Due opere dell’artista Ambasciatore di Pace Francesco Guadagnuolo per un “Piano Marshall” per l’Africa

 

Con le Elezioni del rinnovamento del Parlamento Europeo mi auspico che si prenda
seriamente il problema immigrazione. Come Ambasciatore di Pace propongo un
“Piano Marshall” per l’Africa. Per questo, prima come artista e poi come
Ambasciatore, mi sento portato ad occuparmi di questo problema. Ho realizzato
diverse opere d’arte che affrontano gli aiuti all’Africa pensando ad un grandioso
“Piano Marshall”, con imprenditori che hanno voglia di investire nel continente
africano ed una politica di sostegno economico per lo sviluppo lavorativo.
Ho ascoltato da più parti parlare di un possibile “Piano Marshall” come pure si è
detto che i migranti vanno aiutati in Africa, ma nulla sinora è stato fatto. Adesso con
il rinnovo del Parlamento Europeo è urgente risolvere del tutto o almeno in parte
l’immigrazione verso gli Stati europei. È necessaria una politica sana, che affronti in
modo serio il problema che l’Africa stessa possa diventare produzione di lavoro con
una certa stabilità economica. Questo sarebbe pure un modo di portare pace ed
allontanare ogni odio ed ogni forma di razzismo. D’altronde sappiamo che l’Africa
potrebbe diventare una ricchezza se si sanno sfruttare le risorse del continente.
Con queste due opere è mio desiderio sensibilizzare politici, imprenditori e
industriali, insomma tutti coloro, dettati di buona volontà, a realizzare quanto prima
una sorta di “Piano Marshall” che operi con tutti gli Stati Europei per favorire quegli
investimenti economici necessari affinché questo grande progetto-disegno diventi
realtà.

 

 

 

 

 

Già in passato, mi sono occupato di questo problema quando stavo al Senato, come
artista, nell’Intergruppo Parlamentari per il Giubileo del 2000.
Il 15 aprile 1999 partiva da Roma per New York la Delegazione dei Parlamentari per
il Giubileo presieduta dalla Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli, di cui facevo parte,
con lo scopo di incontrare le delegazioni accreditate presso l’ONU e di presentare il
progetto sul debito estero, la libertà religiosa e la dignità della persona e consegnare
la mia opera “Il Debito Estero” – verso una nuova solidarietà, al Segretario Generale
delle Nazioni Unite Kofi Annan. Con quest’opera ho voluto rappresentare, sotto
metafora, come il mondo opulento e ricco dovrebbe comportarsi nei confronti della
parte del pianeta ancora sotto la morsa della fame e del sottosviluppo. Ne è uscita
un’opera carica di suggestione, dove i due emisferi a confronto sono uniti da due
mani che si protendono ad offrire il pane, per significare che il mondo dovrebbe
unirsi in un impeto di giustizia e di solidarietà per assicurare a tutti gli uomini della
terra, una vita dignitosa, degna di essere vissuta.
L’opera è esposta permanentemente nella prestigiosa Sede dell’ECOSOC del Palazzo
di Vetro di New York, dedicata per la promozione dell’economia e l’avanzamento dei
Paesi bisognosi.

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