Forse solo quando davanti agli occhi ci appare una mappa della discarica del sito Ex Cava Viti, o Cava Fornace che dir si voglia, si comprende appieno il pericolo che stiamo correndo.

Recenti studi affermano che le ripercussioni dell’inquinamento da discarica sull’ambiente ricadono nel raggio di oltre 5 km, senza considerare le problematiche legate alla caduta del valore degli immobili che si trovano in quel raggio. Salute dei cittadini e insalubrità del territorio sono le prime gravi motivazioni che dovrebbero condurre a riflettere molto piu’ accuratamente di quanto non sia stato fatto fino ad ora sull’utilità di queste bombe ecologiche.

Proprio in questi giorni, il Consigliere Regionale Fratoni ha detto a chiare lettere che il sito della discarica non può essere chiuso se, nello svolgimento della propria attività, si attiene alla normativa prevista in materia e che il progetto di innalzamento delle arginature sarebbe stato approvato dalle Province di Luca e Massa Carrara.

La realtà dei fatti, però, non sembra confortare quanto affermato dall’ Assessore Fratoni, infatti, fa sapere il Consigliere pentastellato Gabriele Bianchi, l’Autorizzazione Integrata Ambientale vigente prevede tre fasi di coltivazione e autorizza all’esercizio solo la prima fase (quella fino a quota 43 ma s.l.m.). Nessun innalzamento degli argini è pertanto autorizzato né tantomeno devono essere le Province ad autorizzarlo. A questo punto, i comuni interessati dovrebbero dare un senso diverso alla lotta contro l’inquinamento, ponendo in essere una tangibile attività di contrasto.

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