Ennesimo caso di ossessione vaccinale in una farmacia della Valle del Serchio.

 

La farsa dei “vaccini” anti covid 19 appare ormai evidente a chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto: in tutti i paesi europei si sono raggiunti i record assoluti di contagio da inizio pandemia; a titolo di esempio, in Italia i casi ormai superano il tetto dei 2.000 per milione di abitanti, quando il picco massimo precedente raggiunto in novembre 2020 era di circa 600 per milione di abitanti; non migliore la situazione negli altri paesi limitrofi, dalla Francia alla Spagna al Portogallo, indipendentemente dall’adozione dei vari green pass o meno.

 

Non ci sarebbe certo nulla di cui spaventarsi: ogni inverno l’influenza mette a letto dai 6 agli 8 milioni di italiani e la variante che attualmente va per la maggiore, la Omicron, viene definita dallo stesso Matteo Bassetti “un raffreddore rinforzato, anche per i non vaccinati”; del resto, chi di noi non conosce in questi giorni persone, in gran parte vaccinate anche con terza dose, positive e anche sintomatiche? D’altro canto, le terapie intensive secondo i dati Agenas sono al 15% in un mese di picco stagionale e non si capisce veramente dove stia l’emergenza.

 

Di fronte a delle evidenze così chiare, il governo, invece di ritirare immediatamente i vari super/mega/turbo green pass e ciarpame vario, si appresta a nuove ridicole quanto inutili strette sugli odiati no vax, rei evidentemente di pensare col loro cervello e di non voler sottostare alle tonnellate di balle che ci vengono propinate incessantemente da 2 anni a questa parte dai media generalisti, divenuti ormai solo il megafono di Draghi e Speranza.

 

Due anni di propaganda H24 hanno però fatto le loro vittime, trasformando via via dei pacifici cittadini in improvvisati moralisti dell’ultima ora, quando non veri e propri sceriffi dell’ordine ipocondriaco dominante; del resto, come ricordato da uno dei sopravvisuti ad Auschwitz, “non sono stati Hitler o Himmler a deportarmi, picchiarmi, ad uccidere i miei familiari, furono il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore, a cui fu data un’uniforme e credettero di essere la razza superiore”. La storia dovrebbe insegnare, ma purtroppo il condizionale è d’obbligo.

 

Tutto questo preambolo per segnalare l’ennesimo episodio di discriminazione e moralismo un tanto al chilo avvenuto la mattina del 4 gennaio a una cittadina di Fornaci di Barga, Graziana Lanini, recatasi alla farmacia Mollica di Ponte all’Ania per effettuare il tampone, divenuto ormai necessario per avere quel diritto al lavoro su cui si fonderebbe in teoria questa repubblica delle banane.

 

Alla richiesta della lavoratrice di poter calendarizzare i tamponi per la settimana a venire, si è sentita rispondere dalla farmacista, in maniera stizzita e scocciata, che avrebbe dovuto vaccinarsi e si augurava che presto venisse introdotto l’obbligo vaccinale per tutti, seguita a ruota dalla calorosa approvazione di altre notevoli teste pensanti presenti all’interno della farmacia; naturalmente di fronte a tale risposta la lavoratrice si è rifiutata di andare oltre e di qui in avanti si recherà altrove.

 

Viene però da domandarsi da cosa derivi questo stress,  capiamo che fronteggiare orde di persone alla disperata ricerca di tamponi, in gran parte vaccinate e  terrorizzate dalla propaganda sulla letalità del “raffreddore rinforzato”, sia faticoso; nondimeno la deontologia professionale, il rispetto della clientela e delle posizioni di ognuno dovrebbe prevalere; non sarebbe il caso semmai di prendersela con un governo che da due anni non sa che pesci prendere e che invece di ammettere gli errori fatti persevera sulla sua strada creando un clima da guerra civile?

per conto del movimento Valle del Serchio Alternativa

Francesco Bertoncini – Leonardo Mazzei

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