Oltre la denuncia del furto da parte del padre del Bedini dell’arma con cui, presumibilmente, sono stati compiuti tutti e due gli omicidi
Tra gli indizi e prove a carico di Bedini: le immagini di una telecamera che ritraggono il furgono usato dal Bedini ed ora la testimonianza di un suo amico riportata negli atti del giudice. Senza contare la denuncia del furto della pistola del padre, presa da una cassaforte, dove sono state ignorate altre armi di valore. Come avevamo scritto già giorni fa, il cerchio si è stretto attorno a Daniele Bedini che forse nei prossimi giorni potrebbe anche confessare.
“Daniele Bedini è soggetto che disprezza la vita altrui e la può togliere per futili motivi, contro di lui c’è un quadro indiziario granitico, in cui gli indizi non possono essere solo sfortunate coincidenze”, scrive il Gip Fabrizio Garofalo nell’ordinanza con cui, comunque, non ha confermato l’arresto del falegname 32enne di Carrara, indagato per gli omicidi di Nevila Pjetri e della trans Carlo Bertolotti, alias Camilla avvenuti a Marinella di Sarzana, per un vizio procedurale, ma ha disposto che resti in carcere” perché può fuggire e per i suoi precedenti per rapina e droga”.
Tra gli indizi a carico di Bedini anche la testimonianza di un suo amico riportata negli atti del giudice: “È arrivato da me in piena notte, aveva la camicia sporca di sangue, piangeva e aveva i documenti di una donna”. Secondo le ricostruzioni: “Bedini fa capire all’amico di aver fatto qualcosa di grave. E quando l’amico gli chiede perché il cassone del suo pick up perdesse acqua l’artigiano risponde che ha dovuto lavarlo”.