia tra fine maggio e inizio giugno, cioè nel momento della fioritura degli olivi, e della successiva siccità, si avrà un 30 per cento in meno di produzione di olio». Stesso discorso anche per l’uva, che, a causa della mancanza di pioggia vede un forte rallentamento della maturazione fenolica e un aumento di quella alcolica, cosa questa che potrebbe compromettere la qualità del vino del 2015.

«Oltre ai danni diretti sulla produzione dei campi – dice Tartagni – vi sono anche quelli che arrivano come riflesso: una così forte diminuzione della produzione delle colture seminative comporterà sicuramente un aumento dei prezzi del mangime per il bestiame e, quindi, ancora problemi per gli agricoltori già in difficoltà. Inoltre, sempre in merito agli animali, questo calore prolungato sta causando una sostanziale diminuzione della produzione del latte giornaliero da parte delle mucche».

I problemi del 2015 non sono però un caso isolato: «Sono circa 15 anni – afferma Tartagni – In tutti i casi, gli estremi comportano danni notevoli a un comparto già in difficoltà quale quello dell’agricoltura. Per questa ragione, come Cia Toscana Nord chiediamo alla Regione Toscana e a tutte le amministrazioni un forte impegno affinché gli agricoltori possano essere coperti da assicurazioni che prendano in considerazione gli scenari che si stanno delineando alla luce di mutamenti del clima e, ad esempio, comprendano anche i danni relativi alla siccità, cosa che fino a pochi anni fa non era certo necessaria nelle nostre zone. Riteniamo, infatti – conclude –, che il solo modo per far fronte a una situazione che rischia di essere di perenne emergenza, sia quella di studiare strumenti assicurativi che permettano la stessa sopravvivenza di chi lavora nel comparto agricolo».

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