Estate chiusa per reddito L’allarme di hotel e lidi: non troviamo personale

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Dal Veneto alla Puglia: “Nessuno vuol lavorare per non perdere il sussidio. Stagione a rischio”
Paolo Bracalini

Estate chiusa per reddito di cittadinanza. Perché farsi il mazzo per 900 euro tutta l’estate, o magari rovinarsi i week end estivi per pochi soldi, quando puoi riceverli standotene sereno a casa tua o magari in spiaggia grazie a Di Maio? La risposta alla domanda è scontata, come stanno capendo a loro spese i proprietari di hotel, ristoranti e stabilimenti in cerca di lavoratori per la stagione estiva appena iniziata. L’allarme arriva da tutta la penisola, da nord a sud: non si trovano camerieri, bagnini, personale di cucina.

Tutti lavori che negli anni scorsi facevano molti ragazzi che però da aprile di quest’anno stanno già prendendo il reddito di cittadinanza o sono in attesa di riceverlo dall’Inps. «Siamo in emergenza vera. Molti giovani del sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi – spiega il sindaco di Gabicce Mare, Domenico Pascuzzi, intervistato dal Resto del Carlino – quest’anno non sono voluti tornare a perché stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere». Di qui l’appello disperato del sindaco rivolto «a coloro che hanno voglia di lavorare», di contattare l’associazione degli albergatori locale per salvare la stagione altrimenti a rischio per mancanza di personale.

Il problema è esteso a tutta la riviera romagnola, in una stagione tra l’altro molto positiva per le prenotazioni. Lo denuncia il segretario confederale della Uil, Ivana Veronese: «Nella riviera romagnola si stanno manifestando due fenomeni: da una parte sta diminuendo l’offerta di lavoro stagionale, pur in presenza di una forte domanda; dall’altra – e ciò è quello che maggiormente ci preoccupa – seppur per ora circoscritto a pochi casi, si preferisce un lavoro in nero piuttosto che un lavoro regolare, per poter beneficiare del nuovo reddito di cittadinanza». Il meccanismo è semplice: chi risponde alle offerte di lavoro nelle località balneari, chiede di non essere contrattualizzato ma di lavorare in nero, così da mantenere anche l’assegno pubblico di cittadinanza. «La scorsa settimana due ragazzi, sui venticinque anni, mi hanno chiesto lavoro per l’estate ma hanno subito precisato che sarebbero stati disposti a fare la stagione soltanto a condizione di non risultare assunti. Dobbiamo conservare il reddito di cittadinanza, abbiamo fatto domanda e siamo a posto con tutti i requisiti previsti dalla normativa, mi hanno spiegato» racconta Gabriele Bernardi, albergatore di Rimini. Le stesse richieste ricevono gli hotel di Cesenatico e delle altre famose località dell’estate romagnola. Così come a Jesolo, in Veneto, dove mancano tra le 500 e le 1.000 persone, un terzo della forza lavoro totale.

L’albergatore Amorino De Zotti racconta di aver ricevuto quattro rifiuti molto chiari: «Invece che prendere 1.100 euro lavorando hanno preferito prendere 780 euro restando a casa». «È una situazione che rasenta il drammatico – protesta il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli – ma non è solo in Veneto, è così in tutta Italia». La paga di un cameriere è sui 1.300, più vitto e alloggio. Ma per molti è sempre troppo poco, visto che con il M5s al governo si può essere pagati per non lavorare. Sul loro blog i Cinque Stelle rispondono: «I lavori stagionali sono la giungla di precarietà. Orari disumani, stipendi da fame, nessuna sicurezza. Noi con il decreto Dignità e il reddito di cittadinanza sosteniamo chi è stato ridotto alla fame dai precedenti governi».

Il meccanismo è lo stesso in Puglia, dove l’allarme sull’«effetto boomerang» del reddito di cittadinanza è stato lanciato dal leader nazionale del Sindacato Italiano Balneari, Antonio Capacchione, imprenditore del settore a Margherita di Savoia: «Molti associati ci hanno segnalato la difficoltà di reperire un aiuto nella gestione delle strutture a causa del reddito di cittadinanza». Di qui l’appello al governo: «Intervenite subito per correggere numerosi aspetti della legge. Bisogna fare in fretta». Altri, invece di sperare nel governo, si affidano alla tecnologia. Come un ristoratore veneto, Luigi Serafin, che vuole sostituire il personale con dei robot che servono ai tavoli: «I robot non vanno dai sindacati e non sono mai stanchi». E non fanno domanda del reddito di cittadinanza

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