Dalla Valle del Serchio a Roma contro il green pass: manifestiamo in centomila, ma per i media non esistiamo!

 

Faccio parte di “Valle del Serchio Alternativa”, un movimento nato nella nostra zona per opporsi alla certificazione coercitiva chiamata aulicamente “Green Pass” ma che, a tutti gli effetti, rappresenta un subdolo strumento di controllo della popolazione, in particolare di chi non è allineato alla narrazione politico-sanitaria ufficiale dell’ “emergenza Covid 19”.

Sabato scorso, insieme a molti altri componenti del mio gruppo (solo dalla Valle del Serchio siamo partiti in una settantina), mi sono recata alla manifestazione di Roma indetta dal “Fronte del Dissenso” e da una coalizione di gruppi che si oppongono alla tessera verde.

L’evento era stato indetto con le parole d’ordine “No al Green Pass. Per la libertà, il lavoro e il futuro” in Piazza San Giovanni.

Temevo che l’organizzazione della manifestazione in questa piazza fosse stata quanto meno azzardata, poiché questo luogo, con tutti gli spazi limitrofi che possono essere occupati, può contenere fino a duecentocinquantamila persone. Il rischio era quello di ritrovarsi con degli spazi vuoti, alimentando così la percezione di una bassa adesione con un danno a livello mediatico.

Arrivata a destinazione abbastanza presto, rispetto all’ora di inizio, la folla presente sul posto mi ha sollevato da ogni dubbio, ed ho capito che la manifestazione sarebbe stata di proporzioni insperate. Infatti, man mano che si avvicinava l’ora di inizio, le persone continuavano ad arrivare con striscioni, bandiere, cartelli, volantini, strumenti musicali. Una folla festante stava riempiendo ogni angolo di Piazza San Giovanni.

Gli organizzatori stessi non si aspettavano tanta gente e, dal palco, continuavano a dare le stime dei partecipanti, confermate anche dalla Polizia.

Nemmeno a metà dello svolgimento del programma è stata raggiunto il fatidico numero di centomila partecipanti, numero che ormai da anni, a Roma, non era stato più raggiunto in una manifestazione.

Saltava però all’occhio l’atteggiamento dei mezzi di informazione, meno presenti del solito, come se avessero già deciso di silenziare l’evento.

La manifestazione si è svolta in un clima di gioia e di eccitazione per la straordinaria presenza di uomini, donne, operai, lavoratori della scuola, della sanità, rappresentanti del mondo istituzionale, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, insomma, uno spaccato altamente rappresentativo della società italiana che gridavano la loro contrarietà a questa infamia governativa imposta al popolo, rappresentata da un lasciapassare che nulla ha a che fare con un’azione di contenimento sanitario ma piuttosto con un’imposizione squisitamente liberticida.

I relatori che si sono succeduti sul palco hanno portato le istanze del mondo della scuola, della sanità, dei lavoratori dell’industria e di tutti i settori del mondo lavorativo italiano compreso quello della polizia con l’intervento del vicequestore di Roma che ribadiva la netta opposizione al Green Pass nel fermo rispetto della Costituzione italiana su cui aveva prestato giuramento.

Una manifestazione di questa intensità e con questa partecipazione avrebbe scosso gli animi degli italiani, se solo ne avessero avuto notizia. Ciò che subito ognuno di noi ha notato è stato il silenzio di tutte le testate giornalistiche televisive. Nessuna di loro trasmetteva immagini dalla piazza.

L’Ansa, dava notizia di “alcune centinaia di manifestanti a Roma” e univa questa notizia a tafferugli accaduti a Milano.

Può sembrare incredibile, ma l’imponente manifestazione che si è svolta a piazza San Giovanni, con la partecipazione di centomila persone, è stata completamente silenziata dai media del potere come succedeva nelle dittature sudamericane.

Si è saputo che la manifestazione si è svolta solo grazie all’intervento del vicequestore di Roma (con inquadratura esclusiva del palco su cui parlava e stralciando ad hoc il proprio intervento), contro di cui sono state subito minacciate sanzioni disciplinari dal capo della polizia e dal ministro Lamorgese.

A questo punto, da cittadina, mi chiedo: cosa è rimasto del nostro Paese in mano ad un governo ed ai suoi apparati anche mediatici, che non garantisce più una corretta informazione e che censura le notizie che risultano sgradite? Cosa è rimasto della nostra Costituzione ottenuta grazie alle lotte dei nostri padri e nonni contro il regime autoritario di allora. Cosa è rimasto se oggi, mentre ci vengono imposte lasciapassare e nuove leggi liberticide, il sistema occulta la verità e impone ai media la censura e l’obbedienza? Come può, un cittadino che paga le tasse per avere garantiti i diritti basilari, fidarsi di un governo (e delle massime cariche istituzionali), che si arroga il diritto di giudicare quali siano le informazioni che il popolo deve sapere e quali censurare?

Allo stesso modo, come facciamo a fidarci di tutte le azioni intraprese a seguito dell’Emergenza Covid19, se le notizie scomode, o non desiderate, ci vengono negate o bollate, laddove vengono contestate, con l’epiteto di “Complottista” o “Negazionista” o addirittura “No vax”.

Perché tutto ciò che potrebbe portare ad una riflessione su quello che sta succedendo ci viene negato od oscurato?

A tutti coloro che seguono le notizie ufficiali mainstream, chiedo solo una cosa: di cercare su Facebook, su Youtube o altri canali social le notizie riportate dai siti come “Fronte del dissenso” o “Marcia della Liberazione” e vedere quello che è veramente successo a Roma. Le foto e i video parlano più di ogni altra cosa.

A Roma c’è stato il prologo di ciò che avverrà a breve; una nuova fase di lotta pacifica in cui il popolo italiano inizierà a stracciare il velo della disinformazione, la cortina fumogena di menzogne e reticenze e ad esigere una verità che da molto tempo, ormai, ci viene negata ed omessa usando la più becera forma di coercizione, ridicolizzando le controparti, silenziandole ed ergendosi a detentori della verità assoluta.

Ricordando una frase che fu il leit motiv di tante manifestazioni del secolo scorso, nata da un movimento del 1968, dico: “ce n’est qu’un début, continuons le combat!”

 

Maria Grazia Da Costa, attivista di “Valle del Serchio Alternativa

 

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