Editoriale – Accadde oggi, 6 Gennaio: le origini (la fine) della Befana…e qualche altra considerazione

 

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Conoscevamo tutti il significato che la religione cristiana ha dato alla festività dell’Epifania. Parlo del tempo, quando tutti gli Italiani, nessun escluso, neppure quelli che ostentavano la religione di ateismo, perché tale è, né i Comunisti, iscritti al PCI e perciò scomunicati, che poi si sono dimostrati più democristiani dei Democristiani! erano Cristiani.

Cioè parlo dei tempi, quando il Cristianesimo era la nostra Religione. E non solo quella di Stato come aveva decretato l’Editto di Teodosio I nel 380. Ma anche quella nel Partito-Stato come nessun altra nazione al mondo ha avuto, con una permanenza al potere che è stata una volta e mezza quella di Mussolini: come dire che, in fatto di potere, gli unici in Italia al pari di Franco, l’Imperatore Hiro Hito o le Regine Elisabette, sono stati Fanfani e Andreotti.

Oggi, di sicuro, non ci si può, nonostante i Patti Lateranensi, stretti da Uno statista finito dopo morto a testa in giù ad un distributore della Esso, che non si sa come mai, dopo le sanzioni e la guerra era ancora tale: cioè distributore della più grande delle Sette Sorelle, le monopolizzatrici americane del petrolio mondiale, quelle che ancor oggi ci costringono a viaggiare con diesel e auto aromatizzanti (nel senso dell’anello benzenico!) della nostra aria. Patti stretti in Laterano e “rivisti” dopo più di mezzo secolo da uno Statista siculo-milanese, morto in esilio come il suo beniamino Garibaldi, sempre sul Mediterraneo, ma ad Hamamet.

Si, dobbiamo confessarlo alla Befana, prima che ci scomunichi con il carbone (nonostante la chiusura delle miniere del Sulcis, nome coniato dall’entourage di uno dei due statisti di cui sopra…), che né noi, poveri peccatori, ma pur sempre religiosi, né la Chiesa ci possiamo più dire Cristiani: la conferma è venuta davvero…dall’alto! un paio di giorni fa, e dopo il Modernismo e la rincorsa affannosa alla realtà, di chi si doveva occupare di spirito e di Paradiso e non di attualità e di aderenza ad un mondo che, si vedeva da lontano, era destinato a vivere senza fede! fatta dal Concilio Ecumenico II, c’è voluto poco arrivare alle parole di ieri l’altro di Francesco (non si definisce più neppure per numero, né come: Papa e francamente mi riesce difficile capire il perché… o forse non ho il coraggio di dirlo!) per cui la Chiesa sta diventando…un museo!!!

E almeno abbiamo capito perché nelle moschee non fanno pagare il biglietto! E per assurdità una religione come l’Islam (che tradotto letteralmente vuol dire: obbedienza) guardando indietro, al passato, ha fatto miliardi di proseliti!

Ma forse non tutti sanno che dietro la toscana storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni ancora più antiche, del Cristianesimo che è sopravvissuto solo due millenni. Tradizioni che anche attraverso questa religione, mutuata e storpiata dall’Ebraismo che noi non siamo mai riusciti neppure ad intravedere! che, essendoci prima, ed avendo attraversato i due millenni cristiani attraverso pesantissime persecuzioni, sono riuscite, faticosamente, a sfidare e sopravvivere invece per diversi millenni ed a giungere fino a noi.

O meglio: anch’esse, assieme all’agonizzante Cattolicesimo, fino ai supermarket, ad Internet e alle migrazioni epocali, che tutto hanno cancellato, e…non siamo neanche a metà dell’opera!

 

Anche il mondo industriale che avevamo creato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un boom che era troppo bello e troppo veloce per essere vero. Mondo che in pochi lustri aveva travolto quel mondo agricolo e pastorale che grossomodo si manteneva tale da quello romano, ma che aveva avuto il suo crack sul Carso e poi sul Don o ad Al-el-amein.

