Effetto boomerang per Renzi inguaiato dalla sua annuncite

La gente non crede più al premier e oggi se ne ricorderà nelle urne. Colpa dei proclami su fisco, welfare e statali

Il sentimento di ripulsa verso il premier Renzi e i suoi messaggi è lampante, e gli è precipitato in testa con una accelerazione così spaventosa, da essere un caso di scuola. Merita di essere analizzato su base scientifica.

Colui che appariva essere un campione della comunicazione è soffocato dal prodotto della propria strategia. Si chiama effetto boomerang. Ed è l’esito della maledizione della doppia kappa. Okkupazione esagerata di ogni spazio. Fino all’esasperazione della forza nel suo contrario: la makkietta.

Scuserete l’uso smodato della kappa, che non esiste nemmeno nell’alfabeto italiano. Ma è proprio questo senso di estraneità, questa percezione di invasione straniera che ha provocato una sorta di effetto vomitivo.

L’errore tecnico di Matteo Renzi non è un semplice infortunio, ma nasce dal tradimento della morale politica. E questo è consolante: la moralità, la sincerità alla fine vincono; la buona fede nella sua semplicità può essere sconfitta dieci, cento volte, ma alla fine trionfa sulla furbizia disonesta.

Spaventato per l’esito dei ballottaggi di oggi, Renzi le ha provate tutte, nella speranza di riuscire anche questa volta a vincere le elezioni accaparrandosi il consenso con mance e mancette distribuite agli elettori.

Nell’ordine: prima ha provato ad abbindolare gli elettori sbandierando le nuove (dice lui) norme contro i cosiddetti «furbetti del cartellino», ma è stato respinto con perdite di fronte all’evidenza che poco o niente cambia rispetto alle norme già in vigore; poi ci ha riprovato con il «No Imu-day», riproponendo agli italiani il mantra del «governo che ha fatto la più grande riduzione delle tasse della storia», ma i suoi banchetti si sono rivelati un ridicolo boomerang, non solo per la scarsa partecipazione e per la sfortunata coincidenza che nello stesso giorno in cui Renzi «festeggiava» il taglio della Tasi sulla prima casa (erede dell’Imu) i cittadini-contribuenti erano chiamati a pagare altre 24 tipologie di tributi, ma anche perché gli italiani non sono stupidi e sanno bene che con Renzi al governo la pressione fiscale è aumentata; e infine, se ancora non bastasse, si è inventata la boutade della flessibilità in uscita per i pensionati. Anche in questo caso, gli italiani hanno capito subito l’imbroglio e neanche hanno dato seguito alle sue parole.

Quello che sta accadendo al premier è stigmatizzato come ho anticipato – dai manuali e in scienza della comunicazione viene chiamato «effetto boomerang». In farmacologia si chiama effetto paradosso: una pasticca che dovrebbe sollevare dall’ansia trascina invece all’angoscia. Nel caso di Renzi hanno influito sei elementi, quasi tutti dotati di molte kappa:

1 la creazione di aspettative sempre troppo elevate rispetto all’effettiva realizzazione di quanto promesso/annunciato;

2 l’okkupazione delle tv, per cui il suo messaggio è stato ripetuto all’infinito, nella totale assenza di contraddittorio, fino a generare repulsione nell’audience;

3 l’okkupazione parlamentare per cui le Camere si sono trovate a dover approvare d’urgenza 49 decreti legge, e a votare per 58 volte in due anni e mezzo la fiducia al governo;

4 l’okkupazione del potere: si pensi alle banche, i cui problemi il premier ha tentato di risolvere scaricando tutte le responsabilità sul presidente della Consob, con l’idea di sostituirlo quanto prima con l’ennesimo fedelissimo toscano;

5 l’arroganza dei comportamenti dei ministri di volta in volta interessati dalle campagne di comunicazione (si pensi alle sempre più numerose gaffe del ministro Boschi nella campagna per il referendum sulla riforma costituzionale);

6 utilizzando in senso traslato termini della giurisprudenza penale, la «reiterazione del reato», con ciò intendendo dire che gli annunci di Renzi cui non hanno fatto seguito i fatti e le promesse non mantenute non sono stati casi sporadici ma un’abitudine del premier.

Dall’effetto boomerang spiegato dai manuali passiamo così all’effetto «makkietta». Questo è diventato Renzi: una makkietta. Così è visto non soltanto dagli italiani che, come dicevamo, hanno capito il suo «gioco», ma anche a livello internazionale dagli altri leader europei e mondiali. Venerdì Renzi si è presentato con la sua faccia di bronzo a San Pietroburgo a rivendicare il ruolo del suo governo nella costruzione di ponti con la Federazione Russa. Ma con che coraggio va a fare dichiarazioni così infondate? Ed è stato subito sbugiardato dal presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, che pochi minuti dopo si è espresso in senso diametralmente opposto agli annunci del premier italiano.

Allo stesso modo, proprio della scorsa sfortunata settimana, l’okkupazione delle televisioni da parte di Renzi è stata certificata dall’Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni: è pienamente in atto una vera e propria okkupazione mediatica da parte di Renzi un’assoluta prevalenza del «Sì» al referendum costituzionale: ai primissimi posti, manco a dirlo, la premiata ditta Renzi-Boschi-Napolitano porta a casa complessivamente poco meno del 40% del tempo di parola nei telegiornali Rai e circa il 20% nel programmi extra Tg Rai. Con Renzi che totalizza, nei telegiornali del servizio pubblico e solo in 48 giorni, ben 7 ore di monologo a sostegno delle ragioni pro referendum costituzionale.

Ma Renzi ha ormai perso ogni credibilità. Può parlare quanto vuole, in tutte le televisioni che vuole, ma le sue sono solo parole al vento. Ogni giorno se ne inventa una diversa. Ormai nessuno più gli crede. Lo dimostra il crollo che ha avuto il suo consenso personale, ormai a picco insieme a quello del suo governo e del suo partito, che in soli due anni, dalle ultime elezioni europee, ha perso oltre 10 punti: dal 40,8% del 2014 al 28% (circa) delle ultime rilevazioni. Questa notte avremo i dati finali, che confermeranno il trend negativo. E la sconfitta ai ballottaggi si trasformerà in un’onda sempre più gonfia che lo travolgerà al referendum di ottobre. Se oggi il «No» è già in vantaggio 53,2 a 46,8 con trend crescente per il «No». Sempre dai sondaggi emerge che il fronte del «No» ha ancora enormi margini di espansione mentre quello del «Si» è isolato e in regressione. E non è detto che a ottobre Renzi ci arrivi, perché è molto probabile che i suoi lo faranno fuori prima.

In tutto questo vediamo all’opera una divinità greca, si chiama Nemesi. E’ la legge morale e politica del contrappasso. Anzi, kontrappasso.

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