GRANO AMARO. LA BATTAGLIA DEI CEREALI SI SPOSTA IN PIAZZA.

A GROSSETO GIOVEDI’28 SIT IN DI CIA E CONFRAGRICOLTURA DAVANTI ALLA PREFETTURA  PER PROTESTARE CONTRO LA DIMINUZIONE DEL PREZZO DI VENDITA

 

 

La battaglia del grano arriva in piazza. Giovedì prossimo, il 28 luglio dalle 10 alle 13, Cia e Confagricoltura, ancora unite sotto la sigla di Agrinsieme, hanno deciso di manifestare tutta la loro rabbia e il loro sostegno verso i produttori di grano costretti a subire l’ennesimo crollo del prezzo del prodotto, grazie a un sit in organizzato in piazza Rosselli, davanti al palazzo del Governo. Per questa ragione i due presidenti Enrico Rabazzi per Cia e Attilio Tocchi per Confagricoltura invitano tutti gli agricoltori a partecipare al presidio per la difesa di un prodotto di eccellenza, ma anche del lavoro di tanti agricoltori che rischiano di subire danni difficilmente ammortizzabili da un prezzo divenuto intollerabile e insostenibile. “Purtroppo – dicono i due presidenti – assistiamo all’ennesimo esempio di attentato alla agricoltura italiana di qualità, rappresentata dalla nostra cerealicoltura. In provincia di Grosseto questo è un problema che riguarda più di 1,5 milioni di quintali e che genera un volume d’affari di oltre 50 milioni di euro, indotto compreso. Apprezziamo – spiegano Rabazzi e Tocchi – l’impegno mostrato dal Governo nel recente tavolo ministeriale di filiera che ha messo a disposizione dieci milioni di euro per gli investimenti nella logistica, ma si tratta di una cifra  assolutamente insufficiente, tenuto conto che servirebbe a finanziare appena un terzo della produzione maremmana. Contributi che non possono essere dati alle aziende come integrazione perché sarebbero computati nel de minimis e quindi rischiano di non raggiungere chi vive davvero la crisi.” Rabazzi e Tocchi per far comprendere la portata del problema fanno alcuni esempi, facilmente comprensibili anche per i non addetti ai lavori. “Con una quotazione di 14 euro al quintale, ampiamente al di sotto dei costi produttivi, si raggiunge un valore corrispondente agli anni ’80. Questo significa che un chilo di pane ha un costo pari a quattordici chili di grano e con un chilo di farina si produce un chilo e duecento grammi di pane. Non si tratta di crisi ma si può parlare di una vera e propria paralisi che riguarda molte aziende maremmane a cui rimangono solo le briciole del pane prodotto con la loro farina. Tale situazione come Cia e Confagricoltura non l’accettiamo e faremo di tutto per sostenere la redditività dei produttori già penalizzati da una annata tra le peggiori degli ultimi dieci anni e per avere risposte  adeguate dal Governo e da un mercato cinico che, fregandosene del sacrificio di chi lavora la terra, è disposto ad acquistare all’estero prodotti di dubbia qualità per poi immetterli sul mercato a prezzi ridicoli.”

 

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