 

L’origine profonda della Befana è proprio in quel mondo agricolo e pastorale, che seguiva il ciclo del seme ed è stato travolto dall’erpice delle due guerre, ma è arrivato perlomeno fino al terzo decennio di industrializzazione selvaggia dell’Italia. Quella cementificazione (tra cui il Ponte Morandi che possiamo prendere a simbolo del trascorso 2018 e di ciò che abbiamo di fronte)  della terra, delle coste e delle anime, diventato di colpo, in cinque minuti, prima disposte ad un volontariato e solidarismo convulso e caotico, e cinque minuti dopo, datesi come le Mistiche cattoliche del Medioevo a Cristo, all’individualismo ed alla cattiveria più sfrenata!

Qui sta tutto il rimpianto per gli ani ’60, quando c’era sì boom ed occupazione, ma si mantenevano anche i valori che garantivano le Befanate!

E se qualcuno, come me da vero scrittore-bimbo, gridava al lupo! aveva davvero pochi compagni di viaggio. Più che altro gente che lo consideravano un enfant prodige del rompimento di coglioni!

Già raccoglievo le bottigliette di gazzosa che portavo inorridito per il colore assunto dall’acqua del Serchio che contenevano, all’Istituto di Igiene e Profilassi, dove fui scaraventato fuori a calci nel culo, che aveva smesso da poco i pantaloni corti, quando lessi per la prima volta che il poeta forse più a sinistra in Italia, che doveva finire proprio schiacciato come l’Italia da una macchina ad Ostia, stava diventando…conservatore! Non dico di destra, ma le simpatie che aveva avuto da giovane per il Fascismo, per l’ordine…adesso si risvegliavano in un certo senso di fronte ad una “rivoluzione” non quella utopica, mimata dai figli di papà alle università o a Valle Giulia, ma quella reale, concreta, con le scale mobili dell’Upim, che travolgeva quel mondo contadino e di tradizioni e che al posto di una parca, arcaica Befana che premiava i buoni e segnava con il carbone i cattivi, ci dava un mondo dove si premiava chi vendeva petrolio, i palazzinari, al posto del merito c’era solo la raccomandazione, trasportando con treni che in quindici ani sarebbero diventati Eurostar, milion di Meridionali nelle fabbriche del Nord, che senza ricerca, senza premio dei migliori, nelle Università occupate, dove bastava esibire un libretto per avere il “30” politico di lì a poco, o avrebbero chiuso, o sarebbero state comprate, assieme al debito pubblico, da Americani, Tedeschi, Cinesi, Norve3gesi, Francesi, che pure il Maggio lo avevano fatto e non solo nelle canzoni dello snob Fabrizio De Andrè!

 

Forse la moglie di quel custode, quello che mi aveva preso a calci a 13 anni perché avevo osato dire che il Serchio, quello di Petroni e di Ungaretti, non era più tale, aveva trovato lavoro nelle cartiere di carta-paglia che rendevano il Serchio di una schiuma melmosa gialla e lei era contenta perché poteva pagare al “Lunatici” le cambiali dell’850 del figlio che alla sera andava al Golden Boy, con la sua-lei che lo credeva davvero tale anche se lo abbracciava con un po’ di dolore all’avambraccio per quella manovia di Segromigno in Monte, che prestissimo avrebbe smesso di sfornare zoccoli. Che stavano insieme con un mastice cancerogeno e che ledeva le cellule nervose!

Ma che importava! Ormai la campagna, con il suo odore di stalla,  era stata debellata! E quella Befana agricola, volata via da quel mondo che aveva preservato terra, cielo, aria, acqua, uccelli e uomini per milioni di anni si stava cancellando e umiliando per sempre, era “atterrata” (ma tra poco ci sarebbe stato davvero l’eliporto perché i notabili democristiani non erano capaci di una viabilità decente né per Lucca, né tantomeno per la Garfagnana!!) al Ciocchetto!

