I CINGHIALI FANNO I DANNI… MA DA QUEL DI’!

Stazzema_ Sorprende l’attenzione e la conseguente eco mediatica indirizzata sulla devastazione che la proliferazione dei cinghiali sta producendo particolarmente nello Stazzemese e in Toscana quando questo “flagello di Attila” poteva essere maggiormente contenuto dando ascolto a quegli agricoltori montani che chiedevano abbattimenti preventivi denunciando i danni alle colture e la vanificazione dei loro sforzi per implementare quella coltivazione eroica finalizzata a reintrodurre negli areali apuani produzioni agricole che preservano il gusto antico del territorio e che in via di estinzione. Anni fa a proporre abbattimenti preventivi si sarebbe rischiata la sollevazione delle squadre dei cacciatori che piano il trascorrere del tempo sta assottigliando, tanto che parti del territorio non vengono più interessate dalle battute al cinghiale e diventano luoghi di riproduzione abnorme di questi animali. I coltivatori montani, inascoltati, hanno dovuto difendere il frutto delle loro fatiche attraverso costose recinzioni elettriche e con l’introduzione nei coltivati di reti di ferro utilizzate nell’edilizia.

Sistemi che tuttavia non invogliano ad aumentare le aree di coltivazione se poi queste devono essere rigorosamente recintate. Oggi i cinghiali girano fra le case e distruggono poggi viari e terrazzamenti, attraversano le strade e mettendo di notte a grande rischio sia i mezzi e che gli automobilisti a causa degli impatti sempre più frequenti con l’animale. Un flagello, quello dei cinghiali, che ha delle responsabilità ben precise. Infatti, la reintroduzione di questo animale doveva essere accuratamente monitorata e controllata nella capacità riproduttiva di questa specie, quella dei suidi, che sa organizzare il proprio gruppo sociale anche su territori diversi dal bosco.

Giuseppe Vezzoni

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