Donne più sensibili ai cambiamenti climatici?

di Claudio Vastano

 

Secondo i dati delle Nazioni Unite, le donne hanno maggiori possibilità di risentire degli effetti delle variazioni del clima terrestre. A dimostrare questa (apparentemente) bizzarra teoria, è il fatto che circa l’80% delle persone sfollate dopo un disastro ambientale sono donne. Questo dato è dovuto, in primo luogo, alle strutture sociali diffuse in molte parti del mondo, che –di fatto- obbligano le donne a badare a mansioni primarie, come l’approvvigionamento dell’acqua. Ciò le rende di conseguenza più soggette a eventi catastrofici come la siccità. In Africa centrale, ad esempio, la progressiva scomparsa del lago Ciad costringe le donne ad allungare il cammino per raccogliere l’acqua necessaria a soddisfare i bisogni della famiglia.Ciad2

Anche i cataclismi violenti, come gli tsunami e le grandi alluvioni, colpiscono preferenzialmente alcune frange della popolazione; in occasione del maremoto del 26 dicembre 2004, in Sri Lanka, India e Indonesia, le donne sopravvissute furono solo un terzo rispetto agli uomini. A ciò si aggiunge una generale propensione a sperimentare condizioni di povertà e un minore potere socio-economico nei confronti degli uomini (e questo, purtroppo, non solo all’interno di contesti sociali che potremmo considerare più “arretrati” rispetto al nostro).

Per questi motivi, l’ONU ha recentemente posto in evidenza la necessità di tenere in considerazione questo fenomeno nei prossimi incontri che verteranno sul tema dei cambiamenti climatici.

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