E dopo poche avrebbe avuto anche una Casa invero di pochissimo successo, lì vicino, a Pegnana.

Dove pochi anni prima c’erano greggi di pecore. Ignoranti e retrive. Puzzolenti di lanolina (non quella di Carosello!) e davvero non scattanti come l’850, che nessuno si accorgeva era una macchina… –  guai! a dire che l’industria italiana stava facendo fiasco su tutta la linea: la retorica fascista sul Genio Italicoi è un tabù anche oggi: da Berlusconi, che si diceva di destra, a Renzi che si diceva di sinistra, ai Democristiani che erano e basta! – le macchine italiane, le Fiat, figlie e nipotine di quelle mitragliatrici che non sparavano sul Don, di quei camion e carrarmatini che avevano aiutato e affrettato (dopo aver aiutato l’ascesa del Fascismo) la Resistenza ed il ritorno alla Democrazia, non avendo la tecnologia neppure per far guerra agli Abissini, se non con il gas iprite! – sì, quell’850, che il Vaticano faceva comprare d’obbligo a tutti i preti, adesso con i calzoni, per incrementare il boom, , era anni-luce arretrata rispetto a BMW, Mercedes, Audi, alle macchine giapponesi che per fortuna non si potevano ancora importare, ma intanto con le moto!…cosa potevano Guzzi, Benelli, MV Augusta o Ducati, quando era italiana, contro Honda, Suzuki, Kawasaky o Yamaha?? si, quell’850… a me sapeva ancora un po’ di terra e di pecora! E per questo insieme ad un po’ di pieta, un po’, assai! nonostante quell’afrore insulso di plastica nuova, che piaceva invece tanto ai milioni di nuovi parvenu! a me animato in fondo anch’io, di patriottismo che mi avevano insegnato, mi piacevano, ma non potevo fare a meno di confrontarli con i Porsche. Anche se Porsche, Lamborghini, Fiat, Austin,. Volvo…un po’ tutti avevano fatto trattori agricoli!

E se, come mi avevano detto, eravamo da duemila anni un popolo cattolico e contadino, preferivo rimanere tale che bruciare tutto, soprattutto l’ambiente, sull’altare di un venticinquennio di fuoco, per poi trovarci con Befane di plastica cinese, come i costumi di Halloween! I bar di Lucca, come i ristoranti in gran numero cinesi, le cartiere norvegesi o canadesi o americane o…cinesi…

E quel mondo agricolo, con la Befana. Qualcosa che non solo non esiste più, ma neppure nessuno è più capace di neppure di comprendere, capire, conoscere, e neanche di immaginare. Perché il Web non è ancora capace di trasmettere gli odori! O i sentimenti, o le emozioni o gli affetti. O la Solidarietà.

E quando vado in Chiesa, io ci vado, perché vado a vedere l’Opera d’Arte che è l’Altruismo ed il Prossimo che la Chiesa in verità…

E quando il Web sarà capace di farci fare all’Amore, solo apponendo la mano sul finto vetro del monitor o nello stesso modo di farci sentire il canto nostalgico e caldo, al freddo della Strettoia di Gallicano (magari guidato da Loris sceso appositamente giù dai monti come la Befana ma lui da Molazzana!) io sarò contento di non esserci più!!!

Come le pecore di razza Garfagnina (spero a scrivere: “razza” non sia tacciato di razzismo ovile!) che oltre 50.000 nel dopoguerra, erano estinte come il Dodo della Nuova Zelanda, solo 25 anni dopo! e sono state reintrodotte soltando attingendo, per puro caso, non per preveggenza, dote di cui gli esseri umani sono completamente sprovvisti! dai capi regalati al Parco Nazionale d’Abruzzo!!

