Guerra e crisi energetica, l’Irpet calcola gli effetti sull’agroalimentare

I prezzi potrebbero crescere di cinque punti percentuali se nel resto del mondo i costi dei prodotti agricoli e delle risorse energetiche raddoppiassero e tali rimanessero per tutto l’anno

Guerra e crisi energetica, l’Irpet calcola gli effetti sull’agroalimentare 

L’effetto della guerra in Ucraina e della crisi energetica in atto, con l’aumento del prezzo dei carburanti o della spesa per il riscaldamento, rischia di pesare anche sul settore agricoalimentare.

Nessuna regione in Italia è autarchica quanto a fabbisogno alimentare e la Toscana non fa eccezione: da sola soddisfa solo il 18 per cento dei proprio bisogni, mentre per il 61 per cento importa dal resto d’Italia e per il 20 dall’estero, con un saldo tra esportazioni e importazioni negattvo da questo punto di vista.

I ricercatori di Irpet, l’istituto regionale di programmazione economica della Toscana, hanno calcolato che se raddopiassero i prezzi dei prodotti agricoli nel resto del mondo, per effetto anche del maggior costo dei prodotti energetici, l’effetto sulla spesa alimentare dei toscani sarebbe un aumento del 5 per cento.

L’Italia importa direttamente dall’Ucraina e dalla Russia il 10 per cento del proprio fabbisogno cerealicolo, il 20 per cento tra semi oleosi ed oli industriali derivati, il 10 per cento di leguminose da granella (usate per i mangimi in gran parte) e il 5 per cento di zucchero. Ma il dato reale è ancora più ampio, perché vanno considerate le importazioni indirette. E già nel 2021 era emersa l’insabilità dei prezzi dei cerali, fortemente legati all’andamento dei prezzi dei prodotti energetici.

Tra le regioni d’Italia solo Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia esportano più beni alimentari di quanti ne importino.

Leggi la nota congiunturale di Irpet
http://www.irpet.it/wp-content/uploads/2022/04/nota-di-lavoro-11-2022-aprile.pdf

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