Accadde Oggi, 2 Gennaio: nella tragedia tutta italiana delle trasformazioni bancarie italiane, nasce Intesa San Paolo

 

Dopo decenni di stabilità, le banche italiane entrano nel girone “infernale” dell’Euro, della globalizzazione, della internazionalizzazione del debito!

 

 

di Daniele Vanni

 

 Dopo decenni di stabilità, e in cui apparivano saldamente in mani nazionali e che bene o (non di rado!) male, dovevano comunque rendere conto al Governo ed ai partiti italiani, le banche italiane, nessuna grande e/o capace di presentarsi su uno scenario europeo, men che meno mondiale, entrano nel girone “infernale” dell’Euro e della globalizzazione ed inizia una danza frenetica di fusioni, acquisti, vendite, incorporazioni, passaggi in mani straniere, di cui non solo non si vede la fine, ma che in questi ultimi mesi sembra aver preso nuova virulenza e vigore!

Con la internazionalizzazione del debito, con il passaggio dai BOT, per la stragrande parte in mano di piccoli o grandi italiani, ai BTP, tutti o quasi in mani straniere, con la conseguente perdita, come si affannano inutilmente diversi autorevoli economisti a denunciare! perdita di sovranità nazionale!!

E si va a pietire che gli stranieri (non più di una ventina di privilegiati, i cosiddetti operatori abilitati, ci finanzino, con meccanismi di aste a nostro svantaggio, come l’Asta Marginale, secondo la quale aggiudichiamo e finanziamo, (pare al contrario di quanto fa ad esempio la Deutsche Bank!)  i nostri debiti non in base alla migliore offerta!!!?

Così abbiamo accumulato un debito pubblico di quasi 2.400 miliardi di Euro sul quale paghiamo agli stranieri (che al minimo sgarro o mossa ci penalizzano con il salire stratosferico dello Spread, proprio la differenza tra i nostri BTP e quelli tedeschi!) interessi stratosferici!! quando nelle casse delle banche rimaste italiane che lo sono solo nominalmente, alcune come BNL ormai francese da lustri, ed altre…tante altre…insomma, in quelle site in Italia, ci sono qualcosa come 4-5 mila miliardi di Euro di depositi e che non rendono e che accorrerebbero subito verso gli storici BOT se questi fossero offerti ad Italiani con un interesse normale o detassazioni, concorrendo in pochi anni, se non all’eleminazione (per questo bisogna frenare energicamente le spese pubbliche improduttive e quelle anche dannose!) certo alla drastica riduzione di un debito verso l’estero che ormai ci impone ritmi, tempi e decisioni!

Non dico altro. SE non che le banche italiane rivelano una proprietà sempre più “diffusa”, diciamo così per essere buoni, con una avvenuta diluizione dei pacchetti in mano agli azionisti storici e cioè con un crollo degli Italiani ed una presenza sempre più determinante di investitori internazionali!!

Spiccano tra questi gli asset manager statunitensi e i fondi sovrani emiratini o norvegesi.

Il trend iniziato nel 2008 all’interno della Unicredit di Alessandro Profumo e consumatosi con le dimissioni dell’amministratore delegato nel 2010, ha toccato ormai quasi tutti i principali gruppi bancari italiani, non ultime le neoriformate banche popolari, non più difese dal principio di voto capitario.

Sono esenti dal fenomeno soltanto il Gruppo Intesa Sanpaolo (ancora in mano alle storiche fondazioni Compagnia di San Paolo, Cariplo e Cariparo) e il Credito Emiliano, presidio stabile della famiglia Maramotti e dei soci storici.

I principali gruppi di influenza stranieri, a leggere le stime del settimanale Milano Finanza, sarebbero i due giganti rivali dell’asset manager americano BlackRock (2 miliardi di euro di partecipazioni, suddivise in otto istituti) e Vanguard (1,9 miliardi di euro).

Seguono il fondo degli Emirati  Aabar Investments (1,5 miliardi e primo socio di Unicredit, al 5%) e quello norvegese Norges Bank (1,4 miliardi).

Sotto quota 1 miliardo, ma in posizione decisamente rilevante, gli americani di Harris Associates (900 milioni), di Dimensional Fund (500 milioni) e di Capital Group (343 milioni), così come, sul versante europeo, i finlandesi di Op Fund Management (quasi 650 milioni), i francesi di Lyxor (456 milioni) e i tedeschi di Deutsche Bank (366 milioni di euro). 

