Estrarre energia dall’evaporazione dei laghi? E’ possibile

 

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Fra pochi anni una nuova fonte di energia rinnovabile potrebbe aggiungersi a quelle tradizionalmente note del sole, del vento, dell’acqua, delle biomasse e del calore terrestre; si tratta dell’evaporazione naturale. E’ quanto si augurano due ricercatori dell’università della Columbia, -l’ingegnere Ahmet-Hamdi Cavusoglu e il biofisico Ozgur Sahin- che hanno recentemente pubblicato uno studio sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, spiegando quali potrebbero essere le potenzialità di questo processo.

Cavusoglu e Sahin sono riusciti a realizzare il prototipo di un motore in grado di sfruttare il passaggio di stato che trasforma l’acqua liquida in vapore; tale congegno è costituto da una serie di nastri flessibili rivestiti da spore batteriche. Queste ultime hanno la capacità di reagire alle variazioni di umidità ambientale, espandendosi e restringendosi progressivamente. Ciò causa, di conseguenza, lo stiramento e il successivo rilassamento del supporto su cui sono adsorbite le spore; questo movimento, in un certo senso, imita ciò che avviene nelle fibre muscolari del nostro corpo. Il dispositivo regolerebbe l’afflusso di vapore acqueo all’interno della cella in cui sono contenuti i nastri, convertendo le contrazioni di questi ultimi in energia grazie a un generatore.

In linea del tutto teorica, secondo Cavusoglu e Sahin, sfruttando l’evaporazione di tutti i bacini idrici degli Stati Uniti si potrebbe ottenere una resa complessiva di 325 GW di energia, ovvero più di metà del fabbisogno energetico del Paese.

di Claudio Vastano

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