Duro colpo al caporalato: dopo mesi di proteste dei lavoratori, è stato commissariato il colosso dell’ortofrutta Spreafico spa

Duro colpo al caporalato italiano e allo sfruttamento dei lavoratori. La Guardia di Finanza di Lecco ha appena disposto l’amministrazione giudiziaria di un anno per il colosso dell’ortofrutta Spreafico spa, società con un fatturato da 350 milioni di euro l’anno, che operava sia in Italia che all’estero. All’azienda lucchese sono anche stati sequestrati 6 milioni di euro. 

La decisione fa seguito a un’inchiesta, che ha fatto luce su un sistema di consorzi e cooperative che assumevano i lavoratori e che erano in rapporti con la Spreafico, che si occupa di mercato all’ingrosso di frutta e verdura. Come riportato dalle forze dell’ordine, le cooperative, in regime di “concorrenza sleale” e in evasione d’imposta, avrebbero fornito manodopera a basso costo alla Spreafico nell’ambito degli appalti ottenuti.

Nei mesi scorsi sono andate avanti senza sosta le proteste dei lavoratori che lamentavano il mancato rispetto, da parte dei datori di lavoro, di precedenti accordi siglati tra gli stessi e le rappresentanze sindacali, volti ad adeguare economicamente il contratto dei lavoratori alle mansioni realmente svolte. Ma, finalmente, adesso sono intervenute le Fiamme Gialle.

Un sistema marcio, interamente basato sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri

Dopo un’iniziale attività di intelligence, svolta mediante i sistemi d’indagine informatici del Corpo che consentono di incrociare le banche dati e di individuare elementi di anomalia, sono state avviate le investigazioni. Grazie a queste, sono stati raccolti elementi probatori che hanno fanno emergere l’esistenza di un vero e proprio sistema di caporalato, ovvero un disegno criminoso perpetrato attraverso il reclutamento e lo sfruttamento di manodopera straniera in stato di bisogno, priva di specializzazione e sottopagata, al fine dell’evasione dell’imposta sul valore aggiunto attraverso fatture false.

Tutto ciò con conseguenti benefici fiscali sia per la committente principale, sia per le società cooperative che si alternavano nel tempo, dando vita alla cosiddetta “transumanza dei lavoratori”. Lo scopo principale era quello di ridurre – illegalmente – i costi di struttura (fiscali e del lavoro) con cui la società massimizzava i profitti, ottenendo vantaggi di competitività sul mercato.

Come se non bastasse, dalle indagini è emerso che la Spreafico spa non aveva adeguato il proprio modello organizzativo alla nuova disciplina prevista in tema di responsabilità amministrativa degli enti. In particolare, ad contestata alla società anche la dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

 

Fonte: Guardia di Finanza di Lecco/Ansa

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