Finisce lo “stato d’emergenza”, ma non la follia del governo

Lungi dall’agognato “liberi tutti”, ancora un altro decreto denso di illogica e spregio della Costituzione e della democrazia

E’ stato pubblicato la sera del 24 marzo l’atteso DL col quale il Governo dovrebbe gestire la “fine dell’emergenza” con la proroga o la cancellazione di alcune delle misure in scadenza al 31 marzo e nei mesi successivi.

Come per i precedenti decreti, commentare tali disposizioni richiede più la competenza di uno psichiatra che di un giurista; mentre in tutto il mondo le misure restrittive vengono completamente abbandonate (ove mai siano state adottate), l’Italia rimane ostaggio dei virologi da salotto, i quali si erano già riciclati in novelli strateghi militari per non perdere l’amata poltrona da Vespa o Formigli; ma non hanno da temere, purtroppo, dato che le paranoie del ministro Speranza regnano sovrane.

E così anche per tutto il mese di Aprile avremo bisogno delle tabelline a doppia entrata per sapere dove potremo recarci; con la primavera, il buon Draghi ci concede nuovamente di poter riscuotere la pensione alla Posta, tagliarci i capelli, mangiare all’aperto ma non al chiuso eccezion fatta per i turisti stranieri che notoriamente sono solo portatori di denaro e non di virus, prendere un treno regionale ma non un intercity e così via.

Il diritto al lavoro, su cui si fonderebbe questa sciagurata repubblica, rimane concesso per tutto aprile dietro green pass base che potrà essere però esibito anche dagli over 50; poteva mancare qualche punta di cattiveria? Certo che no, ecco quindi la proroga dell’obbligo vaccinale per i sanitari fino al 31 dicembre e l’incredibile previsione secondo la quale l’attività didattica rimane legata alla vaccinazione fino al 15 giugno, per cui l’insegnante può rientrare sì a scuola ma per un po’ si dovrà limitare a dare una mano ai bidelli.

Restano poi le mascherine a tenerci compagnia per tutto aprile e l’ennesimo sopruso sui bambini con le scuole che ne vedranno confermato l’uso della fino alla fine dell’anno scolastico a giugno, unico ambiente in cui rimarrà l’obbligo proprio per quella categoria che meno ne avrebbe bisogno, bambini che una volta usciti da scuola potranno tranquillamente andare in un bar, una pizzeria o al cinema senza doverla mettere; qual è il motivo di questo ulteriore accanimento sui nostri figli e nipoti?

Tutto questa cervellotica follia antiscientifica dovrebbe sparire dal 1° maggio; dovrebbe, appunto, perché sul decreto è lasciata all’ipocondriaco ministro della malattia la possibilità di cambiare le regole quando e come vuole, secondo un ormai consolidato principio di gerarchia delle fonti al contrario con le ordinanze di Speranza che possono tranquillamente fare carta straccia della Costituzione.

L’assurdità dell’emergenza oltre lo stato di emergenza continua e passa ormai quasi sottotraccia, col popolo distratto dalla martellante propaganda sul conflitto in Ucraina, che purtroppo non può non ricordarci lo stesso atteggiamento dei media usato col Covid: stessa unilateralità di vedute, stesso odio contro il “nemico comune” ieri i no-vax, oggi i sospetti filorussi, stessi personaggi a comandare i plotoni di esecuzione dai telegiornali e dai salotti televisivi.

Il bersaglio di tutto questo, come sempre, è colui che usa il proprio cervello, che non si fa condizionare la vita da una malattia mai lontanamente paragonabile alla peste e ormai degradata a rango di raffreddore e che sa che le bombe russe in Ucraina non uccidono di più di quelle della NATO in Iraq o Afghanistan o della stessa Ucraina in Donbass; l’obiettivo del Grande Reset è proprio quello spirito critico e quella consapevolezza che rende l’uomo libero e l’uomo libero è proprio l’obiettivo da abbattere, privandolo dei diritti che sembravano ormai acquisiti attraverso una serie infinita di emergenze o presunte tali.

“Guerra e Pandemia, Stessa Strategia”: questo il film che ci viene proposto e contro il quale sempre combatteremo, continuando con le nostre iniziative contro questa deriva totalitaria, a sostegno in primis di quelle categorie come i sanitari o gli insegnanti che sembrano non vedere mai la fine dell’incubo.

A loro va tutta la nostra solidarietà e sostegno! W la democrazia, W il lavoro, W la libertà!

Valle del Serchio Alternativa

 

 

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