 

E poi si grida al “sovranismo”, quando per decenni ci hanno insegnato Garibaldi e Mazzini, hanno spinto, proprio in onore e difesa della Patria, i nostri Alpini a morire in 700.000 sulle Alpi austriache o in 100.000 nelle steppe del Don, schiere e schiere di giovani a immolarsi sui campi di battaglia del Risorgimento, in ossequio all’eredità di Roma…

Allarmi ai quali, con troppa faciloneria, si risponde con vane accuse di “sovranismo” come se tutto si risolvesse con la finanza mondiale e computerizzata, dopo millenni e millenni in cui tutti i popoli, le etnie si sono battute con centinaia e centinaia di miloni di morti, per avere una nazione, uno stato!!

E potrebbe andar bene anche così se ci fosse reciprocità: ad esempio avessimo in mano una o due banche di parigi, qualcosa presso il Circolo Polare artico, qualche cosa in Texas o in California o qualcos’altro nelle sabbie emiratine…Invece!

In tutta questa enorme trasformazione, a noi profani, rimane solo un senso di smarrimento e forse si capisce che l’Italia che conoscevamo, o credevamo di conoscere, perde progressivamente terreno e governance, per usare un termine caro ai banchieri.

E non è solo un problema delle “banchette” “salvate” da Renzi e dalla Boschi, che vi avevano piazzato dentro i propri padri e amici come neppure i democristiani osavano fare!

Vista la vendita di Pioneer (che non è un marchio di alta fedeltà, ma un colosso del credito gestito, da parte della maggiore banca italiana, che costruisce un grattacielo a Milano, ma cede uno ad uno i gioielli di famiglia e dopo un problemino con un ad troppo legato a certi ambienti di determinate regione italiane, adesso ha addirittura bisogno di 13 miliardi di ricapitalizzazione ed un AD, che sta per amministratore Delegato cioè colui che dà gli ordini non un facchino ai piani, francese!!!

Tutti però, da Berlusconi a Tremonti a Renzi (figuriamoci!!!) fino a Padoan che appena qualche mese prima della “verità” (che mai gli Italiani conosceranno appieno, come il suicidio di un Collega che avevo conosciuto tanto tempo fa!) diceva che MPS era tutto sommato solida! (magari si riferiva a quella scellerata operazione con l’Antonveneta che fondata, per una parte, addirittura dal Presidente del Consiglio Luzzatti, massone di origine ebraica, quando si festeggiava il 50° del’unità d’Italia, e che aveva “mangiato” una a d una le tante floride casse locali, Codroipo, Gemona…, in nome del piccolo non va bene! ed era invece nata con il motto”     e finita poi nelle mani di Gnutti che D’Alema definì: “Capitano coraggioso!” assieme a Colaninno) tutti ci dicevano che il sistema bancario italiano era solido. Senza spiegarci come poteva star su senza un economia che viaggia!

In questi mutamenti, il 2 Gennaio 2007, (si era già avuto il crollo delle Torri Gemelle, ma non ancora Lehman Brothers e l’imbocco del tunnel di una crisi che sembra la galleria di 54 Km. tra Lione e Torino che forse servirà per accelerare il passaggio delle banche italiane in territorio francese o forse delle merci cinesi provenienti dalla Ferrovia della Via della Seta!?) nasceva Intesa Sanpaolo, un istituto bancario italiano, nato dalla fusione per incorporazione di Sanpaolo IMI in Banca Intesa.

Ha sede legale a Torino. Al 31 luglio 2015 risultava come primo gruppo bancario italiano per capitalizzazione.

La fusione tra le due banche, annunciata ad agosto 2006, si è poi concretizzata nel dicembre dello stesso anno.

La nuova società bancaria ha adottato il modello di governance duale, sistema di derivazione germanica, introdotto con la riforma del diritto societario del 2003, che vede la compresenza di un Consiglio di sorveglianza (che esercita molti poteri tradizionalmente riservati all’assemblea) e di un Consiglio di gestione.

In Italia, è la prima applicazione di questo modello in società di grandi dimensioni, che non sarebbe male estendere (mentre Renzi prende una rintronata gigantesca per abolirlo proprio a livello statale!!).

La banca svolge un ruolo importante nel sostegno alla cultura, all’arte e all’economia.

Per poter servire meglio le diverse zone del paese si è data una particolare organizzazione definita “banca dei territori”.

In questo contesto risulta importante la sua presenza nel Mezzogiorno di Italia con più di 1000 sportelli e la presenza della sua partecipata il Banco di Napoli.

