Energia dal sole e dall’acqua, un futuro non troppo lontano

 

 

L’utilizzo dell’energia solare per la produzione di idrogeno potrebbe divenire, in un futuro non troppo lontano, la più importante fra le energie rinnovabili al servizio dell’industria; importante per la sua abbondanza (la materia prima del processo, l’acqua dell’oceano, rappresenta un serbatoio di idrogeno praticamente illimitato) nonché per la sua caratteristica di non produrre alcuna scoria inquinante.

Il processo di scissione della molecola di acqua (in chimica definito elettrolisi) avverrà in dispositivi chiamati celle fotoelettrochimiche (o PEC), che saranno costituite da un elettrodo semiconduttore in grado di assorbire la luce e di utilizzare l’energia così ottenuta per spezzare i legami fra ossigeno e idrogeno. I dispositivi creati fino a questo momento hanno, in genere, o rese piuttosto basse o costi di realizzazione proibitivi. Per questi motivi l’uso dell’energia solare per la produzione di idrogeno non è ancora divenuto un processo “industrialmente” diffuso.

Di recente, però, i ricercatori del MESA Institute for Nanotechnology dell’Università di Twente, in Olanda, sono riusciti a incrementare in modo significativo il livello di resa delle PEC. La cella da loro progettata è dotata di un elettrodo in filamenti di silicio della lunghezza di un decimo di millimetro o meno; la punta di ciascuna fibra è inoltre rivestita da un catalizzatore costituito da una lega di nickel-molibdeno. Variando la struttura e la lunghezza dei filamenti in silice, gli scienziati del MESA sono riusciti a ottenere un’efficienza di sistema pari al 10,8%, la più alta mai ottenuta con questo tipo di tecnologia. Se le prossime celle fotoelettrochimiche arrivassero al 15% di produzione, l’utilizzo dell’energia solare per l’estrazione d’idrogeno potrebbe finalmente divenire economicamente vantaggiosa.

di Claudio Vastano

 

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