 

Tanto che in Garfagnana, terra di ricotte, pecorini meravigliosi, scotta, di farro e prosciutti ed insaccati fenomenali! esistono ormai tre o quattro greggi di pecore, che a volte vengono spostate in camion per arrivare alla festa del patrono e far fare tante emozioni ai turisti!

Le poche vacche rimaste hanno dovuto ad opera delle solerti ASL piastrellare con mattonelle bianche in ceramica (ma non quella Richard Ginori di Doccia e Sesto Fiorentino spazzata via, anche questa assieme ai quei bei ospedali tradizionali, dove il malato si sentiva perlomeno guardato, a volte persino trastullato dal cuore misericordioso di qualche suora mantellata, che quelli svolazzi certo il muscolo cardiaco copriva dai raggi solari, e da qualche infermiera, la cui scollature senza volte essere samaritane erano sempre altruiste! a volte anche amato o compreso. Il che fa guarire molto più di quanto facciano al contrario sulla psicologia dei pazienti, quei freddi, bruttissimi ospedali alla Rossi che fanno il paio con l’architettura Comunista–tirolese di Cisanello il cui autore, non ho mai capito chi sia, deve essere lo stesso architetto o emulo di quello che edificò con qualcosa di molto più brutto della fabbrica Fiat, distruggendo per sempre quyella parte di Firenze, ora ingentilita da quel capolavoro di mobilità che la Tramvia! Ma se questa era la soluzione, cioè con i fili come quelli che fanno scendere le Befane dai campanili, perché non far pagare questi immensi bruttissimi lavori (si poteva anche ipotizzare, tanto S. Salvi è chiuso dalla Legge Basaglia! di riportare il treno verso la Leopolda, ma portare addirittura dei treni brutti a Careggi!!!??) ai quei partiti (erano gli stessi) che eliminarono i tram, i filobus, i trenini, a Firenze, come a Livorno, come a Lucca???!

Tutto passa e tutto se ne va…meno la cupidigia dell’uomo, che dopo la Mela dell’Eden che è posto un po’ dappertutto, dal Golfo Arabico al Monte Carmelo, ha inventato la tangente. E da allora è stato tutto un gettarsi alla vocazione, alla chiamata, all’abnegazione di gestire la cosa pubblica!

Ma non ha potenziato la Magistratura delle Befane (lo doveva fare la stessa politica!!) che avrebbe portato tantissimo carbone e pochissimi balocchi!

Invece la realtà ci ha offerto tanti balocchi, come me che credevo nella politica ed un’Europa dove si proibisce il carbone, ma non alla Polonia che ne è il maggior produttore e consumatore!

Così, dove c’erano i rumorosi telai e le lane di Prato, adesso c’è una provincia come quella comandata da Marco Polo. In più con una dependance afghana.

Le lane che facevano concorrenza a quelle inglesi e tanto caldo a tante “befane”! sono solo un ricordo come i tessuti e le confezioni empolesi. Sparite assieme alle ceramiche di Montelupo. La Vespa proprio nella patria del Lenin Etrusco (guardate i sarcofagi di Volterra e ditemi se non ci vedete il ritratto del Presidentissimo e Assessorissimo alla Sanità toscana, assieme al senso di morte delle nostre risorse e delle nostre aziende, in questa regione che a differenza di quella originaria di Mao Tse Tung che dà fuochi di artificio e diossina in tutto il globo! nella nostra, cioè la “loro” da mezzo secolo, che se non proprio non si è riusciti a farci andare in giro con il libretto di Mao, che non è mai stato nei loro pensieri, ne sono sicuro, perché io ho sofferto dello stesso male quasi incurabile, certo ci ha livellato tutti in basso, ed è tutta un cartello con sopra scritto: “Vendesi” gemello di un altro che ha fatto la fortuna di quella stamperia che ha sfornato milioni e milioni di “Affittasi o Vendesi” purchè mi levate dai c……!Forse tuto per renderci meno ricchi e non far sfigurare i milioni d’immigrati.

