Così l’Europa si prepara ad “avvelenare” il nostro riso

Bruxelles propone il dimezzamento dei limiti di cadmio nel riso, col rischio di accrescere però la concentrazione di arsenico

Dopo la minaccia “asiatica” al riso italiano, ecco un nuovo allarme per i risicoltori e i consumatori, nostrani ed europei.

Già, perché secondo le nuove disposizioni della Commissione Europea, l’Ue si è impegnata a dimezzare il limite di cadmio presente nel riso. Col rischio di aumentare però la concentrazione di arsenico nella pianta erbacea stessa.

Spieghiamo. Il cadmio è un elemento chimico di aspetto metallico, con riflessi bianchi, azzurri e argentei. Si trova nei minerali dello zinco, viene utilizzato per le pile ricaricabili ed è tossico. Per questa ragione è considerato essere un contaminante del cibo, comunque meno pericoloso dell’arsenico (noto veleno, oltre che sostanza utilizzata per creare erbicidi e insetticidi).

Ora la proposta di Bruxelles: abbassare i limiti di cadmio negli alimenti, riso compreso. Per farlo, Bruxelles ha sottoposto agli stakeholder un progetto che parla di 0,10 mg/kg per il riso. Una stretta frutto della valutazione di un gruppo di lavoro su contaminanti industriali ed ambientali che mira a modificare il Regolamento Europeo numero 488 del 2014 relativo ai tenori massimi di cadmio nei prodotti alimentari.

Nel dimezzare nel riso l’attuale limite tollerato di cadmio si corre però un rischio – probabilmente peggiore – e si fa pure uno sgarbo al primato del Made in Italy, già minacciato dall’arborio in arrivo dal Myanmar, a seguito del ritorno dei dazi europei sulla pianta erbacea stessa. L’europarlamentare della Lega Gianna Gancia ha presentato un’interrogazione all’attenzione della Commissione Europea per protestare contro la scelta: “Il dimezzamento del limite di cadmio costringerebbe i nostri produttori ad attivare strategie quali l’aumento del periodo di sommersione delle risaie nelle diverse fasi produttive. Tale proposta di modifica, in corso di valutazione da parte della Commissione Europea, potrebbe causare limitazioni per la risicoltura italiana: si stima che con la modifica di questo parametro, l’11% della produzione di riso nazionale sarebbe fuori norma per la mancata diminuzione del cadmio”.

Ma c’è di più, visto che la proposta causerebbe un effetto negativo di aumento dell’arsenico, elemento anch’esso cancerogeno per l’uomo e altamente velenoso. L’esponente in Ue del Carroccio, dunque, sostiene che proprio per questa ragione “sarebbe più adeguato, in questa fase, mantenere inalterato il limite di 0,2 mg/kg, consentendo ai risicoltori di trovare la giusta strategia agronomica nella gestione delle acque per permettere una riduzione del cadmio e, al contempo, evitare aumenti di arsenico fuori i limiti normativi”.

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