IMPORTANTE: Da domani (mercoledì 15 aprile) è obbligatorio l’uso della mascherina sul territorio Capannorese.

 

Coronavirus. Che questa emergenza ci insegni a guardare lontano: salute, ambiente, economia che mette al centro la persona.

Cari cittadini, care cittadine,
l’emergenza ci ha imposto di guardare all’immediato, perché servivano risposte immediate. È stato giusto e doveroso farlo, ma è altrettanto giusto e doveroso riflettere sul futuro.
Non si può essere investiti da una crisi sanitaria e di conseguenza economica di questa portata, che ha stravolto totalmente la nostra vita e le nostre libertà, e pensare solo a quello che dobbiamo fare da ora a 6 mesi.
Dobbiamo pensare al futuro, e dobbiamo farlo adesso che ci siamo dentro, perché poi in tanti vorranno che si dimentichi in fretta. E che tutto torni come prima.
Io non voglio dimenticare, proprio per nulla.
Voglio che questo dolore e le perdite di questi mesi non siano vane, voglio che da questa sofferenza si cresca, come Paese e come comunità.

Ritengo che ci siano tre temi, fino ad oggi trattati dal dibattito pubblico come se un’opinione valesse uguale all’altra, che invece vanno trattati in altro modo: salute, ambiente ed economia.
La salute è un bene comune, da garantire a tutti, a prescindere dall’età e dal conto in banca.
E l’Italia – a differenza di altri Paesi – ha dimostrato che questo valore ce l’ha scolpito nella pelle, ed io dico “per fortuna”. Pertanto è fondamentale investire sul nostro sistema sanitario nazionale, che si conferma uno dei migliori. È fondamentale investirci perché garantire salute e benessere anche alle fasce più anziane della popolazione può essere un’opportunità per il nostro Paese.
E dobbiamo investire in prevenzione e sulla sanità territoriale.
Il diritto alla salute riconosciuto a tutti deve diventare un biglietto da visita dell’Italia, a tutti i livelli.
Non è tutto perfetto, ci mancherebbe. Ma quando ci lamentiamo per un controllo preventivo non urgente che ci viene fissato dopo mesi e mesi, pensiamo che in altri Paesi Europei, che a differenza di noi si spacciano come posti dove si vive bene, il controllo preventivo proprio non viene fatto, per ragione di costi. Per non parlare degli Stati Uniti.
Siamo un grande Paese, che dà valore alla salute. Iniziamo a raccontarlo, raccontiamo il bello che c’è in Italia.
L’altro tema è l’ambiente: prima dell’arrivo del Coronavirus una coscienza ambientale si stava diffondendo soprattutto fra le nuove generazioni, legata alla questione del cambiamento climatico. E su questo dobbiamo approfondire se esiste legame tra cambiamento climatico e sviluppo del virus.
Una cosa che il Covid-19 ci sta dicendo è di acquisire tutti una coscienza ambientale se davvero vogliamo lasciare un Mondo vivibile ai nostri figli. Migliore.
Bisogna smettere di pensare che l’ambiente e lo sviluppo siano concetti in contrasto: l’ambiente è in contrasto con la prevaricazione, la speculazione e la corruzione. L’ambiente va invece a braccetto con la sostenibilità, il rispetto e la valorizzazione delle risorse naturali.
Questa consapevolezza deve diventare patrimonio comune e da questa consapevolezza guardiamo alle cose da fare e come farle.
C’è bisogno di un’accelerazione su questo, per smettere di perdere tempo.
E infine c’è il tema dell’economia e della ricchezza. Quest’epoca è stata caratterizzata anche dal guadagno facile, dalla speculazione finanziaria. A livello nazionale per sapere se un Paese sta bene o male si guarda al PIL.
Forse è il momento di avviare una nuova riflessione e cominciare a pensare a ricostruire un’economia che mette al centro la persona, quindi un’economia di produzione di beni e servizi, che non dia spazio a speculazioni finanziarie.
Il parametro per sapere in quali condizioni è un Paese non può essere il PIL ma il BES, l’indice di benessere equo e stenibile, che ci dice come stanno i cittadini sotto molteplici punti di vista (sociale, ambientale, istruzione ecc).
Dopo questo periodo dovremmo fare in modo che sia la società con i propri valori a guidare l’economia e non il contrario.
Stando alle regole e facendo la gran parte di noi tutti le stesse cose abbiamo cambiato la forza di contagio di un virus insidioso come il Coronavirus.
Figuriamoci se non riusciamo a cambiare il resto, se restiamo uniti.
Dal nostro piccolo, pensiamoci.
Se siamo in tanti, diventa grande.
Insieme possiamo farlo.

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