Edmond Dantès da oltre un secolo e mezzo è personaggio letterario ben noto a milioni di lettori in tutto il mondo.

Stiamo parlando del protagonista del celebre “Il Conte di Montecristo”, romanzo di Alexandre Dumas che ha conosciuto diverse trasposizioni cinematografiche e televisive.

La versione originale del romanzo di Alexandre Dumas si articola in ben 117 capitoli dei quali solo i primi 20 narrano i quattordici anni che Dantès trascorre nel castello d’If dopo l’arresto.

Gli altri sono incentrati sull’attuazione del machiavellico piano di vendetta che Edmond Dantès tesse dopo essere entrato in possesso del tesoro di cui aveva avuto notizia dall’Abate Faria.

Quello che forse non tutti sanno è che Dumas deve una parte del suo successo, e non solo per quanto concerne “Il Conte di Montecristo”, alla collaborazione con Auguste Maquet.

I dettagli storici e geografici suggeriti da Maquet hanno permesso alla verve creativa di Dumas di acquistare quella consistenza storica che diversamente il lettore non troverebbe in opere come “Il Conte di Montecristo”.

Pensiamo ad esempio alla tresca per far acquisire a Benedetto, il figlio illegittimo di Villefort, le nobili origini dei Cavalcanti.

Il Conte di Montecristo, agendo per mezzo di un’altra delle sue identità (quella dell’Abate Busoni), crea le condizioni affinché sia attribuita a Benedetto la paternità del Maggiore Cavalcanti, un vecchio aristocratico lucchese.

Quello che segue è il dialogo tra il Conte e il Maggiore Cavalcanti nel momento in cui l’aristocratico lucchese riceve i documenti che attestano il suo matrimonio con Olivia Corsinari, patrizia di Fiesole, e il battesimo del figlio Andrea, la cui identità sarà assunta da Benedetto.

Vous avez épousé Olivia Corsinari dans l’église de Sainte-Paule de Monte-Catini; voici le certificat du prêtre.

Oui, ma foi! le voilà, dit le major en le regardant avec étonnement.

Et voici l’acte de baptême d’Andrea Cavalcanti, délivré par le curé de Saravezza.

Nella versione originale del celebre romanzo, certamente a causa dell’amore di Auguste Maquet per i dettagli storici e geografici, troviamo citata la città di Seravezza, o meglio Saravezza.

Identico toponimo è possibile trovarlo in Le vite de’ più celebri architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo” di Francesco Milizia, pubblicato nel 1768:

andò Michelangelo a Carrara per i marmi, che servir dovevano a questo edifizio (la basilica di San Lorenzo a Firenze NdA); ma avendo saputo il Papa, che in Toscana se ne potevan cavar a Saravezza de’ buoni al par di quelli , Michelangelo andò quivi a cavarli .

 

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