•  GLI ORTAGGI CONSERVATI

quasi nessuno sà che il mio primo vero lavoro fù quello in un laboratorio di ortaggi conservati, unico uomo tra una decina di donne.
Le donne sono indispensabili per questo lavoro, hanno le mani piccole, le dita affusolate e per il confezionamento nei vasetti ci vogliono queste caratteristiche.
L’ambiente era composto da quattro sale, il magazzino dove si stoccavano centinaia di botti da 250 kg di verdure in salamoia, la sala di preparazione dove io trasferivo le verdure nella quantità richiesta lavandole in acqua corrente per un certo tempo, la sala laboratorio dove venivano confezionati i vasetti con gli ortaggi, il magazzino spedizioni dove si stoccavano merci in partenza, rigorosamente confezionate in giornata e in partenza nelle 24 ore successive.

Ci potrei scrivere un libro sugli ortaggi conservati, la conservazione nelle botti, il lavaggio in mastelli con acqua corrente per un tempo determinato, ne di più ne di meno, l’asciugatura del prodotto, l’approvvigionamento sui tavoli di lavorazione a seconda delle ordinazioni, l’approvvigionamento degli oli dalla ditta Giurlani di fronte alla stazione, il controllo degli aceti che arrivavano dalla ditta Boldrini, la chiusura ermetica dei barattoli, la consegna dei prodotti finiti su piazza, in Versilia e in Umbria e giornalmente ai corrieri, la consegna e il ritiro delle cipolline rosse da sbucciare da una anziana signora a San Marco era compito mio.

Il laboratorio era affascinante, la diluizione degli aceti per non “bruciare” le verdure, la miscelazione degli oli vergini e di semi in percentuali varie a seconda del prodotto conservato, la chiusura ermetica e l’etichettatura, i lavaggi in vasche automatiche delle verdure in foglia precotte che andavo a prendere a Metato, nel pisano, e che poi una volta pronte ne determinavo il peso e sigillavo elettricamente e le consegnavo a Novoli per l’Esselunga, a quel tempo una novità.

Due anni intensi, di lavoro impegnativo, ma anche interessante e divertente, di responsabilità perché non ti potevi permettere di sbagliare, molta responsabilità per un “ragazzo” di 18 anni, con un orario di lavoro che sapevo quando entravo al mattino ma non quando uscivo alla sera, ma così è stata gran parte della mia vita, e poi saper convivere con una decina di donne non era facile, con i loro discorsi al femminile a cui facevo finta di non prestare attenzione, ma ci fu anche una “fidanzatina” per un’anno.
Insomma uno spaccato di vita che tornerei volentieri a ripercorere.
FONTE EZIO LUCCHESI


Evviva gli ortaggi conservati.

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