Il benvenuto mio e di Confindustria Toscana Nord a tutti gli intervenuti; grazie a voi tutti per la presenza all’inaugurazione di questa 25a edizione di MIAC.

Un’edizione che segna quindi per questa manifestazione un importante “compleanno” da festeggiare al meglio: da qui l’idea di offrire a tutti, espositori e visitatori ma anche cittadinanza, un concerto con musiche dei principali compositori lucchesi, da Geminiani a Puccini passando per Boccherini e Catalani. Un grazie a Edipap e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che offrono a tutti noi questa bella opportunità e all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Luigi Boccherini” che realizzerà il concerto. L’appuntamento è per domani sera alle 21.30 alla chiesa di san Francesco.

Rimanendo in questa parentesi legata alla storia del MIAC, una nota dolente: a giugno ci ha lasciato Giovan Battista Mennucci, che assieme a Roberto Pfeiffer scomparso anche lui anni fa, si può considerare il padre del MIAC. Mennucci, allora Presidente della Associazione Industriali, con il supporto del Direttore Armani favorì con il proprio convinto sostegno il decollo di questa manifestazione. Vorrei idealmente dedicare a lui questa 25a edizione di MIAC.

Un evento importante non solo nelle sue specifiche finalità, ma che costituisce anche un momento in cui facciamo il punto su cosa sta avvenendo nelle nostre aziende, in questo settore e nel nostro territorio.

Dal mio punto di vista di presidente di Confindustria Toscana Nord e di industriale lucchese guardo al nostro distretto cartario – che include anche, voglio ricordarlo, un’area del pistoiese con aziende importanti – con occhi nello stesso tempo fiduciosi e preoccupati.

Sono fiducioso perché i dati economici – ce lo ha spiegato bene poco fa il presidente Bartoli – sono positivi e confermano che i tanti investimenti che le aziende hanno fatto e continuano a fare stanno portando i loro frutti. Le analisi dei bilanci aziendali effettuate dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord evidenziano per gli ultimi anni risultati di tutto rispetto. Le prospettive future risentiranno però, con ogni verosimiglianza, di problemi consistenti legati all’incremento dei costi delle materie prime.

La cellulosa, nelle sue diverse tipologie, ha subito incrementi di prezzo imponenti. Un problema, questo, dovuto a fenomeni di mercato su scala internazionale, come ha evidenziato giorni fa anche sulla stampa il presidente della sezione Carta e cartotecnica di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti, che parlava di incrementi di prezzi dall’inizio del 2017 del 52% per la fibra lunga e addirittura del 63% per quella corta. Su questo tema lascio gli approfondimenti al presidente di Assocarta Marchi. Mi limito a sottolineare che qui da noi l’impatto di questa situazione è particolarmente forte, vista l’alta concentrazione di produzione di tissue, che copre il 65% della produzione italiana. E il comparto del tissue è particolarmente esposto agli effetti del prezzo della cellulosa, che incide pesantemente nelle voci di costo dei bilanci aziendali. Anche sul fronte della carta da macero ci sono problematiche emergenti molte delle quali dipendono dalla modifica dei flussi internazionali conseguenti alla politica restrittiva sulle importazioni impostata dalla Cina. Come ben sapete la Cina avendo imposto parametri qualitativi estremamente stringenti ha di fatto bloccato l’import di carta da macero ed il nostro paese che ne è esportatore netto per quasi 2 milioni di tonnellate si trova con difficoltà di allocazione soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata urbana che è caratterizzata da una minore qualità e pulizia rispetto alla raccolta industriale.

La conseguente diminuzione del costo può sembrare un vantaggio economico per le cartiera ma in realtà innesca problemi di difficoltà di consumo con possibili ripercussioni sulla diminuzione della raccolta e della qualità della stessa e con l’effetto immediato di aver fatto incrementare il contributo Conai sull’imballaggio da 5 euro a tonnellata a 20 euro a tonnellata.

Ci sono poi altre voci di costo che hanno registrato enormi incrementi: l’energia elettrica e, ancor di più, il gas metano hanno subito anch’essi aumenti pesanti, che i nostri consorzi e gruppi di acquisto hanno potuto solo parzialmente limitare. Anche in questo caso, alla base del problema vi sono dinamiche di mercato di dimensione globale sulle quali si può incidere ben poco.

I produttori di macchine per la carta si trovano anch’essi a fare i conti con problemi o mancate opportunità le cui cause passano letteralmente sopra le nostre teste, praticamente inattaccabili oppure scalfibili solo in prospettive di alta politica e diplomazia internazionale. Penso ad esempio agli ostacoli alla libera circolazione delle merci; un esempio è la Cina. Costantemente indicata come un’opportunità di potenziale destinazione dei nostri prodotti, la Cina pratica una politica commerciale protezionistica che carica le macchine per la produzione della carta di dazi che vanno dall’8,4% al 12-13%. Non c’è da sorprendersi quindi se la quota di esportazioni verso la Cina non supera il 5% del totale di quanto le imprese lucchesi della meccanica per la carta commercializzano verso l’estero. Un mercato potenzialmente molto interessante come questo presenta – almeno per il momento – troppi ostacoli per diventare un vero polmone di crescita per le nostre aziende.