Il suo sostegno all’economia del Sud trova anche un supporto nell’attività promossa, insieme alla Compagnia di San Paolo e all’Istituto Banco di Napoli – Fondazione, di studi e ricerche per il territorio meridionale affidato all’Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno con sede a Napoli.

Nel 2007, a seguito della fusione tra Sanpaolo IMI e Banca Intesa, per motivi antitrust Intesa Sanpaolo è stata costretta a cedere il controllo delle banche retail Cariparma e Banca Popolare FriulAdria (654 sportelli in tutto) che sono state cedute al Crédit Agricole, già azionista di Intesa Sanpaolo(con il 18%) fin dal 1990 (Banco Ambrosiano). Sempre verso la Francia che sembra più di un destino!

Sempre a seguito della fusione tra Sanpaolo e Intesa, Banca Intesa ha sciolto la joint-venture con Crédit Agricole Caam Sgr (Credit Agricole Asset Management Sgr) riacquistando il 65 % di Nextra Investment Management, ceduto ai francesi nel dicembre 2005.

Nel 2008 si è perfezionata l’OPA nei confronti della Cassa di Risparmio di Firenze, che successivamente è stata delistata.

Nel 2010 Intesa Sanpaolo ha superato lo stress test effettuato dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS). Il test analizzava la solidità patrimoniale degli istituti bancari per verificare le capacità di resistenza alle crisi.

A ottobre 2010 Intesa SanPaolo ha rilevato il 79% di Banca Monte Parma, con un investimento complessivo massimo di circa 230 milioni di euro; l’integrazione è diventata operativa dal febbraio 2012.

Nel 2011 la Cassa di Risparmio della Spezia(CARISPE) è stata ceduto al gruppo Cariparma/Credit Agricole.

Nel novembre 2012 sono state fuse per incorporazione, la Cassa di Risparmio di Terni e Narni, la Cassa di Risparmio Città di Castello e la Cassa di Risparmio di Foligno, nella Cassa di Risparmio di Spoleto,ridenominata in Casse di Risparmio dell’Umbria, banca del territorio legata all’istituto creditizio.

Il 15 aprile 2013 la Banca dell’Adriaticosi fonde per incorporazione nella Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, creando una nuova banca che mantiene la denominazione di Banca dell’Adriatico, con la sede sede sociale sita ad Ascoli Piceno, mentre a novembre 2014, la Cassa di Risparmio di Venezia e la Banca di Credito Sardosono state incorporate in Intesa Sanpaolo.

Il 20 luglio 2015, Banca di Trento e Bolzano(Bank für Trient und Bozen) e Banca Monte Parmasono state incorporate in Intesa Sanpaolo.

Il 23 novembre 2015, Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Cassa di Risparmio di Rieti e Cassa di Risparmio di Civitavecchiasono state fuse per incorporazione in Intesa Sanpaolo.

Una perdita di quella caratteristica tutta italiana che sono (erano!) le province e i campanili, con tutto quello che comporta! E a chi obbietta che è la globalizzazione e che le banche devono essere sempre più grandi, ecc. ecc. allora, pensando a MPS, all’aumento pazzesco di capitale di 13 miliardi di Unicredito…si fa presto a pensare, vista la dimensione delle più grandi banche italiane, già con moltissimo capitale straniero, che presto verrà, a loro volta, il loro turno, come è stato per la Banca Nazionale del Lavoro o la Roma calcio, assieme ad Inter e Milan, come per 830 aziende per un valore di 115 miliardi fino al 2014, ma oggi sono moltissime di più! che sono finite in Francia, Usa, Paesi del Nord Europa, Corea del Sud, Germania, Cina…

 

Attività

 

Ha un attivo totale di 677,378 miliardi ed è fra le prime venti banche europee per capitalizzazione di mercato.

È la prima banca italiana, con 11,3 milioni di clienti e una quota di mercato pari al 16 % nei crediti e al 17 % nei depositi a livello nazionale, e superiore al 15 % in 14 regioni su 20.

All’estero ha 8,6 milioni di clienti e circa 1800 filiali in 13 paesi, soprattutto dell’Europa orientale e mediterranei.

Lo slogan della banca (quasi incomprensibile!): “Un mondo possibile”.

Lo sarà quello della globalizzazione e del continuo fagocitamento di banca su banca, con la progressiva scomparsa di banche commerciali, e l’impero della Finanza??!

 

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