Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2021 e cosa spetta

Le festività soppresse danno diritto a ore di permesso in più in busta paga. In alcuni casi è possibile anche monetizzarle. Vediamo quali sono e quanto spetta secondo i CCNL.

Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2021 e cosa spetta

Anche nel 2021 le ex festività (soppresse) danno diritto a ore di permesso in più in busta paga, ma possono anche essere monetizzate.

Le ex festività sono quelle soppresse con la legge 54/1977 e successive disposizioni e sono quattro, ma che diventano in verità tre per il lavoratore che presta servizio a Roma.

La prima ex festività del 2021 è la festa del papà, San Giuseppe, del 19 marzo e l’ultima invece è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre.

Per le quattro ex festività nel 2021 al lavoratore dipendente spettano 8 ore di permesso retribuite.

Vediamo allora quali sono tutte quelle festività riconosciute dal vecchio ordinamento e che ora non lo sono più perché soppresse, ma che danno comunque diritto a ore di permesso aggiuntive rispetto ai ROL tradizionali. Vediamo anche quando e in che modo le ex festività vengono monetizzate.

Quali sono le ex festività

Le ex festività, oggi soppresse, sono quattro e sono riconosciute in busta paga al lavoratore che deve comunque verificare il proprio Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di riferimento.

Partiamo dal ricordare le festività nazionali civili oggi riconosciute dall’ordinamento italiano e che sono tre:

  • la Festa della Liberazione il 25 aprile;
  • la Festa dei Lavoratori il 1° maggio;
  • la Festa della Repubblica il 2° giugno.

Ci sono poi delle festività religiose, ovvero l’Immacolata, Natale, S.Stefano, Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto e Ognissanti il 1° novembre durante le quali ai lavoratori spetta il diritto ad astenersi dall’attività lavorativa.Tuttavia in passato tra le festività riconosciute dal nostro ordinamento ve ne erano altre cinque:

  • San Giuseppe (Festa del papà);
  • Ascensione;
  • Festa dell’Unità Nazionale;
  • Corpus Domini;
  • S.S. Pietro e Paolo.

Queste, infatti, erano disciplinate dalla legge 269/1949, salvo poi essere abrogate dalla legge 54/1977 e da successive disposizioni e non sono state più ripristinate.

Pur non essendo più riconosciute come giorni in cui ci si può astenere dal lavoro, le ex festività hanno comunque un peso in busta paga dal momento che vengono trasformate in permessi retribuiti.

Ovviamente questo accade se la ex festività cade in un giorno lavorativo del dipendente e le condizioni dipendono e possono variare, come abbiamo anticipato, dal CCNL applicato.

Vediamo quindi quali sono le ex festività riconosciute nel 2021 e in quali casi al dipendente spetta un giorno di permesso.

Ex festività, quando spetta il permesso: calendario 2021

Dopo aver visto cosa si intende per ex festività, vediamo nello specifico quali sono quelle che i lavoratori troveranno per l’anno 2021 in busta paga partendo dalla festa del papà di venerdì 19 marzo e finendo con giovedì 4 novembre.

Le ex festività indicate in busta paga per il 2021 sono quattro, ovvero:

  • San Giuseppe: venerdì 19 marzo 2021;
  • Ascensione: giovedì 13 maggio 2021 (il 39° giorno dopo la domenica di Pasqua);
  • San Pietro e Paolo: martedì 29 giugno 2021;
  • Festa dell’Unità Nazionale: giovedì 4 novembre 2021.

L’ex festività del Corpus Domini (il 6 giugno nel 2021) cade come ogni anno di domenica e non dà diritto alla maturazione dei permessi ex festività.

Negli altri quattro giorni indicati, invece, il lavoratore ha diritto a un giorno di permesso extra – indicato in busta paga – di cui può godere in caso di necessità.

Il discorso è differente per la festività di S.S. Pietro e Paolo del 29 giugno e in particolare per chi lavora a Roma. Per costoro infatti quella del 29 giugno non si considera come un’ex festività: trattandosi della festa patronale della Capitale è a tutti gli effetti un giorno festivo. Per tutti gli altri lavoratori dipendenti risulta essere una ex festività.

Ex festività in busta paga: come sono retribuite?

Come anticipato le ex festività – quando riconosciute come tali – vengono convertite in permessi retribuiti di cui può godere il lavoratore. Il dipendente, quindi, in busta paga potrà beneficiare di ulteriori ore di permesso per il 2021.

Ma facciamo qualche esempio pratico andando a consultare alcuni CCNL per capire come vengono trattate in busta paga le ex festività.

Nel CCNL Commercio, che è uno dei più applicati, si legge chiaramente che dai lavoratori vengono fruiti “gruppi di 4 o di 8 ore di permesso individuale retribuito, in sostituzione delle 4 festività abolite dalla legge.”

Il lavoratore al quale si applica il CCNL Commercio avrà diritto, in base a quanto abbiamo visto, nell’anno fino a 32 ore di permessi retribuiti per ex festività, 8 delle quali proprio in riferimento al 4 novembre 2021, l’ultima dell’anno in corso.

Ma cosa succede se il lavoratore decide di non fruire di queste ore in più di permessi retribuiti, 8 ore che corrispondono a una giornata lavorativa? A venirci in aiuto ancora una volta è il CCNL Commercio nel quale si legge:

“I permessi non fruiti entro l’anno di maturazione decadranno e saranno pagati con la retribuzione di fatto, in atto al momento della scadenza, oppure potranno essere fruiti in epoca successiva e comunque non oltre il 30 giugno dell’anno successivo.”Al termine del 2021 quindi, se le ore di permesso in busta paga per ex festività scadono perché non fruite, le stesse vengono pagate con la retribuzione di fatto e solitamente nelle mensilità di dicembre o di gennaio dell’anno successivo.

In alternativa i permessi per ex festività possono comunque essere utilizzati, ma non oltre il 30 giugno dell’anno successivo a quello di scadenza (per il 2021 entro il 30 giugno 2022). Quanto detto vale avendo preso come riferimento il solo CCNL Commercio, ma potrebbe variare per altri contratti e settori di applicazione.

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