Coronavirus, i centri sportivi rischiano il fallimento”

Ecco la nota di Anif, Associazione Nazionale Impianti per lo Sport e per il Fitness

"Coronavirus, i centri sportivi rischiano il fallimento"
© LAPRESSE

I 100.000 centri sportivi italiani, dove 20 milioni di cittadini fanno sport quotidianamente rischiano il collasso a causa della chiusura per il COVID – 19. Tutti si sono adeguati alla chiusura/covid 19 con grande senso civico, ma dopo 2 settimane di chiusura rischiano il fallimento. Per far “rialzare” il settore dopo la doverosa chiusura sono indispensabili misure di sostegno. Questo la nota di Anif:

ANIF, Associazione Nazionale Impianti per lo Sport e per il Fitness, che da oltre 20 anni tutela e rappresenta gli impianti per lo sport, palestre, piscine e campi sportivi su tutto il territorio nazionale, intende portare all’attenzione delle Istituzioni, in particolare ai Ministro dello Sport, Ministro Economia e Finanze, Ministro del Lavoro, dei media e dell’opinione pubblica la grave crisi che sta vivendo il nostro settore.

Gli impianti sportivi sono stati, infatti, tra i primi settori produttivi ad essere vittime dello stato di crisi innescato dall’epidemia da COVID – 19: già il 23 febbraio lo sport di base è stato colpito dal DPCM che, vietando manifestazioni ed eventi sportivi, ha impattato anche sulla pratica sportiva amatoriale, dimezzando fino a svuotare i centri, anche sui territori non ancora colpiti da ordinanze e decreti. Decreti e Ordinanze successive hanno poi predisposto lo stato d’emergenza in tutta Italia per attuare misure draconiane di contenimento del virus predisponendo la chiusura totale di palestre e centri sportivi.

Il settore si è adeguato, tutto, alle necessità dell’intera Nazione di combattere l’epidemia del virus e ha prontamente eseguito tutte le Ordinanze, tenendo a casa i quasi 20.000.000 di praticanti che ogni giorno entrano ed escono dalle 100.000 strutture sportive.

Si tratta di un settore composto da circa 100.000 Associazioni Sportive Dilettantistiche e Società Sportive Dilettantistiche, che dà lavoro a più di un milione di dipendenti e collaboratori e che non potrà permettersi da solo di affrontare i costi sociali ed economici di tale crisi.

Un settore che si occupa, da sempre, di avviare allo sport i giovani, che permette di far praticare esercizio fisico agli adulti ed anziani, che fa crescere e porta in vetta i grandi campioni d’Italia.

Oggi, ANIF, per fare in modo che questi stessi centri sportivi possano continuare, una volta riaperti, a tutelare la salute delle persone, chiede:

Cassa integrazione per il personale dipendente (settore amministrativo, manutentivo e addetti alle pulizie).
Emanazione di provvedimenti urgenti per il Settore in tema di ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione in deroga, Sussidi per i collaboratori ex art 67 TUIR (ambito attività istituzionale).
Accesso al Credito, sospensione ratei mutui.
Prorogare di almeno 6 mesi il pagamento di acqua, energia elettrica e gas con rateizzazione nei 48 mesi successivi.
Annullamento per 6 mesi delle imposte ritenute alla fonte, operate in qualità di sostituti d’imposta, nei confronti dei lavoratori dipendenti, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, relativi ai contratti a tempo indeterminato (manutenzione, pulizie ecc.) per le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche) e SSD (Società Sportive Dilettantistiche) oppure Sospensione e rateizzazione dei versamenti per 48 mesi.
Annullamento per 12 mesi delle imposte (quali a titolo di esempio IRES, IRAP, IVA etc.) quando dovute.
Accesso al credito sportivo per finanziamento di superamento crisi, per mutui di ri-partenza a 20 anni, proporzionali alla dimensione dei centri sportivi (volume entrate). Previsione di aiuti finanziari per il pagamento degli stipendi e compensi, per il periodo di chiusura.

Non permettiamo che uno tra i più importanti network di promozione di salute e di un sano stile di vita si trovi al collasso. Quando il Paese ripartirà i bambini, gli adulti, gli anziani, i patologici avranno bisogno di esercitare il loro diritto allo sport, come corollario del diritto alla salute, riconosciuto anche dall’Unione Europea”.

 

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