Seravezza_È morto domenica mattina l’imprenditore Guglielmi Gino, di anni 79.

 

A giugno avrebbe compiuto 80 anni. Dopo aver ingaggiato per circa un mese una dura lotta contro il covid -19 nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Versilia di Lido di Camaiore, domenica mattina, 11aprile, nonostante che la forte fibra dell’imprenditore quercetano avesse manifestato da alcuni giorni dei segnali che facevano sperare che stesse superando le infezioni virale e poi anche batterica che l’avevano colpito, è avvenuto il repentino peggioramento che l’ha portato al decesso.

 

 

 

Guglielmi Gino era con la sorella Lida comproprietario della Ditta Guglielmi Macchine Marmo e Graniti di Querceta, con sede in via Fonda, famosa nel mondo per la costruzione delle macchine per la lavorazione del marmo. L’evoluzione ultrasessantennale di una piccola officina per la riparazione e costruzione di macchine per il marmo che aveva messo in piedi alla fine degli anni ‘50 del secolo scorso il babbo Nilo nel cuore di Querceta, tra Piazza Matteotti e piazza Pellegrini, fianco a fianco all’officina per auto Vieri.

 

Guglielmi Nilo, un meccanico che sapeva fare tutto, con il genero Giuliano, tornitore venuto via dalla Ditta Pompe Cerpelli e molto portato negli affari, e il figlio Gino, anche lui diventato bravissimo carpentiere, diede vita nella Querceta che si apprestava a vivere il boom imprenditoriale dei laboratori di marmo e delle costruzioni edili a questa importante storia versiliese fatta prima di tutto da lavoratori instancabili e poi di imprenditori accorti e precisi nel pagare i loro operai e chiunque tenesse con l’officina Guglielmi rapporti di lavoro. Nell’ottobre del 1964 fu costruita la prima macchina per la lucidatura dello zoccolino, la famosa lucidatrice Guglielmi, a cui fu abbinata la scoppiatrice, che inizialmente veniva posizionata sul banco della fresa ma che in seguito divenne un macchinario a se stante e che negli anni ha conosciuto via via l’evoluzione tecnologica, così come la lucidatrice. La prima lucidatrice Guglielmi fu acquistata dalla Ditta F.lli Tognetti di Ponte di Tavole.

 

 

 

Fu un successo, tanto che da quel momento iniziò un susseguirsi di ordinazioni di questo macchinario. Le maestranze al tempo della prima lucidatrice per lo zoccolino, la macchina che – come detto – dette la svolta a un piccolo luogo di lavoro per farlo diventare industria, erano Guglielmi Nilo, il padrone, allora si diceva così, il genero Giuliano, che fungeva da capo, Gino, il figlio del padrone, un giovane tornitore di Querceta, Olinto Carlo Carli, vulgo Pilastro, un longilineo grande amico di Gino e quasi coetaneo, quello che la mattina o al rientro nel dopopranzo trovava sempre, come scusa per il ritardo, lo storico passaggio a livello di Querceta chiuso benché abitasse lato mare della ferrovia.

 

 

 

Poi c’erano due ragazzini che lottavano per tenere i capelli lunghi, che al vecchio Guglielmi non garbavano e diceva che erano pericolosi quando si lavorava al trapano a colonna: Coppedé Qualtiero, di sedici anni, che sapeva già saldare, e Giuseppe Vezzoni, di quindici anni, che non sapeva fare proprio un bel nulla ma che poi, piano piano, diventerà, fatto il servizio militare, lo storico tornitore della Guglielmi: trentadue anni di fila al tornio nell’officina.

 

Poiché lo spazio per lavorare nel cuore di Querceta era diventato stretto e inadeguato per rispettare gli ordinativi che fioccavano in continuazione e il lavoro era alquanto rumoroso ( d’estate l’Adele , la mamma di Gino che viveva nell’appartamento sopra l’officina, voleva  riposare un’oretta così come gli ospiti dell’albergo La Meridiana e i residenti nelle case vicine, verso la fine del 1966 l’officina Guglielmi si spostò nella nuova sede che nel frattempo era stata costruita in un campo lungo Via Fonda, a monte della ferrovia, quando ancora Via Alpi Apuane e il cavalcaferrovia dovevano essere realizzati. Con le rivendicazioni sindacali che portarono allo Statuto dei Lavoratori terminò la concezione di lavoro tipo famigliare, durante il quale, soprattutto in quel di Querceta,si ascoltava la musica in officina, ci si staccava dalle mansioni per sentire alla radio gli arrivi di tappa dei Giri d’Italia osi saliva in casa dell’Adele a vedere le partite della nazionale quando giocava durante i giorni di lavoro.

 

Dalla sede in Via Fonda inizia la vera storia imprenditoriale e occupazionale della Guglielmi, tanto che il capannone dovrà essere ulteriormente ampliato e ci fu un momento in cui i dipendenti furono una quindicina. Da Via Fonda le macchine Guglielmi si sono sparse nel mondo. L’imprenditorialità della Guglielmi ha fatto conoscere in ogni dove i luoghi di Querceta e di Seravezza. Sempre di più il marchio Guglielmi si è imposto nella meccanica del marmo, con la progettazione e la realizzazione di nuovi macchinari. Oggi è sinonimo di qualità e prosegue nella sua storia di lavoro, di reddito e di occupazione.

 

Questa storia versiliese, dopo le morti di Nilo Guglielmi e di Giuliano Corsi, perde purtroppo con Gino l’ultimo testimone nonché protagonista attivo per far sì che da un piccolo luogo di lavoro sorto oltre mezzo secolo fa nel centro di Querceta si sprigionasse la storia di un’ impresa famigliare e successivamente imprenditoriale della quale la Versilia del fiume deve servarne debito conto. Un’officina che ha fatto lavorare e ha dato lavoro a tanti versiliesi e che ancora oggi, nonostante la globalizzazione, riesce a esportare il marchio Guglielmi nel mondo. La Guglielmi è certamente l’ultima piccola grande impresa versiliese nella meccanica della lavorazione del marmo.

 

Le esequie di Gino Guglielmi si terranno nella chiesa di Santa Maria Lauretana di Querceta, alle ore 11.00 di mercoledì 14 aprile .
Libera Cronaca e la famiglia di Giuseppe Vezzoni esprimono le più sentite condoglianze ai famigliari di Guglielmi Gino, in particolar modo ai figli Lido, Rosaria e Beatrice
L’ex tornitore della Guglielmi
Giuseppe Vezzoni, addì 12.4.2021
* Forse lo spostamento in Via Fonda dell’officina Guglielmi avvenne nel 1968

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