Da Ponte a Moriano a Lucca, sulle tracce dell’archeologia industriale: l’industrializzazione in Lucchesia a cavallo tra 1800 e 1900. È questo l’oggetto degli studi che un gruppo di ricercatori ha portato avanti dal 2013, su input del Comune di Lucca e grazie al sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lucca, per ricercare, documentare e ricostruire la storia industriale della nostra città sul finire del XIX secolo.

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“Una ricerca di grande interesse – sottolinea il sindaco Alessandro Tambellini – che approfondisce le origini dell’industria lucchese, che ha profondamente trasformato il tessuto sociale, il panorama e portò anche nella città i primi servizi, come ad esempio il tram. L’iniziativa rientra in un progetto di più ampio respiro che potrebbe portare a realizzare all’interno del museo della città Must una una sezione dedicata proprio all’archeologia industriale, oltre poi, in futuro il recupero di alcune aree della città e degli arredi urbani”.

Sono fabbriche ed opifici lungo il pubblico condotto ad essere il cuore di questa indagine. “L’idea di una ricerca finalizzata alla individuazione di un percorso culturale e turistico ideato allo scopo di far conoscere il ricco patrimonio di Archeologia industriale presente nel nostro comune, e particolarmente nel territorio delle storiche Sei Miglia, parte da lontano – spiega l’ideatore e coordinatore del progetto, Francesco Petrini -. Un gruppo di ricerca si era già costituito dal novembre 2013, e poteva già avvalersi dei risultati di vecchi studi sull’industrializzazione nel nostro territorio sulle vicende dell’imprenditore che diede vita allo Iutificio di Ponte a Moriano e di un intera comunità che visse con reazioni e sentimenti diversi e non pochi traumi l’avvento della grande fabbrica, di cui oggi non si conserva memoria nella storia lucchese”.

Lo studio, realizzato da Maria Virginia Paradisi e Chiara Mazzanti, fotografata da Cinzia Ethan Ricci che ne ha curato anche la versione multimediale, è stata condotta nell’Archivio di Stato, nell’Archivio Comunale di Lucca, nella Biblioteca Governativa e in loco, mappando e documentando con circa 400 fotografie, 38 opifici fra mulini, frantoi e filande, costruiti lungo il pubblico condotto tra Ponte a Moriano e l’Ozzeri. Lungo il canale c’erano moltissime attività, e alcune mantenevano intere comunità. Una, in particolare, dette vita al Piaggione del Boccella ad un vero e proprio villaggio operaio, dotato di una scuola e diversi servizi per chi vi lavorava: era il Cotonificio del genovese Carlo Sciaccaluga, il cui corpus formato da diversi edifici si può ancora distinguere, dalla strada che taglia il centro abitato, contornato da un alto muro.

Procedendo verso sud per quella che si chiamava via Nazionale ed è oggi via del Brennero, all’incile (il punto di un corso d’acqua o di un bacino da cui si diparte un canale di irrigazione) del pubblico condotto davanti all’antica trattoria da “Erasmo” aveva inizio quello che Gaia Petroni ha, in maniera appropriata, definito “un sito di interesse archeologico industriale esteso e disseminato di piccole e grandi fabbriche” (G. Petroni, Il Condotto Pubblico di Lucca. La storia e il patrimonio industriale, Lucca, 2001). Oggi non c’è più traccia delle 2 filande Perotti e Davini ma, dopo il primo chilometro dall’incile, si possono ancora ammirare gli imponenti fabbricati dell’ex Jutificio (1880) e dell’ex Linificio-Canapificio Balestreri (1890), così come la ex Cucirini Cantoni Coats all’Acquacalda e il sito archeologico del Molino di Mezzo a San Pietro a Vico.

Non solo edifici e produzione: questo studio ha consentito anche la descrizione delle condizioni di vita, igieniche, di abitazione, e del lavoro delle donne, manodopera largamente prevalente nel settore tessile, oltre a quelle dei bambini, affrontando tematiche proprie della Storia Sociale.

“Questo studio è stato pensato per trovare una sua, peraltro naturale e logica, collocazione, all’interno del Must -Museo della città – conclude Petrini -, offrendo così a cittadini lucchesi e turisti opportunità di conoscenza di una fase storica ancora poco nota. Ci piacerebbe poter diffondere la ricerca anche nelle scuole, e valorizzare con apposita segnaletica e visite guidate il percorso industriale che, seguendo il condotto pubblico, tocca alcuni importantissimi siti che oggi sono annoverati come archeologia industriale, e che possono da soli costituire un percorso storico e turistico di grande interesse”.

 

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