Di Luca Dinelli

Semmai ce ne fosse stato bisogno, adesso e’ arrivata un’ulteriore conferma del fatto che il sistema economico europeo alimenta il divario tra ricchi e poveri. Come riporta l’articolo che vi propongo, del Sole 24 Ore, l’indice di Gini anche in Germania attesta una forbice in continua crescita. Non a caso proprio in Germania è piu’ radicata l’idea economica, che poi è stata esportata in tutta Europa grazie ai trattati, secondo la quale la ricchezza non va redistribuita: il benessere di uno Stato si fonda non tanto sulla capacità di accrescere il potere d’acquisto dei propri cittadini, bensì sulla sua capacità di conquistare i mercati esteri. Per far ciò è perfettamente funzionale la compressione della domanda interna, nella logica del continuo accrescimento dei surplus di bilancio. Tanto per fare due chiacchiere fra amici, vale la pena sottolineare come questo comportamento predatorio rivolto ai mercati sfati la vulgata, secondo la quale l’Europa rappresenterebbe, ora e per sempre, l’assicurazione definitiva contro l’insorgenza di conflitti. In tutta evidenza, un sistema siffatto, che fonda la filosofia stessa della propria esistenza sulla capacità di contendersi i mercati esteri a costo di affamare e distruggere chi non regge la competizione, è il primo motore di continui attriti fra stati, proprio perché la prosperità degli uni si basa sulla sopraffazione degli altri. Altra leggenda da demistificare è quella secondo la quale il debito pubblico, accumulato ad opera di cittadini sperperoni e irresponsabili, si abbatterebbe inesorabilmente sulle spalle delle generazioni future, riducendole a livello di sussistenza. Si dà il caso che il debito pubblico sia l’unico modo per uno Stato d’incidere direttamente sul reddito prodotto all’interno di un paese, garantendo quindi anche la formazione del risparmio privato e la creazione delle condizioni per la prosperità futura. Sarà un caso, ma ora che anche la Germania assapora direttamente il gusto amaro della recessione incombente, ebbene anche in Italia c’è stata una timida apertura: qualche sera fa, il sottosegretario Guerra, ospite ad Otto e Mezzo, ci ha spiegato che quest’anno l’avanzo primario diminuirà, perché, come sanno tutti, le politiche in avanzo primario non fanno bene all’economia di un paese. Per i meno abituati alle questioni tecniche, l’avanzo primario altro non è che la differenza tra le entrate fiscali e le spese di uno stato, prima che siano pagati gli interessi sul debito. Pertanto, se tale differenza è positiva, si reimmettono nell’economia meno risorse di quante se ne siano sottratte con le tasse. Ebbene i bilanci italiani si sono chiusi con un avanzo primario ininterrottamente dal ’92 ad oggi, con la sola eccezione del 2009. Ancora pochi mesi fa, Bersani sosteneva la necessità di fare ancora qualche sacrificio, aumentando l’avanzo primario per rifondere il nostro debito. Misteri della politica. E dell’Europa Unita.

https://www.ilsole24ore.com/art/germania-divario-ricchi-e-poveri-massimi-storici-AC9b9gp?refresh_ce=1

Share