Oggi, 22 Aprile, in molte parti del mondo si festeggia l’Earth Day. Organizzata per la prima volta nel 1970, la Giornata della Terra rivendica il diritto etico di vivere in un ambiente sano, equilibrato e sostenibile.
Se Greta Thunberg, la giovane attivista Svedese, è diventata in poco tempo l’immagine e il simbolo di molti giovani e meno giovani che hanno a cuore l’ambiente, nella nostra Valle abbiamo avuto un simbolo mondiale dell’amore verso l’ambiente, la natura e il mondo agreste.
Un simbolo chiamato Giovanni Pascoli, uno dei più famosi poeti del mondo. Persona di immensa cultura, professore universitario, da studente aveva avuto simpatie anarchiche che nel tempo si erano trasformate in un socialismo umanitario.
Nelle sue poesie esce prepotentemente l’amore verso la natura ed anche una certa critica verso chi non la rispetta.
Esempio lampante è “Al Serchio”, scritta dal grande poeta perchè “contrario alla privatizzazione e canalizzazione di alcune polle del fiume Serchio progettate per fini industriali”.
In “Odi e Inni” inoltre si legge:
“… L’Italia da questa piccola contrarietà (piccola, perchè i rimedi son tanti!) deve imparare qualcosa: deve rivestire i suoi monti, già spogliati dalla spensierata ingordigia dei possessori, se vuol da per tutto ciò che, per provvidenza, per disinteresse, per virtù dei maggiori, è qui in Val di Serchio: le acque per la sete degli uomini e dei campi, le acque per le industrie che redimeranno la nazione. Ma l’Italia non deve pensare, e già forse non pensa più (giova sperare), ad acconsentire che chi ha arato, seminato, roncato, con tante spese e fatiche e traversie e strettezze, si veda, quando è finalmente per segare il grano, toglier di mano il falcetto, e si senta dire: Mieto io!”…
Ed ancora:
“… Gli alberi e le acque si amano e si aiutano con fraterna vicenda: gli alberi proteggono le acque, le acque alimentano gli alberi. E quando la bella selva nei meriggi estivi sta immobile sul dorso del monte, pare che porga ascolto alla voce sommessa e dolce, come un vagito nuovo, d’un rio a cui ella diede la vita; e quando i ruscelli son divenuti il fiume, questo, con la sua gran voce inestinguibile, sembra che canti le lodi dei faggi e degli abeti, amici della solitudine e della meditazione, i quali tuttavia di lassù vollero ispirare e animare tanto fremebondo lavoro al piano.
Così il Serchio, cioè «il fiume,» come è chiamato dai rivieraschi, canta il suo grande inno di grazie ai colletti frondosi, tra i quali scorre perennemente”…

E se Giovanni Pascoli diventasse il simbolo, locale e mondiale, per il rispetto della terra e l’amore verso la natura e il mondo agreste?

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