Ma non tutti i problemi sono di fatto fuori della portata delle istituzioni italiane. A complicare la vita delle imprese ci sono anche questioni dovute a una visione dell’industria non adeguata all’importanza fondamentale che questa riveste per l’economia nazionale e locale. Il caso degli scarti di lavorazione è emblematico. Fra discariche chiuse o non abilitate a ricevere lo scarto di pulper e termovalorizzatori che si continua a non realizzare, le cartiere devono sobbarcarsi di costi e di faticose ricerche di soluzioni per gestire adeguatamente i loro scarti. Siamo a una situazione paradossale: aziende note per il proprio impegno ambientale e attente a processare i rifiuti nella maniera migliore possibile sono costrette a compiere operazioni irrazionali e impattanti come trasportare scarti lontano dal territorio. Sono in corso progetti e iniziative delle aziende volte a ridurre quanto più possibile la mole degli scarti e a promuovere il riutilizzo, ma alla fine il problema rimane sempre lo stesso: mancano impianti di smaltimento a una ragionevole distanza dalle aziende. Alla Regione Toscana contestiamo da tempo questa situazione. Ora il tavolo di confronto è aperto e Confindustria Toscana Nord porta il proprio contributo di idee e di progetti, così come abbiamo fatto anche in passato: vogliamo essere fiduciosi che una soluzione si trovi col consenso di tutti, comprese le amministrazioni locali coinvolte. Resistenze ed esitazioni stanno facendo perdere tanto, troppo tempo, a danno delle imprese ma anche dell’ambiente.

Un altro  capitolo su cui non possiamo dirci soddisfatti è quello delle normative sul lavoro, con il cosiddetto Decreto dignità, da agosto convertito in legge dello Stato, che Confindustria sta contestando con piena ragione. Aziende come quelle del nostro territorio sono fra le più colpite dalle incomprensibili restrizioni delle nuove normative. Nel settore cartario e cartotecnico non serve personale qualsiasi: servono lavoratori che abbiano, a tutti i livelli, una conoscenza non improvvisata di quello che stanno facendo. Per le sostituzioni e per i momenti di picco produttivo, quindi, tradizionalmente si attingeva a un bacino di persone che avevano già esperienza nel settore. Ora, con le limitazioni dei contratti di lavoro e di somministrazione di lavoro a tempo determinato, non sarà più possibile farlo. Doppio danno: per le aziende che perderanno competenze e per queste persone che non potranno più spendere e valorizzare la propria professionalità. Tutto ciò che impatta negativamente nelle relazioni industriali ha effetti rilevanti per settori come questi, che per le unità produttive locali della carta conta 7.200 addetti (6.100 nella provincia di Lucca, 1.100 in quella di Pistoia) e della meccanica per la carta 2.300 addetti. Non entro in altri aspetti del Decreto dignità, come quello giustamente contestatissimo delle causali, vera e propria fucina di contenzioso. Osservo solo che le aziende avrebbero bisogno di vedere diminuire, e non aumentare, gli intralci inutili imposti dalle normative.

Voglio concludere con una nota positiva che mette tutti d’accordo, imprese e istituzioni: le agevolazioni per Industria 4.0. La nota al Def prevede una sostanziale conferma delle misure, che sono fra le cose migliori fatte in questi anni dalla politica nazionale per le imprese. Ci saranno dei cambiamenti nella modulazione dei benefici, che saranno distribuiti in maniera diversa in relazione alle dimensioni aziendali e degli investimenti, e sono stati introdotti dei tetti: comunque la sostanza del provvedimento sembrerebbe essere rimasta. L’auspicio è che non ci siano passi indietro dell’ultimo minuto perché sarebbe davvero grave. Il sistema Confindustria ha avuto un ruolo importante nel caldeggiare in ogni modo il mantenimento delle misure di Industria 4.0. Un’azione, quella di Confindustria, che ancora continua, nella consapevolezza che di Industria 4.0 si avvantaggia i produttori di macchine ma anche chi quelle macchine le usa con sempre maggiore efficienza e produttività.

Accennavo prima gli investimenti: ne sono stati fatti tanti e di sicuro tanti altri se ne faranno. Occasioni come questo MIAC del resto invogliano a farli, perché l’impegno e l’intelligenza delle imprese producono risultati straordinari. Chi visiterà la fiera ne vedrà degli ottimi esempi.

All. foto del Presidente Giulio Grossi durante il suo intervento, del taglio del nastro del Sottosegretario Guglielmo Picchi in rappresentanza del Governo e il comunicato stampa di Assocarta.

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