Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio. La doccia fredda per i fabbricati rurali e lo spesometro

Da Dimensione Agricoltura, mensile della Cia Toscana (dicembre 2017). L’azione di informazione e di sollecitazione ai parlamentari effettuata dalla Confederazione, aveva portato ad importantissimi risultati: i fabbricati rurali potevano essere considerati “di lusso” solo in relazione alla categoria catastale; lo spesometro veniva escluso per tutti gli imprenditori agricoli esonerati dalla contabilità Iva.

campagna_lucana_1.jpgGli emendamenti approvati dalla Commissione bilancio non hanno però trovato posto nel maxiemendamento governativo. Il primo per ragioni di gettito: ben 5 milioni di euro a fronte di svariati miliardi di valore complessivo delle legge di bilancio ed a fronte delle svariate prebende di cui è composta anche questa legge; il secondo per l’accertata interferenza, vogliamo definirla così, di un’altra organizzazione agricola che a parole è l’unica a tutelare gli interessi dell’agricoltura ma che evidentemente ha una interpretazione degli “interessi della categoria” un po’ distorta! Salta così il tentativo di riportare l’equità tra fabbricati abitativi “di città” ed i “fratelli” rurali.

Negli anni infatti, il legislatore aveva progressivamente eliminato qualunque rimando alle disposizioni di un decreto ministeriale del 1969 per l’attribuzione delle agevolazioni fiscali riconosciute alle abitazioni soprattutto urbane, ad esempio per la “prima casa”, lasciandole però inalterate per i rurali. In forza di ciò, alcuni comuni anche della Toscana hanno intrapreso attività accertative per l’Ici e l’Imu agli imprenditori agricoli possessori di fabbricati abitativi le cui caratteristiche, soprattutto dimensionali, li riconducono nella fattispecie “di lusso”. La problematica nasce dal fatto che l’attribuzione della natura rurale all’immobile abitativo viene legata non solo alla categoria catastale dello stesso immobile (A1, A8 e da adesso anche A9), ma anche ai dettati del decreto sopra citato.

Quest’ultimo attribuisce la definizione di lusso e con essa l’impossibilità a definire rurale il fabbricato, qualora, tra gli altri criteri, la superficie utile complessiva supera 240 metri quadrati. La “storia” di moltissime abitazioni in campagna ha visto la realizzazione di fabbricati di dimensioni ben superiori a quelle appena riportate. Inizialmente nati come magazzini, stalle, cantine, con gli interventi di ristrutturazione, di specializzazione dell’attività,

la cura degli aspetti sanitari (vedasi le stalle) e qualche grossolano errore di approccio da parte dei professionisti in fase di accatastamento, aggiunti all’originaria struttura catastale della casa, hanno portato la superficie originaria di 160/200 metri quadrati a superare il limite predetto (240metri quadrati) e con esso alla perdita delle caratteristiche di ruralità. Per lo spesometro, invece, nato come (fantasioso e strampalato) strumento di lotta all’evasione in ambito Iva, ne parliamo in altro articolo in questa pagina. Da una parte, buon senso ed impegno (della Confederazione) e comprensione (di una parte dei parlamentari); dall’altra, miopia e clientelismo (di alcuni parlamentari e di parte del Governo), arroganza ed ipocrisia (dell’organizzazione agricola boicottante). Che serva di lezione ai buonisti ed agli aspiranti all’unità, seppure d’intenti, delle organizzazioni agricole.

http://www.agricultura.it/2017/12/11/decreto-fiscale-collegato-alla-legge-di-bilancio-la-doccia-fredda-per-i-fabbricati-rurali-e-lo-spesometro/

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