L’altro giorno un amico di Trassilico, mi ha regalato un libro dal titolo:” Un Garfagnino alla corte dell’Imperatore – l’Abate Giovanni Pierelli di Trassilico”. Ammetto che fino a quel momento conoscevo poco di questo importante personaggio nato intorno al 1630, persona di grande intelligenza e cultura, autore di molte opere letterarie. Per queste sue doti fu molto apprezzato da uno dei personaggi più importanti dell’epoca Raimondo Montecuccoli, valoroso condottiero e letterato, sicuramente uno dei protagonisti dell’Europa del seicento. Pierelli è stato ambasciatore del duca Francesco II d’Este, in diversi stati europei, tra cui: Olanda, Francia e Spagna. La sua attività di diplomatico, unita alla grande capacità comunicativa, lo misero in condizione di entrare nelle più importanti corti europee. Le sue opere furono apprezzate dall’imperatore Leopoldo I d’Asburgo e dall’imperatrice Eleonora, tanto da nominarlo “poeta cesareo”, vale a dire, poeta ufficiale della corte. Pierelli, riuscì a trasformare un fatto di cronaca coevo, in un poema: Vienna difesa. Leggendo questo poema, che parla dell’assedio di Vienna del 1683, da parte dell’esercito inviato dal sultano Maometto IV, composto da circa 250.000 uomini, con a capo il gran visir Mustafà, con l’ordine di conquistare Vienna e una volta raggiunto questo scopo, l’armata doveva convergere su Roma e sottometterla all’islam. Come è andata a finire lo sappiamo tutti, per chi invece volesse documentarsi meglio, consiglio di leggere questo bel libro, che è stato edito dall’Unione dei Comuni della Grafagnana. Ho fatto questa premessa, perché durante la lettura del predetto libro, ho riflettuto sul come è cambiata la strategia del mondo islamico per giungere alla conquista di Roma e quindi di tutta l’Europa cristiana. C’è una lunga tradizione islamica che vuole fare di Roma, “Romiyyah”, la quarta città santa dell’islam (dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme) e la base da cui l’islam potrà conquistare il mondo occidentale. Roma come luogo di attrazione ineffabile, come calamita mistica dell’universo islamico. Non riuscendovi con le armi, hanno cambiato strategia, usano “il ventre delle loro donne”, come più volte ci ha spiegato Orianna Fallaci, ma soprattutto usano i principi di libertà che stanno alla base della democrazia come grimaldello per scardinare la nostra società ed espandere quella islamica. Noi occidentali cosa facciamo per impedire questo? Nulla! Guai a chi parla male dell’Islam, viene subito etichettato dai “politicamente corretti” islamofobo. Nei salotti buoni, si fa un gran parlare di integrazione, ho sentito politici con responsabilità di governo, asserire che l’Islam e compatibile con la nostra cultura. Poveri illusi, non hanno letto il Corano e non conoscono nulla dell’islam. Da storico, posso affermare senza tema di smentita, che l’Europa, si trova nella stessa situazione in cui si trovava l’impero romano nel V sec. d.C (476 detronizzazione di Flavio Romolo Augusto, noto con il diminutivo di Augustolo, cioè piccolo Augusto, ultimo imperatore), infatti oggi si evidenziano quattro fattori principali, che coincidono perfettamente con la fine dell’impero romano d’occidente e sono: il tracollo demografico, che porta a una drastica diminuzione della popolazione autoctona; la crisi economica accompagnata dalla crescente tassazione, che porta i cittadini a un impoverimento mai visto prima; l’apertura incondizionata delle frontiere ai cittadini extracomunitari, considerata come la soluzione al riequilibrio demografico e infine, il comportamento a mio parere più grave: la rinuncia alla propria identità, che ha fatto grande l’Europa e gli hanno permesso di respingere tutti gli “assalti” posti in essere dagli eserciti islamici, vedasi la battaglia di Poitiers, 11 ottobre 732, tra l’esercito arabo-berbero musulmano di al-Andalus, comandato dal suo governatore, ʿAbd al-Raḥmān b. ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī, e quello dei Franchi di Carlo Martello, che ha sconfitto l’armata araba, fino ad arrivare all’assedio di Vienna del 1683, con cui ho aperto questo articolo. I problemi sopra esposti non vengono mai affrontati dai governi europei, sia a parole che nei fatti. Provo a dare una risposta: il problema del calo demografico deve essere considerato come una questione politica. In modo paradossale, la demografia mette in rilievo i limiti dell’azione politica, ma nel contempo non potrà mai essere affrontato senza l’aiuto del mondo politico. I giovani italiani, si sposano a una età avanzata 34 anni per l’uomo e 31 per la donna, solo trent’anni fa la media erma sotto i 25 anni. I giovani rimangono in famiglia oltre i 35 anni. L’incertezza economica e la disoccupazione giovanile fanno il resto. Ora arriviamo al terzo punto, l’apertura delle frontiere, l’immigrazione serve al potere e ai signori della globalizzazione perché garantisce un abbassamento dei costi della manodopera. Faccio un esempio, se un operaio extracomunitario viene pagato 30 euro al giorno e un italiano 60 euro, appare evidente che prima o poi, anche il lavoratore l’italiano, se vuole lavorare deve scendere a trenta euro. A cosa serve l’immigrazione? L’immigrazione serve a fare in modo che il conflitto resti circoscritto tra le classi povere, tra disoccupati immigrati e disoccupati italiani, e non coinvolga mai i signori della finanza e dei poteri forti in generale. Altro punto. I flussi dei extracomunitari, sono migrazioni, anzi deportazioni di massa, serve esattamente a imporre un nuovo profilo antropologico, quello del precariato. I migranti, proprio come i nostri lavoratori sono precari, non occupano un posto fisso, sono costretti a essere delocalizzati, spostati secondo i flussi del capitale. Per questi motivi possiamo dire che oggi l’immigrazione di massa equivale a una deportazione di massa. Per questo motivo il nostro nemico, a mio parere, non deve essere ricercato tra i richiedenti asilo, ma tra chi li costringe a fuggire dalle proprie terre. Il nemico non è chi è disperato, ma chi getta nella disperazione le persone e per questo motivo sono costrette ad emigrare. Ovviamente non rientrano in questa situazione i terroristi che si infiltrano tra i migranti per entrare in suolo europeo e porre in essere i loro abietti crimini, a danno di persone inermi. Ultimo punto. La perdita di valori e la scristianizzazione dell’Europa, è dovuta, a mio modo di vedere, a fattori sociali e culturali, ai quali si è unito un terzo fattore istituzionale: l’Unione Europea, la quale non esprime una comune visione storica, strategica, culturale e spirituale ma è davanti agli occhi di tutti forte spinta a liberarsi da ogni legame con la civiltà cristiana. Il peccato originale dell’UE, se così si può chiamare, si rivelò già nel rifiuto di riconoscere, le radici cristiane dell’Europa, insieme alla civiltà greco-romana. Quelle origini erano peraltro l’unico fattore comune su cui poter costruire l’Europa, che per il resto è divisa e si è disgregata nei secoli. Tutte le norme che sono seguite, gran parte delle decisioni assunte dai congressi e delle sentenze delle corti europee, sono state rivolte a un’evidente scristianizzazione dell’Europa. Concludo, augurandomi e augurando a tutti noi italiani ed europei in generale, che la politica, quella con la “P” maiuscola, esca dai “salotti buoni” delle televisioni, dove tutto deve essere politicamente corretto e frequenti di più le piazze e le strade dei quartieri di periferia delle nostre metropoli, dove la povera gente vive immersa in enormi difficoltà e nella crescente povertà. Si impegni per il bene comune, quello che i nostri antenati romani, chiamavano la res publica. Sono in gioco, i nostri valori, quei valori per i quali i nostri nonni e i nostri padri, hanno lottato anche a costo della vita. Fermiamoci e riflettiamo su dove abbiamo condotto questa povera Europa, se non lo facciamo mettiamo a repentaglio il futuro e la sicurezza dei nostri figli. Facciamo in modo che l’Europa sia difesa.

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