Decreto Cura Italia: nel testo diverse novità per aziende e PMI

Decreto Cura Italia: le novità per aziende e PMI e le specifiche dell'ABI

Nel decreto Cura Italia sono state inserite diverse novità per le aziende e, nello specifico, per le PMI.

Le misure, in parte anticipate, hanno trovato ragion d’essere nel terribile contesto economico venutosi a delineare con lo scoppio del coronavirus, epidemia partita dalla Cina e pian piano tramutatasi in vera e propria pandemia.

Il Belpaese è risultato uno dei più colpiti e mentre i contagi sono aumentati (così come i decessi) in molti hanno iniziato a temere per le sorti del PIL tricolore. Da qui la necessità di approvare il nuovo decreto Cura Italia, con numerose novità per aziende, PMI, famiglie e lavoratori.

Decreto Cura Italia: le novità per PMI e aziende

In generale, e come sancito dall’articolo 18 del decreto Cura Italia, alle aziende intenzionate a sospendere l’attività (o anche a ridurla) a causa del coronavirus, è stata data la possibilità di richiedere trattamento ordinario di integrazione salariale o accesso all’assegno ordinario.

Il tutto tramite specifica della causale “emergenza COVID-19”. La novità riguarderà soltanto le cessazioni dell’operatività comprese tra il 23 febbraio e il mese di agosto 2020 e per un periodo non superiore alle 9 settimane.

Tra le novità del decreto Cura Italia anche quelle riguardanti specificatamente le piccole e medie imprese d’Italia. Al titolo III del testo (“Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario”) il Fondo centrale di garanzia PMI è stato potenziato e dotato delle seguenti caratteristiche:

  • garanzia a titolo gratuito;
  • importo massimo garantito per impresa a €5 milioni;
  • percentuale cumulabile con altre garanzie: fino all’80%.

Per tutte le finalità elencate nell’articolo 48 del decreto Cura Italia il citato fondo avrà a disposizione un miliardo di euro.

Tra le novità del testo come non citare poi quelle volte alla moratoria dei finanziamenti per micro, piccole e medie imprese, oltre che quelle riguardanti la riduzione dei costi dei contributi versati ai Confidi sancite nell’articolo 50.

“I contributi annui e le altre somme corrisposte, ad eccezione di quelle a titolo di sanzione, dai confidi all’Organismo di cui all’articolo 112-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono deducibili dai contributi previsti al comma 22 dell’articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003, n. 326”.

La circolare dell’ABI

In data 24 marzo 2020, l’Associazione bancaria italiana ha pubblicato una circolare inerente le novità e le misure a sostegno delle imprese già contenute nel decreto legge 17 marzo 2020, n. 18.

Su questo fronte l’ABI ha ricordato che, tutte le società danneggiate dal coronavirus che hanno debiti nei confronti di banche o altri intermediari, potranno avvalersi di misure quali il posticipo delle date di rimborso dei prestiti non rateali al 30 settembre, la sospensione di rate e canoni di leasing relativi a mutui e/o altri finanziamenti a rimborso rateale e l’impossibilità di revoca di prestiti o aperture di credito.

Per accedere alle misure citate, le imprese dovranno essere libere da posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, oltre che da rate insolute (anche parzialmente) da oltre 90 giorni.

Le richieste andranno inviate via PEC o comunque con modalità di comunicazione tracciabili. Alle banche spetterà il compito di accettare i requisiti delle richieste, ma non quello di controllare la veridicità delle autodichiarazioni.

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