Se non credete che siano tali, perché non si fa un bel censimento straordinario proprio come ai tempi di Gesù, e vedrete, se sarà fatto scientificamente i risultati! Altro che i dati ufficiali! Sono pronto a scommettere che almeno un “Italiano” su sei sia d’importazione. E se non mi credete, crederete almeno ai dati INPS che ci dicono che già sono 125.000 sono le pensioni mensilmente consegnate a non-italiani di origine e che tutte o moltissime, statene certi, avranno reversibilità (avete visto i matrimoni di Riace?) con ricongiungimenti, nei quali non si accerta minimamente se la moglie o il marito che vengono anch’essi in Italia siano, come i figli, realmente tali!

 

Speriamo che da tutto questo ci sia una “rinascita”.

E non faccio ironia sugli organi di Partito di Rossi che era lo stesso mio e di Togliatti che aveva fondato questo giornale, dopo che Gramsci aveva varato “l’Unità”, che io diffondevo, salendo sul treno, perché i “Neri” e i democristiani ci boicottavano facendolo scaricare al ritorno da Aulla anche sui colli del Pascoli, e che un giorno ho visto diretto da una mia brava collega che aveva lavorato anche a Lucca, ma non sapevo fosse di sinistra né tantomeno comunista! come la Presidente del Gruppo Editoriale, anche Lei, lucchese, di cui mi ero innamorato, la prima volta che la vidi, perché l’unica qualità che ho sempre avuto è l’intelligenza e non sapendo neppure che fosse figlia di un certo Guelfo…avevo capito che era speciale!! nel 1963 quando andavo al Congresso Eucaristico di Pisa, retto da destrissimo Cardinal Siri…gruppo ora retto ora da un altro sardo, ma Presidente di Regione, non di origine albanese come Gramsci, ed anche lui, non so se comunista…

Povero giornale…che ho amato tanto, come nella mia ingenuità di bimbo quella bambina ben vestita, con la Mama e la sua cuginetta sul pullmann Nardini!!!

Povera testata! Ora acquistato da un gruppo che vorrebbe costruire per 450 milioni, l’interminabile e bruttissimo Ospedale di Cisanello.

Ma almeno i Pisani, sorto da un sanatorio ed un lebbrosario, un ospedale di livello universitario, ce l’hanno!

Rinascita vera, autentica profonda: che anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura.

In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al Dio Giano(e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla Dea Strenia(e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo).

Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti, ma che spesso rappresentavano gli Antenati, giacchè in questi giorni era anche la festa dei Lares, i predecessori, posto un tempo a guardia dei crocicchi (Compiti, da cui il Compitese lucchese) e poi sostituiti dalle mestaine o edicole religiose.

 

Questa tradizione di doni e auguri (mista alla volante Dea Diana- Grande Madre)si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane, per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votivadedicata a Giano nei primi giorni dell’anno. Antesignana dell’Ostia.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, (il ciocco!) grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti.E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale s’invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i “doni” che la Befana distribuisce (trasformato, forse per il nero, forse per l’attesa rimandata al prossimo anno! in un simbolo punitivo). La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

 

In epoca medioevale si dava molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte“.

È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno.

In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne. Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana!Insomma: streghe da bruciare!

Come sentenziò per primo, l’unico Papa lucchese Lucio III degli Allucingoli (che in altra parte vi ho spiegata aver a che fare con Lucignolo e Pinocchio!) che dette in via alla Santa Inquisizione!

Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini.Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Hollementre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate, contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse l’omonima commedia che ebbe, non a caso, la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra.

 

Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti questi elementi della vecchia tradizione ed universali: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda; una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Nella Befana rivivono, quindi, simbolicamente culti pagani, antiche consuetudini, tradizioni magiche.

Ed anche, queste mie piccole considerazioni!

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